POTERI FORTI

Una Compagnia di startupper
Profumo si fa la sua Università

Nei piani segreti del neo presidente della fondazione San Paolo c'è la nascita di un incubatore di cervelli e brevetti rivolto al mercato globale. Ma il business della ricerca applicata fa storcere il naso all'Accademia che teme per i soldi e il prestigio

Una Compagnia che guarda sempre più alle company. È il sogno nel cassetto di Francesco Profumo, pronto ad essere tirato fuori dall’ex rettore del Politecnico i cui esordi sono stati non nel paludato mondo accademico, al quale approderà in seguito, bensì nel settore ricerca e sviluppo dell’Ansaldo di Genova. Anni lontani per il sessantatreenne ex presidente di Iren, ma che tornano con prepotenza per spiegare una delle ragioni e delle radici del progetto segreto di cui Profumo avrebbe messo a parte una strettissima cerchia di interlocutori fidati, tra cui ovviamente il suo sponsor numero uno (alla multiutility prima, in Compagnia di San Paolo oggi): Piero Fassino. L’ex ministro all’Istruzione del governo Monti vede il nuovo corso della fondazione di corso Vittorio Emanuele sempre più orientato al settore della ricerca, soprattutto quella applicata e, dunque, intimamente legata al mondo dell’industria e delle nuove tecnologie. Fino a prefigurare per l’ente parabancario una funzione di incubatore di idee, brevetti, eccellenze scientifiche da promuovere – e commercializzare – all’estero, sviluppando un vero e proprio business dell’innovazione.

Un impegno, quello prefigurato dal neo presidente, che andrebbe ben oltre quello attualmente svolto, che si limita all’erogazione di contributi più o meno finalizzati a Università e Politecnico. Non galoppa troppo di fantasia chi immagina nei piani del numero uno della Compagnia addirittura la creazione di una sorta di campus di alta tecnologia aperto ai migliori laureati, piemontesi ma in grado di attrarre cervelli stranieri, rivolto al mercato globale. Uno scenario che agita non poco il sonnacchioso ambiente dell’accademia che oltre a teme di vedersi ridurre i finanziamenti non è per nulla disposta a subire l’inevitabile declassamento a una specie di bad university ridotta sfornare torme di diplomati di scarso appeal. E, infatti, le prime resistenze hanno cominciato a manifestarsi, con i borbottii dei “vegliardi” Pietro Rossi e Alberto Conte, tra i più critici sulla nuova governance, mentre sono ancora confinati alle confidenze espresse a mezza bocca le perplessità delle alte sfere dei tre atenei piemontesi. L’ipotesi di un’università parallela o di un secondo politecnico vocato all’eccellenza creato dalla Compagnia sarebbe un sicuro motivo di interesse e oggetto di attenzione per lo sviluppo della città e della regione, ma scombinerebbe non poco i giochi di potere interni alle istituzioni finora monopolisti della formazione e della ricerca.

A suffragare il disegno  di un nuovo corso per una Compagnia destinata a breve a incamerare una enorme quantità di denaro, frutto della riduzione della sua presenza in Banca Intesa, c’è anche una scelta perseguita con determinazione da Profumo. L’ex ministro è riuscito a superare ogni ostacolo pur di portare nel comitato di gestione l’“esterno” Alessandro Commito. Su di lui già si sprecano i gossip sulle sue trasferte da Londra dove vive e lavora all’Imperial College Business School dal 2009 da parte da chi ancora arriccia il naso davanti al suo ingresso in Compagnia. Ma dietro la decisione di Profumo di averlo accanto a sé nel board, c’è quella necessità di una figura che, come spiegato dallo stesso neopresidente, deve avere notevoli qualità e capacità per operare al meglio le scelte che la fondazione si troverà a dover fare. Laurea in Ingegneria meccanica al Poli nel 1998 con una tesi sperimentale sviluppata in collaborazione con Ferrari, master in Business Administration presso l’Imperial dove ora insegna, Comitto inizia la sua carriera professionale presso Valeo Italia,  come project manager, quindi in FiatAvio, poi in Fiat Powertrain Technologies, fino alla decisione nel 2008 di trasferirsi nel cuore della ricerca applicata, il “triangolo d’oro”, costituito da Londra, Cambridge e Oxford. Da allora il suo pane quotidiano è tutto ciò che ruota all’innovazione: investimenti, venture capital e strategy, ma anche start up e tecnologie di ultima generazione,  attraverso modelli originali di relazione tra università, incubatori d’impresa e il mondo dell’industria e della finanza.

Un profilo perfetto per il sogno segreto di Profumo. Che, nel suo progetto, potrebbe avere come possibili partner due prestigiose istituzioni torinesi: il Collegio Carlo Alberto (da sempre vicino alla Compagnia e riferimento per personaggi di spicco tra cui Elsa Fornero e la riconfermata consigliera Daniela Del Boca) e l’Istituto Superiore Mario Boella, presieduto da Rodolfo Zich. Ma soprattutto in collegamento con la ESCP Europe, branca torinese della business school fondata a Parigi nel 1819, di cui lo stesso Profumo è presidente e nel cui consiglio siede Licia Mattioli, presidente uscente degli industriali e, guarda caso, numero due in Compagnia. Altro indizio a supporto della possibile svolta accademica con proiezioni e legami forti con il mondo imprenditoriale globale di quella che, banalmente, si potrebbe definire come l’Università della Compagnia (con una caratterizzazione assai più forte verso il mercato di idee e cervelli) spunta dal nome che, stavolta, Profumo non è riuscito a far entrare in Compagnia: quello di Mario Calderini. Sfumata la prospettiva di sedersi sulla poltrona più importante di corso Duca degli Abruzzi, il docente di Ingegneria meccanica è migrato al “gemello” di Milano e si dice che il suo rapporto con il mondo accademico torinese sia ancora segnato da qualche ruggine. Consigliere di Profumo al ministero, era il suo il secondo nome – insieme a quello di Commito – nel carnet del presidente. Un altro accademico specializzato nell’innovazione tecnologica e con un curriculum prestigioso e ricco di incarichi a livello istituzionale (è stato, tra l’altro, presidente di Finpiemonte nell’era Bresso). Profumo ha dovuto rinunciare ad averlo nel board, ma il piano segreto del successore di Luca Remmert sembra riservare molte sorprese. Tanto che il solo diffondersi di qualche rumors suscita già più di un allarme, soprattutto dalle parti del Poli.