Lega, dopo la conta arrivano le purghe
13:30 Martedì 01 Marzo 2016 23Salvini chiede provvedimenti contro i dissidenti del Carroccio piemontese. A un passo dall'espulsione Angeleri e Piccolo. Il prossimo epurato potrebbe essere il novarese Bona. Solo Bossi si oppone. Pugno duro contro la prima linea della Gancia
Dopo la conta la resa dei conti. A meno di due settimane dal congresso di San Valentino e dall’incoronazione di Riccardo Molinari a nuovo leader piemontese, nella Lega Nord si preparano le purghe contro i dissidenti. Un’iniziativa presa direttamente da Matteo Salvini nel Consiglio Federale di venerdì scorso, quando ha proposto l’espulsione dell’ex consigliere regionale Antonello Angeleri e di Luigi Piccolo, amministratore di Atc durante la legislatura di Roberto Cota. Ufficialmente cacciati ai sensi dell’articolo 36 dello Statuto che prevede l’estrema sanzione disciplinare per chi “con atti, fatti, dichiarazioni o atteggiamenti anche omissivi, danneggi oggettivamente l’azione politica della Lega Nord o delle Nazioni, ovvero cerchi di comprometterne l’unità o il patrimonio ideale”. Motivazioni, quindi, di carattere politico, anche se in un primo tempo si era parlato di vicende finanziarie, relative a mancati o ritardati versamenti al partito (terreno insidioso, quello, viste le tantissime defezioni). Nel caso di Angeleri, poi c’è anche un giallo: lui, infatti, la tessera l’aveva riconsegnata con tanto di dichiarazioni pubbliche contro la Lega e la “Cotacrazia”, salvo ricomparire, con i galloni del militante, lo scorso autunno.
Una decisione presa all’unanimità dal politburo leghista di via Bellerio, con il solo voto contrario di Umberto Bossi. Ma il giro di vite è solo all’inizio e nei prossimi giorni a finire alla porta potrebbe essere l’ex segretario della Lega di Novara Luca Bona, già defenestrato alla vigilia del congresso per far posto a un commissario e ora a un passo dal definitivo addio. Tutti e tre – Angeleri, Piccolo e Bona - rappresentavano la prima linea dell’esercito di Gianna Gancia, sfidante di Molinari, cui Salvini chiese più volte un passo indietro per evitare di spaccare il partito. Lei decise di andare avanti, il testa a testa diventò serrato e con l’esasperazione degli animi “qualcuno ha pisciato fuori dal vaso” per dirla
con le parole di un militante di vecchia data. Come spesso accade in questi casi, chi si è esposto maggiormente è il primo a saltare nei giorni della “restaurazione”, un segnale che Salvini vuole dare per spegnere ogni focolaio di dissenso rimasto acceso qua e là dopo il confronto del Palasport di Collegno, dove peraltro lady Calderoli ha ottenuto ben più del previsto, raggiungendo il 45 per cento delle preferenze. Il caso di Bona sarà affrontato dalla Segreteria Federale; a lui vengono contestati una serie di affermazioni via social, come la definizione di “Lega mediterranea” o la contestazione dell’alleanza “con i fascisti”.
Un pugno di ferro dai più atteso, anzi per certi versi preannunciato proprio da Salvini, quando replicando a Bossi e alla sua richiesta di maggior democrazia interna al partito, disse: “Dovrei imparare da te, Umberto”. Una promessa più che un auspicio, minaccia diventata profezia all’indomani della normalizzazione imposta. Non è tutto. Nei giorni scorsi, il Consiglio provinciale di Torino ha provveduto al commissariamento di tutte le sue sezioni, ufficialmente “per adattare la struttura politica interna del Movimento ai nuovi assetti normativi”, cioè alle circoscrizioni previste dall’Italicum. Intanto è stata nominata vicesegretaria Chiara Bosticco, vicina all’ex deputato Davide Cavallotto, mentre tra i commissari figura anche Sara Zambaia, nuora dell’ex capogruppo a Palazzo Lascaris Mario Carossa: tutti sostenitori di Molinari al congresso.


