RETROSCENA

Referendum, Fassino impone il silenzio

Il sindaco mette la sordina alla riforma costituzionale, per tenere a debita distanza dalle elezioni una questione che potrebbe alienargli il sostegno di Zagrebelsky e compagni. Ma a Torino i renziani della prima ora lanciano un Comitato per il Sì

“Vi divertirete”. La previsione con cui Matteo Renzi ha condito l’annuncio della sortita all’assemblea nazionale del Pd di oggi per uscire dal pantano in cui è finito il ddl Cirinnà, deve far conto di un’eccezione. Perché nulla – figuriamoci l’attesa renzata sulle unioni civili – in questi giorni riuscirebbe ad accorciare il muso di Piero Fassino e fargli sbollire la rabbia dopo che il suo accorato appello a tenere lontani i referendum costituzionali da Torino è stato subito disatteso. Dai renziani della prima ora, per giunta. I quali, pochi giorni dopo dalla notizia (mai smentita) della richiesta avanzata da Fassino direttamente al premier-segretario che gli combinano? Annunciano di aver costituito il comitato “Città Metropolitana di Torino per il Sì” a sostegno di quella consultazione che si terrà in autunno e che proprio arrivando dopo le elezioni e avendo il suo culmine di chiamata alle armi in concomitanza con la campagna elettorale per le comunali, rischia di mandare in vacca una delle tele tessute dal sindaco: quella con la sinistra che osteggia il referendum, non regge Renzi, ma turandosi il naso come ai tempi di Montanelli e il voto alla Dc, sarebbe pronta ad assicurare il suo aiuto al Lungo.

 

L’incontro con Gustavo Zagrebelsky si era concluso con le “condizioni” poste sul tavolo dal costituzionalista, presidente emerito della Consulta, che da sempre ha un rapporto ottimo e consolidato con Fassino e che proprio per questo gli ha parlato chiaramente: pronto e convinto ad appoggiarlo in virtù della buona prova alla guida del Comune, della serietà e delle capacità, a patto di non essere messo in difficoltà dal referendum. La posizione contraria di Zagrebelsky alle riforme del governo è nota, così come non sfugge a Fassino l’ascendente che la figura del costituzionalista ha su una fetta dell’elettorato di sinistra: il popolo viola, il movimento delle Agende rosse, i girotondini. Quindi, nessuno spot a favore del referendum, silenzio sulla consultazione popolare a distanza di sicurezza dalla campagna elettorale per il Comune: le richieste sono arrivate a Fassino e lui, prontamente, le ha girate a Renzi.

 

Mai stato un mistero, nessuno può dire di non essere stato a conoscenza dei desiderata del sindaco, chiamato a reggere una competizione elettorale non facile, con un ballottaggio assai probabile con la candidata grillina Chiara Appendino e la necessità di evitare spostamenti di voti verso lo stesso M5s, così come in direzione di Sinistra Italiana e Sel di Giorgio Airaudo. Che la sordina potesse svolgere il proprio compito a ridosso delle elezioni e a pochi mesi dal referendum non era affatto scontato, ma trovarsi pochi giorni dopo l’appello rivolto a Renzi, una sonora smentita è ben altra cosa. E poi lo sgambetto arriva proprio dai renziani doc, anzi da quelli della prima ora che esprimono il presidente del comitato, che ha raccolto nei primi giorni già un centinaio di adesioni e auspica “la massima partecipazione dei cittadini”.

 

A guidare il comitato è Guido Alessandro Gozzi, dirigente della federazione torinese del partito, insieme alle leopoldine storiche Filo Pucci e Paola Parmentola. “La riforma costituzionale - spiega Gozzi - che ha il suo perno nell’abolizione del bicameralismo perfetto è il passo decisivo verso uno Stato moderno e verso i cambiamenti che Matteo Renzi ha posto in essere”. Parole che se sono condivisibili dallo stesso Fassino potrebbero diventare – insieme alla creazione del comitato –imbarazzanti per chi, come Zagrebelsky e il mondo che rota attorno a lui, osteggia senza riserve quello che viene considerato un attacco alla Costituzione.

 

Salterà sul nascere il patto tra il costituzionalista e il sindaco? I programmi annunciati dai renziani della prima ora non sembrano giocar a favore: “La strategia di sensibilizzazione sulle ragioni del Sì prenderà avvio con iniziative di informazione ed approfondimento, con il coinvolgimento di politici e costituzionalisti, sul disegno di legge di riforma che, dopo il via libera della Camera in aprile, sarà votato dai cittadini in ottobre”. Altro che “vi divertirete”, come previsto per oggi da Renzi. Per Fassino quella frase rischia di suonare addirittura beffarda. Se allo sgambetto sul referendum, dovesse mai aggiungere una ancor più netta spaccatura all’interno del partito proprio sul fronte delle unioni civili, oggetto dell’assemblea nazionale di oggi, la lunga marcia verso la riconferma a Palazzo di Città si presenterebbe sempre più come un campo minato. Se poi a disseminare le mine sono gli amici, non è che a divertirsi sarà qualcun altro?

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