RAPPORTO IRES

Il Piemonte va, adagio

La regione cresce ma ancora troppo poco. Dati positivi sul lavoro e in molti comparti produttivi. Il clima prevalente è però improntato all'incertezza, con crescenti fenomeni di chiusura verso le diversità. Segnali contrastanti di una società ancora segnata dalla crisi

La speranza di uscire dalla crisi è ancora lontana dal trasformarsi in ottimismo, ma in questa prima metà del 2016 i piemontesi hanno meno timori di perdere il lavoro rispetto allo scorso anno. La percentuale di coloro che si ritengono a rischio scende dal 37,5% al 30,8%. Le province in cui la preoccupazione legata al mantenimento dell’occupazione sta calando, aprendo a una maggiore sensazione di sicurezza, sono quelle di Torino, Verbania e Novara, mentre l’allarme resta ancora alto a Vercelli e Alessandria. Nessun trionfalismo: il pessimismo sul fronte del lavoro è meno pesante in questa prima metà dell’anno rispetto a quello passato, ma ancora superiore rispetto al 2014 e al 2013.

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Per quanto riguarda la crescita, nel 2015 il Piemonte è cresciuto, ma poco, come del resto l’Italia: il Pil regionale ha segnato un +0.75 contro +0,8 del valore nazionale. Un aumento modesto che, tuttavia, per la regione segna un’inversione di tendenza dopo tre anni di recessione, ma soprattutto si accompagna a notizie positive sul fronte del lavoro: 26mila occupati in più e 21mila disoccupati in meno, con un tasso di occupazione che sale di 1,4 punti, al 68,1% nella fascia 20-64 anni, e quello di disoccupazione che scende dall’11,3% del 2014 al 10,2%.

Questi dati sono solo una parte dell’ampio ritratto del Piemonte economico e sociale disegnato dall’Ires nella sua ottava relazione annuale presentata questa mattina alla Biblioteca Nazionale con il sottotitolo eloquente “macchine avanti adagio”. Segnali di crescita più numerosi che nel recente passato ma ancora troppo deboli per parlare di una convinta ripresa. Al rallentamento della domanda internazionale –osservano i ricercatori dell’istituto diretto da Marco Sisti - ha fatto riscontro in Europa e in Italia una dinamica relativamente positiva della domanda interna. Il Piemonte è allineato sui dati medi italiani, con un Pil che aumenta di 0,75% contro 0,8% nazionale e 1,6% dell’area Euro e una crescita omogenea a livello subregionale.

I primi mesi del 2016 annunciano, insomma, un’evoluzione ancora positiva ma sempre con valori contenuti. E anche per questo si coglie quel calo di pessimismo – non si può certo parlare di ottimismo – per quanto riguarda le preoccupazioni sul fronte occupazionale. Nel complesso, il mercato del lavoro del Piemonte “nel 2015 ha mostrato segnali diffusi di ripartenza, anche se non è ancora chiaro verso dove. Saranno i dati 2016 a dirci se siamo in presenza di una ripresa solida, mentre resta aperto l’interrogativo se quella che si prospetta sia una nuova manifestazione di resilienza e tenuta selettiva del nostro tradizionale sistema produttivo, oppure se il processo sia alimentato anche da componenti innovative, capaci di prefigurare sentieri di sviluppo più diversificati e inclusivi. Magari “in grado di dare una prospettiva di futuro anche a quell’ampia quota di popolazione che continua a restare fuori o ai margini del mercato del lavoro” osserva l’Ires.

Per quanto riguarda la congiuntura, il dato che segna la differenza nell’evoluzione è rappresentato dal sostegno che l’economia ha ricevuto nel corso del 2015 dalla ripresa della domanda interna per consumi (+1,1%), pur continuando le esportazioni a sostenere un volume di produzione non indifferente, essendo cresciute rispetto al 2014 del 7,4% in termini reali, mentre gli investimenti, pur in recupero, hanno manifestato un andamento ancora lento (+0,8%). Nel dettaglio, “i settori che denotano l’aumento più elevato sono la chimica (+3,5%), il tessile-abbigliamento (+1,6%) e il comparto delle macchine ed attrezzature: si tratta di settori che già avevano manifestato una dinamica favorevole nel 2014 e che è rafforzata nell’anno passato. Anche il comparto dell’elettronica ha avvertito un aumento di produzione nel 2015, invertendo una tendenza particolarmente negativa che lo aveva caratterizzato negli anni trascorsi. Due comparti di rilievo nel panorama produttivo regionale, l’alimentare e quello dei prodotti in metallo, hanno avuto un’evoluzione  positiva, anche se contenuta. Invece, si rileva un calo, nonostante la dinamica generale espansiva, in tre ambiti: fra questi quello del legno e dei mobili, le altre manifatturiere – dove è classificata la gioielleria che, per contro, ha avuto un andamento espansivo - e i mezzi di trasporto, dove la contenuta contrazione si deve confrontare con un aumento della produzione di oltre il 20% nel 2014. I livelli produttivi in questo settore risultano quindi piuttosto elevati rispetto agli anni più recenti, anche se occorre tenere conto che la produzione regionale ha subito un rilevante ridimensionamento nell’ultimo quindicennio”.

L’indagine di marzo scorso di Confindustria Piemonte presso le imprese manifatturiere e dei servizi associate conferma i segnali positivi che da un anno emergono dalla specifica rilevazione congiunturale. Le attese per l’attività, sia in termini di produzione che di ordini, si prospettano favorevoli nel comparto manifatturiero come nei servizi, con prospettive delle esportazioni  che si mantengono positive, mentre si riduce ulteriormente il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel comparto servizi, le imprese  del campione rafforzano l’ottimismo registrato a fine dicembre 2015 (saldo +12,7% contro 7,9%) per quanto riguarda i livelli di attività, mentre si indeboliscono le attese sull’occupazione che restano comunque positive, così come si ridimensiona l’utilizzo di Cassa integrazione.

“La situazione - secondo l’Ires -  appare differenziata fra Ict e servizi alle imprese, che esprimono un quadro positivo, il commercio che, invece, denota una situazione meno dinamica e i trasporti, che evidenziano una fase negativa. Confermano la tendenza alla ripresa anche le indagini Ires-Comitato Torino Finanza che nella rilevazione presso gli esperti banca alla fine dell’anno scorso rilevavano come la domanda di impieghi bancari avesse registrato “una continuazione della tendenza espansiva, pur senza accelerazioni rispetto a quanto rilevato nella precedente rilevazione di inizio 2015”.

Lo studio ha preso in esame anche il clima d’opinione, ai tempi della crisi, del Piemonte. Questo segnala “un diffuso apprezzamento dei risultati economici maturati nel 2015 sia per la propria famiglia sia per l’Italia. I piemontesi non credono però che sarà possibile replicare gli stessi risultati nel 2016, anno per il quale si rileva un moderato calo dell’ottimismo. Il calo di fiducia verso famiglia e amici è compensato dall’aumento per parti dello Stato (forze dell’ordine e servizi sociali) e colleghi di lavoro, in un quadro che più che delineare uno scollamento sociale, sembra prefigurare dinamiche di riposizionamento più complesse e ancora in evoluzione”.

Secondo la ricerca “gli indicatori di coesione sociale presentano infatti, nel 2016, segnali contraddittori e ancora da decifrare compiutamente. Nel complesso sembrano emergere sia una maggiore apertura all’esterno (frequentazioni di luoghi collettivi, volontariato, partiti) sia una chiusura verso le diversità (accettazione di vicini gay/lesbo, islamici o immigrati)”. Questi segnali contrastanti “non si prestano a descrivere né una società piemontese tranquillizzata dai progressi nella ripresa economica (reale, ma ancora debole) né un Piemonte in preda alla “recessione civica”, ossia alla perdita di coesione sociale per effetto della crisi. Questa situazione di incertezza è in buona parte spiegata dall’evoluzione dell’economia, caratterizzata non solo da una prolungata debolezza della domanda, ma da una parallela, reiterata promessa di ripresa accompagnata da segnali abbastanza solidi da renderla credibile e da alimentare speranze, ma non tanto da consolidarle”.   

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