CAPITALISMO PUBBLICO

Regione, meno Partecipate più risparmi

Definita la road map delle dismissioni. Sul mercato le quote di decine di società: dal Corep e Caat a Sace e Montepo. La cura dimagrante di poltrone e consulenze ha già fruttato oltre 15 milioni. Ecco i piani di piazza Castello - DOCUMENTI

Più di 15 milioni di euro risparmiati e una tabella di marcia che anticipa quella dettata dal Governo. Il riscatto della Regione Piemonte dalle critiche, non del tutto infondate, sull’approccio al tema delle Partecipate arriva da questi due traguardi raggiunti e che sono contenuti nel piano reso noto oggi dall’assessore alle Attività produttive Giuseppina De Santis. La minor spesa nel 2015 rispetto all’anno precedente è stata possibile grazie soprattutto alla spending review basata sia sulla riduzione dei costi per i consigli di amministrazione che nel caso delle aziende che fanno capo a FinPiemonte è pari al 22%, così come sulla contrazione delle risorse per i servizi che ha raggiunto il 25%. Altre cifre significative che, insieme alla cessione di quote (processo appena incominciato) hanno contribuito al taglio della spesa riguardano il costo per amministratori e quello per le consulenze, che per fare un esempio nel caso di Ceip e Ipla sono diminuiti rispettivamente del 32,9 e del 37,1 per cento. Notevole riduzione sui costi di funzionamento anche per Scr (la società di committenza regionale) dove per le retribuzioni dei dirigenti si è sborsato il 20% in meno rispetto al 2014. “In questo primo anno e mezzo di lavoro abbiamo in buona parte anticipato quello che oggi il Governo ci chiede di fare in termini di spending review” dice la De Santis, secondo la quale “dall’attuazione dei decreti Madia, tuttora in fase di studio, certamente ancora diversi margini di manovra sono possibili”.

 

ECCO LE PARTECIPATE DELLA REGIONE

 

Altro aspetto rilevante che emerge dal piano è quello che riguarda gli obiettivi strategici e in particolare le due principali operazioni in atto: la ridefinizione del ruolo di Finpiemonte, con l’iscrizione all’albo degli intermediari finanziari, la relativa ricapitalizzazione, nonché il processo di integrazione con Finpiemonte Partecipazioni, che entro giugno 2016 vedrà la esplicitazione delle modalità operative e, non meno importante il riordino del settore Ict che ha visto come prima importante tappa l’avvio dello strumento del dialogo competitivo per il Csi, attraverso cui individuare un progetto di esternalizzazione da mettere a gara, affidandolo a un soggetto operante sul mercato.

 

Tra le operazioni effettuate ad oggi: il recesso di Icarus dalla partecipata Altec con relativo pagamento delle quote e la vendita di Cic (partecipata di Csi) a Csp Spa e poi ancora la liquidazione di Nordind, Snos, Villa Gualino, Tecnoparco Lago Maggiore, Virtual Reality & Multi Media Park, così come il completamento del percorso di fusione di Creso e Tenuta Cannona nella nuova Fondazione Agrion.

 

 

QUI LE SOCIETA' DI FINPIEMONTE PARTECIPAZIONI

QUI LE SOCIETA' DI FINPIEMONTE

 

La grande scommessa e il pieno riscatto dalle critica circa una certa lentezza nel processo di dismissione di gran parte delle Partecipate, annunciato da Sergio Chiamparino appena eletto alla guida dell’ente, si gioca però proprio nei prossimi mesi. Come anticipato dallo Spiffero, le prime società ad essere messe sul mercato saranno le più appetibili, ovvero quelle che operano nei settori della logistica e dell’energia. La road map tracciata da Chiamparino, De Santis e il presidente di FinPiemonte Fabrizio Gatti prevede, tuttavia, un esame complessivo e in continuo aggiornamento delle oltre sessanta società e la definizione del loro destino prossimo venturo. Per non poche di queste sarà segnato: tra quelle partecipate direttamente dovranno essere dismesse (o comunque recedere dalla partecipazione) Corep, Caat e la Banca Popolare Etica, mentre tra le Partecipate in cui la Regione è presente tramite FinPiemonte, a prendere la via della dismissione saranno Consepi, Sace, e Montepo. Per alcune i processi, sia pure con qualche intoppo come accaduto con le Terme di Acqui, è già avviato, per altre i tempi nell’agenda dettata da Chiamparino sono stretti. Ma, come ribadito più volte dallo stesso governatore e dal suo assessore “non si svende”. E in non pochi casi si è deciso, anzi, di mantenere le partecipazioni, come nel caso dell’impianto per lo smaltimento dei rifiuti di Barricalla, una sorta di gallina dalle uova d’oro che potrebbe accrescere ancora il suo valore.