DAY AFTER

Sommersi e salvati in Sala Rossa

Tonfi rocamboleschi e prodezze inattese tra i big in corsa nelle liste torinesi di destra e sinistra. Nel Pd volano tutti gli assessori uscenti (meno uno). Nei Moderati brinda Magliano e capitola Tedesco

Come sarà composta la nuova Sala Rossa? Mentre a Torino faticosamente si chiudono i conteggi di uno scrutinio proseguito ben oltre le prime luci dell’alba, già fervono i calcoli sulla ripartizione dei 40 scranni nell’assemblea cittadina. Qualora al ballottaggio vincesse Piero Fassino, la sua coalizione otterrebbe i 24 seggi previsti per la maggioranza (più quello del sindaco) e sarebbero così ripartiti: 18 al Pd, 3 ai Moderati (Silvio Magliano, Giovanni Porcino e Paolo Musarò), 2 alla Lista Civica (Francesco Tresso e Paolo Chiavarino) e 1 a Progetto Torino (Gianguido Passoni); il Movimento 5 stelle porterebbe in Consiglio Chiara Appendino e altri 10 esponenti , mentre la coalizione di Alberto Morano eleggerebbe il candidato sindaco più due consiglieri della Lega Nord (Fabrizio Ricca e Francesca Parlacino). Infine uno scranno spetterebbe anche a Osvaldo Napoli (Forza Italia), Roberto Rosso (Udc) e Giorgio Airaudo (Sinistra Italiana). Scenario opposto qualora a prevalere fosse la pentastellata Appendino, che si porterebbe dietro i primi 24 della sua unica lista a sostegno (quella del M5s), mentre la coalizione di Fassino otterrebbe 11 scranni di cui 8 al Pd, 2 ai Moderati e 1 alla Civica. Invariata la situazione delle altre coalizioni, per le quali l’esito del ballottaggio non incide.

Nelle liste non sono mancate le sorprese: se nel Movimento 5 stelle (dove nei primi tre posti ci sono Damiano Carretto, 810 preferenze, Maura Paoli, 777, e Valentina Sganga, 699) gran parte dei candidati sono neofiti di una competizione di questo tipo e tutti più o meno ricollegabili allo zoccolo duro torinese, nel Pd blocchi di potere e correnti si sono sfidati a suon di preferenze. Quasi tutti gli assessori uscenti ottengono buone performance al cospetto degli elettori: a fare il botto è Stefano Lo Russo, titolare dell’Urbanistica nel mandato appena concluso, primo tra tutti i candidati in lista con le sue 2.541 preferenze, seguito da Enzo Lavolta che si attesta a 1.893. Al terzo posto un aspirante assessore (Sport?), Mimmo Carretta (1.667), un centinaio in più di Maria Grazia Grippo (1.556) con cui correva in una delle poche accoppiate che hanno funzionato in modo scientifico sotto la regia del presidente di Palazzo Lascaris Mauro Laus. Nelle prime posizioni altri due esponenti della giunta uscente: un po’ a sorpresa ottiene un brillante risultato Claudio Lubatti - che all’interno della componente fassiniana era isolato e nonostante ciò ha ottenuto 1.506 preferenze conquistando il quinto posto – seguito dalla vicesindaca Elide Tisi che chiude settima con 1.452.

GLI ESCLUSI – Tra coloro che si leccano le ferite c’è certamente Domenico Mangone, l’unico assessore uscente del Pd a rimanere fuori dalla Sala Rossa (qualche flebile speranza è legata, in caso di vittoria di Fassino, alla nomina in giunta di molti eletti). Mangone si conferma uomo poco avvezzo alla competizione elettorale, nonostante l’accoppiata con Federica Scanderebech, la quale invece si piazza decima con 1.209 voti. Con la disfatta di Mangone si ridefiniscono anche le geografie interne al Pd, con il segretario piemontese Davide Gariglio che esce fortemente ridimensionato, senza riuscire a far eleggere neanche uno dei suoi candidati più vicini (restano fuori anche i consiglieri uscenti Marco Muzzarelli e Guido Alunno). Batosta elettorale anche per Giuliana Tedesco, assessore fortissimo alle Partecipate della squadra di Fassino e candidata di spicco dei Moderati, lista nella quale si classifica al quarto posto dietro a un brillante Magliano, primo con 2.139 preferenze, davanti al presidente uscente del Consiglio, Porcino (676) e Paolo Musarò (654), figlio del vicesindaco di Grugliasco Luigi, che dopo la trombatura alle regionali, otterrebbe l’agognato scranno in caso di vittoria del centrosinistra. Non ce l’ha fatta anche Marco D’Acri, candidato di punta della Lista civica di Fassino, finito alle spalle di Francesco Tresso e Paolo Chiavarino, cui ora non resta che sperare in un ripescaggio in extremis in una eventuale giunta di centrosinistra. A rimanere fuori dalla Sala Rossa sono gran parte dei consiglieri uscenti, a destra come a sinistra. Maurizio Marrone, nonostante l’ottima performance personale (1.255 voti), paga lo scarso risultato della sua lista, Fratelli d’Italia, che non raggiunge il quorum. Stesso discorso per Andrea Tronzano (1.471 preferenze in un partito, Forza Italia, che non ottiene l'eletto),  Enzo Liardo (1.158) e Paolo Greco Lucchina (680), primi classificati nell’Udc, che si ritrovano a portare acqua al mulino di Rosso senza speranze di tornare in aula. Nel Pd, oltre ai già citati Muzzarelli e Alunno, saltano anche Lucia Centillo, Fosca Nomis, Luca Cassiani, Gianni Ventura e Laura Onofri (questi ultimi potrebbero rientrare in caso di vittoria di Fassino per l’effetto scivolamento dovuto alla nomina in giunta di alcuni eletti). Non farà un altro giro neanche Giusi La Ganga, ex proconsole torinese di Bettino Craxi nella Prima Repubblica, tornato nelle istituzioni nel 2011, e relegato questa volta nei bassifondi della lista democratica.

LE SORPRESE – Se a molti la lunga notte elettorale disturberà ancora per giorni il sonno, c’è chi, invece, può festeggiare exploit decisamente inattesi. È il caso di Chiara Foglietta, capace di conquistare 1.503 preferenze e piazzarsi sesta in una lista competitiva come quella del Pd. L’esponente del mondo Lgbt, sostenuta dall’area degli ex civatiani che fanno riferimento all’europarlamentare Daniele Viotti e che possono contare a Torino sulla capacità organizzativa di Fabio Malagnino entrerà nell’assemblea subalpina anche in caso di sconfitta di Fassino e c’è già chi ipotizza una sua possibile promozione in giunta. E chi si sarebbe aspettato anche l’elezione del già citato Tresso, l’ingegnere civile, da anni impegnato nella cooperazione internazionale, attraverso la collaborazione con alcune organizzazioni non governative e la pastorale migrantes per l’accoglienza dei profughi in città.  

SCOSSE TELLURICHE NEL PD – Le urne ridisegnano anche la geografia all’interno di un Pd uscito malconcio dallo scontro con il Movimento 5 stelle – che è primo partito in città – e che, comunque vada il ballottaggio, si ritroverà a una resa dei conti interna. Tiene l’area fassiniana, in cui personaggi controversi e discussi come Andrea Stara e Savatore Gallo si dimostrano abili collettori di preferenze e portano in Sala Rossa i loro candidati: l’ex consigliere regionale con Alberto Saluzzo e Gabriella Pistone, la vecchia lenza socialista con Paolo Pastore e Caterina Greco. Stesso discorso per Laus che assicura le prime posizioni a Carretta e Grippo, cui si aggiungono Lubatti e Lo Russo. Chi esce con le ossa rotte dai seggi è invece Gariglio che stecca con tutti i suoi candidati e ora vede traballare la sua leadership tra i renziani della prima ora: meglio di lui ha fatto certamente il senatore Stefano Lepri, che piazza Monica Canalis in ottava posizione e Cavaglià in diciottesima, l’ultima utile in caso di successo di Fassino; e persino il consigliere regionale Daniele Valle, il quale ha puntato su Dennis Maseri e Maria Elena Tufaro (il primo subentrerebbe certamente col successo del centrosinistra in seguito alla nomina di un paio di assessori, l’altra è più indietro ma per un voto riesce a rimanere davanti a Mangone). Contro le aspettative di molti esce a testa alta anche l’ultimo capogruppo del Pd, Michele Paolino, che si piazza diciassettesimo e trascina con sé anche Anna Maria Borasi, un’altra che potrebbe subentrare con la nomina di qualche assessore dalla lista democratica. Dai renziani all’ala sinistra, dove l’unico a reggere l’urto delle preferenze è Roberto Placido, l’ex numero due di Palazzo Lascaris ha puntato tutto sulla coppia formata da Vincenzo Laterza e Paola Berzano e ha avuto ragione: entrambi nelle prime 18 posizioni.  

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