SALOTTI & TINELLI

Profumo di donna in Compagnia

Con il plenum della fondazione (quasi) al completo è duello tra Barberis e Mattioli per sedersi al fianco del neo presidente. Tra i nuovi ingressi anche la giovane ex segretaria dell'Udc, ma Vietti disconosce la paternità della nomina. Ne ha altre da piazzare

Dentro i secondi. E, visti certi curricoli, pure le terze file. Dopo l’annunciata designazione di Francesco Profumo al vertice, il ring della Compagnia di San Paolo – felpato ma dove si combatte senza esclusione di colpi – vede protagonisti gli aspiranti al ruolo di vice dell’ex ministro e, ancora per qualche giorno, presidente di Iren. Due i nomi che circolano con maggiore insistenza e altrettanta probabilità di risultare quelli tra cui verrà scelto il successore di Marco Mezzalama. Uno è quello Alessandro Barberis, l’uomo Fiat chiamato nel 2002 a sostituire Gabriele Galateri (a suo volta succeduto per soli cinque mesi al dimissionario Paolo Cantarella) nel ruolo di ad del gruppo del Lingotto all’epoca sull’orlo del baratro. A contendere la poltrona di corso Vittorio Emanuele al manager che ha concluso la sua carriera a capo della Camera di Commercio di Torino è Licia Mattioli, leader uscente dell’Unione Industriale. Due profili decisamente diversi capaci, proprio per questo, di innescare dinamiche e giochi differenti all’interno del costituendo Consiglio.

A quanto riferiscono insider camerali, Profumo non gradirebbe affatto (con)dividere il governo della fondazione con chi non è certo disponibile a restare un passo indietro, tantomeno dietro le quinte, iniziando un secondo dopo la propria nomina a trescare con l’obiettivo di soffiargli il posto. Insomma, per Profumo avere al proprio fianco il settantanovenne Barberis, cresciuto secondo lo stile della Sacra Ruota, sarebbe una garanzia di maggiore tranquillità rispetto al ticket con la troppo esuberante inquilina di via Fanti, pronta a traslocare in viale dell’Astronomia per incassare l’appoggio (in zona Cesarini) al neo capo Vincenzo Boccia. Sarà un bel match, assicurano i beninformati, con la discesa in campo di pezzi da novanta, del calibro di Enrico Salza che ha già fatto sapere di puntare “solo” su Barberis, avendo annusato le manovre di quanti, proprio attorno alla Mattioli, intendono marcare la distanza dal vecchio leone della finanza subalpina.

In attesa della composizione definitiva del parlamentino dell’ente – a cui mancano ancora i cinque membri da cooptare e le surroghe (una sicura sarà quella di Profumo) – a tenere banco nei pettegolezzi dei tinelli subalpini ieri è stata la seconda indicazione arrivata dal sindaco Piero Fassino, king maker della partita. Chi è? Se lo sono chiesti in molti, e non solo nei bar prospicienti il municipio, leggendo il nome della trentaduenne Barbara Graffino. Project manager, scrive lei nella proposta di candidatura inviata al Comune di Torino, e a qualcuno (chissà perché) sono venute in mente certe arringhe del governatore campano De Luca. Laurea in Scienze Politiche, consulenze per Confesercenti, Talent Garden (piattaforma per talenti dell’innovazione) e per Verba Volant (editoria), ma chi ha cercato di saperne di più ha trovato come risposta immediata il rimando a Marco Balagna, ex assessore ai Parchi e all’Agricoltura (oggi  arruolato da Chiamparino in Regione) di cui la neo consigliera della Compagnia è stata segretaria.

Punto di forza: relazioni e rapporti istituzionali, la dicitura usata nel curriculum dalla Graffino che nel nutrito carnet di esperienze professionali vanta pure il “coordinamento meeting, workshop ed eventi” per Iniziativa Subalpina che (sempre nella domanda inviata al Comune e prontamente accolta da Fassino) viene descritta come “associazione che approfondisce tematiche nell’ambito della ricerca economica, giuridica e sociale”, ma che in città è nota essere il think tank di Michele Vietti. L’ex vicepresidente del Csm nega però di avere in qualche modo supportato la candidatura della project manager, che ha militato nei giovani dell’Udc (per quanto incredibile pare che esistano), avendo già di suo una bella torma di amazzoni da piazzare. E poiché, come giurano all’unisono Fassino e Chiamparino, non esiste nessun “Sistema Torino” dev’essere stato del tutto ininfluente l’impegno della brillante trentaduenne in quel NexTo,il pensatoio di Davide Canavesio, il cui padre nobile ben si sa risponde al nome di Valentino Castellani. Insomma, tout se tient direbbero i francesi.

GRAFFINO ALL'ASSEMBLEA UDC

Il suo non sarà, tuttavia, insieme a quello di Profumo, l’unico nome deciso da Fassino: proprio in virtù del fatto che l’ex rettore del Politecnico andrà ad occupare la poltrona più importante, il sindaco avrà a disposizione un’altra casella da riempire. E non finisce neppure qua. È infatti previsto che il Consiglio coopti altri tre nomi che insieme ai due che difficilmente arriveranno dal Forum regionale per il volontariato e della Commissione pari opportunità (due organi privi dei propri vertici) ampliano i giochi. Tant’è che in pole position ,e non da oggi ci sono, tra gli altri, il medico e dirigente sanitario Franca Fagioli e il direttore dell'Istituto zooprofilattico Maria Caramelli. Entrambe godrebbero dell’appoggio e dei buoni uffici di quella conventicola del Garamond che ha il suo anfitrione nello stesso Vietti e nel suo sodale, nell’endorsement al ricandidato Fassino, Enzo Ghigo. Altri enti hanno già indicato i membri del Consiglio: la Camera di Commercio di Genova riconferma il teologo e filosofo Roberto Timossi, mentre Mattioli e Daniele Vaccarino sono espressione dalla Camera di commercio di Torino, Carlo Repetti del Comune di Genova, Annamaria Poggi per la Regione Piemonte, Andrea Di Porto per la Camera di commercio di Milano, Alberto Conte è indicato dall’Accademia delle scienze, Pietro Rossi dai Lincei, Sandro Giuliani dall’European foundation centre, mentre Unioncamere ha fatto la scelta di Barberis. Che, forse, sarà vicepresidente. A Fassino piacendo.

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