DAY AFTER

Lega: “Il centrodestra siamo noi”

L'exploit novarese ringalluzzisce il Carroccio e mitiga la non brillantissima prova a Torino. Il segretario Molinari: "Ovunque siamo la prima forza e perno della coalizione". Prove di pacificazione in vista dei ballottaggi. Tra gli azzurri si prepara la resa dei conti

“In Piemonte in centrodestra è rappresentato dalla Lega Nord. Forza Italia guardi i numeri, ne preda atto e rifletta sulle scelte sbagliate”. I numeri che il segretario regionale del Carroccio Riccardo Molinari mette sotto il naso di un disastrato vertice berlusconiano in terra allobroga sono quelli di Novara, ma anche di Torino. Nella città di San Gaudenzio il partito di Matteo Salvini che ha surclassato il sindaco piddino uscente Andrea Ballarè con uno scarto di oltre 4 punti (32,77 contro 28,40) segna un numero di voti assoluti oltre il doppio di quelli ottenuti da Forza Italia (7.876 contro 3.156). Disfatta annunciata, poi, per Daniele Andretta il civico su cui il capataz berlusconiano novarese Diego Sozzani (con l’appoggio del coordinatore regionale Gilberto Pichetto) aveva puntato nel vano tentativo di mettere i bastoni tra le ruote del Carroccio. Andretta con il 14,05% è arrivato addirittura dopo Cristina Macarro, candidata di un M5s che a Novara era accreditato per un modesto (qual è stato) esito elettorale, lontano anni luce dall’exploit pentastellato sotto la Mole.

Oltre ai numeri, Molinari sventola davanti ai musi lunghi berlusconiani pure le scelte sbagliate. “Se a Novara ci fossimo presentati uniti attorno alla candidatura di Canelli, avremmo vinto al primo turno” osserva uno degli uomini più vicini a Salvini e convinto sostenitore di colui che ha buone probabilità di strappare tra due settimane al Pd la seconda città del Piemonte riportandola sotto lo spadone dell’Alberto da Giussano, simbolo di una Lega un po’ diversa da quella attuale, ma che aveva governato con un sindaco, Massimo Giordano, il cui peso si è fatto sentire parecchio in questa contesa elettorale. La sicumera di Sozzani e le illusioni vestite da previsioni certe di Andretta si sono afflosciate miseramente come palloni sgonfiati fin dai primi risultati parziali.

Ora, mentre in Forza Italia sono ormai affilati i lunghi coltelli per la notte in cui l’ala coalizionista azzurra (dai consiglieri regionali Claudia Porchietto e Gian Luca Vignale, passando per l’europarlamentare e imminente successore di Pichetto alla guida del partito Alberto Cirio) chiederà conto – e sarà pesantissimo – a chi si è messo di traverso a Novara, come a Torino, la Lega prende in mano il timone affidatole dagli elettori. “Il nostro avversario non è Forza Italia, come qualcuno in quel partito deve capire, noi non siamo il loro nemico. Se vogliamo sconfiggere il Pd dobbiamo stare insieme, uniti” ribadisce Molinari.

Il numero uno del Carroccio piemontese rivendica di aver portato a casa il risultato anche a Torino, nonostante la non proprio entusiasmante performance della lista , un misero 5,8%. Sotto la Mole lui e Salvini hanno deciso di puntare su un outsider, un nuovo alla politica come Alberto Morano, lasciando i berluscones a far calcare nuovamente il palco di un teatrino decadente l’ex onorevole Osvaldo Napoli, il quale, a dispetto della sua onnipresenza anche televisiva e dell’investitura dell’ex Cavaliere, in verità silente e totalmente distaccato dalla contesa torinese, non è riuscito ad evitare che il centrodestra in ordine sparso vedesse vincente tra i tre contendenti (il terzo era Roberto Rosso) il neofita. Sul quale adesso si concentrano le attenzioni per il futuro del centrodestra in Piemonte, dopo l’imminente resa dei conti in casa azzurra.

“A Torino la frammentazione voluta da Forza Italia ci ha impedito di poter correre con l’obiettivo, non irraggiungibile di un ballottaggio. Tre candidati del centrodestra hanno portato una fetta considerevole dell’elettorato moderato a optare per il voto utile”. Probabile, insomma, nella visione di Molinari che quella protesta contro il sistema e quella volontà di cambiamento rispetto a Piero Fassino e al Pd che una coalizione allargata avrebbe potuto accogliere, sia invece finita, almeno in parte, nel carniere pentastellato di Chiara Appendino.

“Adesso si apre una fase nuova” avverte il segretario piemontese della Lega. Gli sforzi sono tutti concentrati su Novara per il ballottaggio “dove mi auguro che stavolta le altre forze del centrodestra dimostrino serietà e volontà di conquistare la città al centrosinistra. Gli elettori sono certo che lo faranno” aggiunge lasciando intendere come con i vertici di Forza Italia – quelli attuali  - lo strappo sia ancora aperto e non si sa quanto ricucibile. Più probabile che questo avvenga dopo il redde rationem in casa forzista. Quei numeri e quelle scelte sbagliate – che portano, in prims, i timbri di Sozzani, Pichetto, Napoli e di una vecchia guardia azzurra oggi ancor più in disarmo dopo la sconfitta, finiranno presto sotto il naso di coloro che si sono opposti all’accordo con la Lega. E a metterglieli saranno i probabili loro successori alla guida del partito in Piemonte.