GRANDI OPERE

Città della Salute a rischio,
con i grillini non si farà

Appendino ripropone il piano "irrealizzabile" della giunta Cota, peraltro a suo tempo bocciato dai Cinquestelle. L'assessore regionale Saitta: "Noi lavoriamo a un progetto di eccellenza per la sanità piemontese". E ci vogliono investimenti privati

Sale la febbre elettorale sulla Città della Salute di Torino tra Piero Fassino e Chiara Appendino. Forse troppo per quest’ultima, tanto da provocare uno stato confusionale, come osserva con sarcasmo chi ben ricorda la netta opposizione del M5s al progetto elaborato e approvato dall’allora giunta di Roberto Cota che adesso viene, invece, indicato dalla candidata pentastellata quale alternativa al nuovo masterplan su cui sta lavorando l’amministrazione di Sergio Chiamparino e per il quale il governo ha assicurato un finanziamento da 250 milioni di euro. Finanziamento  oggetto ieri di un battibecco a distanza tra la stessa Appendino e la ministra Maria Elena Boschi. Uno scambio di tweet al vetriolo, tra accuse di “ricatti” e di “bugie”, terminato con l’affermazione di condividere un progetto “con fondi pubblici, non privati”.

Già, ma quello che l’avversaria di Fassino dice di sostenere non è l’attuale, bensì il vecchio progetto – “su cui lavorare” - e il nodo della partecipazione del privato resta. Scioglierlo come vorrebbe la grillina “non è possibile” taglia corto l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta: “Il pubblico dove potrebbe trovare tutte le risorse finanziarie che servono per realizzare l’opera? Non sarà certo per vezzo che tutte le Regioni per realizzare nuove strutture di questo genere e anche di dimensioni più ridotte ricorrono alla formula che vede pubblico e privato insieme”.

Quanto al masterplan dell’era Cota, l’assessore sgombra il campo anche dall’etichetta di low cost che l’Appendino ha messo sul vecchio progetto che intenderebbe riprendere in mano: “Non mi pare che 775 milioni siano un costo basso, tanto più se quella cifra era riferita praticamente a due torri da realizzare all’interno dell’area delle Molinette, con tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate”, a partire da quel cantiere in cui sarebbero stati costretti a lavorare per anni medici e infermieri, per non dire dei disagi sui ricoverati. “Da parte degli operatori si sollevò un coro di proteste, debbo dire giustificate” ricorda Saitta. Il quale non appena arrivato in corso Regina quel progetto lo accantonò perché “privo di senso”. Rammenta pure come “tra coloro che si schierarono contro c’erano i Cinque Stelle che, evidentemente, oggi hanno cambiato idea”.

Messo in un cassetto il progetto della giunta di centrodestra, quella di Chiamparino ha puntato su “un piano che avrebbe dovuto, come poi effettivamente è stato, consentirci di vincere la concorrenza di altre Regioni e ottenere il finanziamento da parte del Governo. Che non era così scontato e che è ovviamente legato alla compartecipazione del privato nella realizzazione dell’opera, così come nella erogazione dei servizi di manutenzione, riscaldamento e condizionamento, voci importanti nella spesa della tenuta in esercizio di una struttura ospedaliera”.

Saitta elenca alcune cifre: “Annualmente tra manutenzione e riscaldamento le Molinette costano 26 milioni, la stessa somma che pagheremo di canone a chi costruirà il Parco della Salute e ne curerà gli stessi servizi, ma quei soldi li ricaveremo dal risparmio prodotto grazie ad edifici nuovi e assai meno costosi, a partire proprio dal riscaldamento. Ben 365 milioni costerebbe rimettere a posto le Molinette, tenendo conto che si tratta pur sempre di una struttura ormai vecchia”. Circa seicento milioni è, invece, la spesa stimata per la nuova struttura del Parco della Salute, un polo ospedaliero per l’alta complessità da 700 posti, un centro per la didattica, uno per la ricerca di base e una struttura dedicata alla ricerca clinica e traslazionale, insieme a un bioincubatore da realizzare nell’area ex Avio. “I terreni sono della Regione” precisa l’assessore preludendo a quello che poi è il succo del discorso diventato bandiera per l’avversaria di Fassino e terreno di scontro tra i due. “Il Comune ha competenze in materia urbanistica, tant’è che queste tematiche sono già state affrontate, c’è il massimo accordo e altrettanta collaborazione, ma il progetto è di nostra pertinenza, così come il finanziamento arriva dal Governo e, come ricordato dal presidente Chiamparino, probabilmente anche in parte dai fondi europei di coesione sociale”.

Se ieri Fassino ha ribadito come “la qualità delle cure offerte dal sistema sanitario cittadino merita le migliori strutture possibili. Con il Parco della Salute  si dà a Torino una struttura di eccellenza per una sanità di eccellenza”,  contro la sua avversaria si è espresso in maniera durissima il luminare di fama mondiale dei trapianti Mauro Salizzoni: “Appendino propone un progetto che già dieci anni fa è stato dichiarato irrealizzabile”. E contro il quale si erano pronunciati “Davide Bono e gli altri grillini”, come ribadisce Saitta che smentisce alcune voci circa ritardi nell’iter che dovrà condurre innanzitutto alla gara per individuare il privato (presumibilmente un grande gruppo con già esperienza nelle realizzazione di strutture ospedaliere, magari integrato a livello finanziario da banche  o fondi): “Entro fine anno contiamo di predisporre la procedura di dialogo competitivo, ovvero la richiesta di proposte progettuali tra cui scegliere quella ritenuta migliore e su questa basare la gara successiva ed entro fine 2017 prevediamo l’inizio dei lavori”. Quanto ci vorrà per terminare l’opera? “Ci sono esempi in cui tre anni sono stati ampiamente sufficienti”.  Corso Regina, insomma, tira dritto. E se la candidata del M5s si schiera contro, Saitta ribadisce un concetto: “il Comune ha un ruolo in materia urbanistica”, quindi la Appendino, nel caso diventasse sindaco, per opporsi a questo progetto “potrebbe fare dell’ostruzionismo, ma le scelte spettano alla Regione e al Governo”.

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