VERSO IL VOTO

Circoscrizioni, “vogliamo le primarie”

Nel Centrosinistra la resistenza alza il tiro. Gli esclusi dalla corsa alla presidenza vogliono rimettersi al giudizio degli elettori. Ma anche dalla civica di Passoni arrivano bordate: "Così non ci stiamo. Intervenga direttamente Fassino"

È guerra senza quartiere nel centrosinistra. A tre giorni dalla designazione dei candidati presidente nelle otto circoscrizioni, il Pd resta in subbuglio e nella coalizione c’è chi punta i piedi. Oggi sono giunte in via Masserano, quartier generale democratico, le richieste ufficiali di primarie di due presidenti uscenti, Francesco Daniele della III (che ha ricevuto anche una missiva di sostegno dei dipendenti della Circoscrizione) ed Emanuele Durante della VII, e di due consiglieri a San Salvario, Marco Addonisio e Paola Parmentola. A ciò si aggiunge l’indisponibilità, ormai annunciata urbi et orbi di Marco Novello di trasferirsi alle Vallette, periferia Nord di Torino, dopo gli ultimi cinque anni a guidare Mirafiori, dall’altra parte della città.

 

I fuochi accesi dopo la segreteria in cui il segretario Fabrizio Morri ha comunicato i magnifici otto non si sono spenti in pochi giorni come auspicavano i vertici dem e ora il rischio di dover rimettere mano all’intero impianto è molto concreto. Questa mattina, nell’ufficio del senatore Mauro Marino, in via Ormea, c’erano il collega a Palazzo Madama Stefano Lepri e il consigliere regionale Daniele Valle: un pezzo di quell’area che faceva riferimento a Davide Gariglio e che, nei fatti, ha disconosciuto il proprio leader e la sua gestione della trattativa, con l’imposizione, contestata, di Davide Ricca nella super circoscrizione che nascerà dall’accorpamento di Lingotto e San Salvario. L’ordine seguito al summit è di proseguire la guerriglia e chiedere di interpellare direttamente i cittadini in assenza di una sintesi riconosciuta da tutto il partito; giocando di sponda con gli alleati della lista civica guidata da Gianguido Passoni che in un colloquio con Lo Spiffero tiene la posizione: “Dobbiamo decidere se l’obiettivo è far vincere al primo turno Piero Fassino o sistemare gli equilibri interni del Pd. Non capisco come possiamo rinunciare al valore aggiunto dei presidenti uscenti, il cui lavoro è stato riconosciuto unanimemente, per accontentare qualche corrente” dice l’uomo dei conti di Palazzo Civico, che teme, con questa mossa, di veder eroso il vantaggio acquisito nei confronti degli avversari “grazie al radicamento sul territorio dei nostri amministratori”.

 

E gli equilibrismi per tenere insieme un partito sfilacciato in cordate sono stati molteplici, a partire dall’area che fa riferimento al sindaco, dove la famiglia Gallo (che non potrà più contare su un assessore al prossimo giro) ha imposto Francesca Troise alla III e la corrente che fa riferimento ad Andrea Stara e Paola Bragantini che hanno ottenuto il via libera su Luisa Bernardini a Santa Rita e Mirafiori, facendo saltare gli uscenti Daniele e Novello. Ma anche all’interno della stessa componente fassiniana non mancano le resistenze come testimoniato dalla posizione di un altro silurato, ovvero Durante: “Sono giorni che Morri non mi risponde al telefono – dice – gli ho scritto una lettera in cui confermo la volontà di ricandidarmi anche perché a me nessuno ha detto nulla di diverso”. Difetti di comunicazione e nomi scelti a tavolino per placare i famelici capataz democratici: questi secondo, alcuni, i criteri con cui è stata composta la lista. “Ci siamo appellati al sindaco rivendicando un accordo siglato direttamente con lui all’atto della nascita della nostra lista e che prevedeva la continuità in un quartiere strategico come Mirafiori – prosegue Passoni -. Sul piano politico non possiamo accettare un sistema in cui il Pd decide a tavolino i candidati e gli altri si adeguano. Auspico prima della direzione di martedì la convocazione del tavolo della coalizione”.

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