Crt nel mirino dei Cinquestelle, “Sistema Palenzona” sotto attacco
Stefano Rizzi 08:00 Mercoledì 29 Giugno 2016 5In Compagnia di San Paolo si sono trovati di fronte al “pacchetto” preconfezionato da Fassino, ora nella Fondazione giocano d’anticipo e puntano in alto, direttamente su Big Fabrizio. Gli equilibri in Unicredit e la Sandretto in gran spolvero
Dopo aver sparato con il fucile a tappo contro il presidente della Compagnia di San Paolo, Chiara Appedino il prossimo bersaglio potrebbe centrarlo davvero, abbattendo quello che in caccia grossa si definirebbe uno dei big five. Se la richiesta di dimissioni avanzata in maniera decisa dalla sindaca a Francesco Profumo è rimbalzata, contro lo scudo delle regole e quello alzato da un fronte che spazia da giuristi a Confindustria, ben diversa si profila la probabile prova di forza dei Cinque Stelle sull’altra fondazione bancaria torinese. E a finire nel mirino della grillina sarebbe nientemeno che Fabrizio
Palenzona. L’uomo arrivato alla vicepresidenza di Unicredit potrebbe rischiare di cadere dalla poltrona – con un inimmaginabile fragore nel sistema bancario, peraltro già in allarme – sulla quale si è seduto grazie allo stesso sistema con cui ora la Appendino potrebbe sferrare un attacco al cuore della banca.
Un attacco apparentemente soft, visto che le intenzioni della sindaca e del suo stretto entourage sarebbero quelle di impallinare certamente Giovanni Quaglia, l’uomo cui Palenzona ha costruito e spianato la strada per la successione ad Antonio Maria Marocco, ma usando un’arma inattesa e presa dall’arsenale assai vicino se non contiguo a quel “Sistema Torino”, nemico giurato dei pentastellati. Il nome di Patrizia Sandretto, la signora dell’arte che una prestigiosa rivista americana pochi giorni fa ha inserito tra i cento collezionisti più influenti del pianeta, sarebbe quello su cui la sindaca pare intenzionata a puntare per la presidenza della Fondazione di via XX Settembre.
Moglie di Agostino Re Rebaudengo – imprenditore nel settore delle energie rinnovabili e presidente del Teatro Stabile nell’epoca della “concordia istituzionale tra la giunta Ghigo e quelle di Castellani e Chiamparino, socio dell’esclusivissimo Circolo del Whist e di altri club dell’alta borghesia – la vicinanza, pur discreta, in campagna elettorale della allora aspirante prima cittadina si sarebbe tramutata, dopo la vittoria, in colloqui mirati a concretizzare il disegno della Appendino per l’imminente rinnovo del board della Crt. Passo propedeutico per l’ingresso nella stanza dei bottoni della banca, oggi alle prese con la ricerca del nuovo amministratore delegato e oggetto di tensioni tra i principali azionisti. Perché è lì, negli istituti di credito, che si gioca e si teme la strategia pentastellata, non certo limitata a cambiare il vertice delle fondazioni. Esse sono sempre un enorme centro di potere, di distribuzione di risorse sul territorio e quindi di accrescimento del consenso politico, ma restano – sia la Compagnia (dove l’arrembaggio grillino è per ora sventato), sia la fondazione “gemella” – soggetti importanti e spesso determinanti negli assetti e nella governance delle rispettiva banche.
Dunque, proprio attuando lo stesso sistema usato da Palenzona, la sindaca potrebbe creare non pochi problemi al camionista di Tortona. Lui al vertice di Unicredit era approdato in rappresentanza della Fondazione torinese dove, a sua volta, era arrivato come espressione della Provincia di Alessandria di cui all’epoca era presidente. Oggi come allora le Province piemontesi esprimono un rappresentante nel Consiglio di indirizzo, organo alla cui composizione contribuiscono con un membro ciascuno anche la Camera di Commercio subalpina, Unioncamere, la Conferenza episcopale, l’Università, le Regioni Piemonte e Valle d’Aosta, mentre il Comune di Torino esprime tre membri e due la Provincia, oggi Città metropolitana. Poi ci sono otto membri nominati, in una sorta di poco comprensibile e spesso criticata cooptazione, dal Consiglio di indirizzo uscente. Il Consiglio di indirizzo nomina presidente (che può essere anche un esterno) e cda.
Al contrario di quanto accade per la Compagnia, il presidente della Crt non è indicato, neppure per prassi, dal sindaco di Torino. Ma questo potrebbe non essere un problema se il lavoro diplomatico e di tessitura porterà a garantire alla nuova amministrazione comunale quegli appoggi necessari a ostacolare il disegno di Palenzona e di quei poteri presi a bersaglio dai grillini e dalla stessa Appedino. La quale, tuttavia, si guarda bene dal puntare su un personaggio divisivo e lontano dall’establishment contro il quale ha basato gran parte della campagna elettorale. Distanze siderali separano la Sandretto dalle tricoteuse grilline che inneggiano a slogan come quello che circola ora su facebook annunciando il taglio di “cinque teste” (per ora) riferendosi a da alti dirigenti comunali e stretti collaboratori di Fassino con lo sfratto esecutivo.
Mossa accorta quella della sindaca. E pazienza se qualche ala barricadiera del movimento storcerà il naso. Lei conta di vederne di meno arricciati in quel Sistema che ancora c’è e si fa sentire, come palesato nella vicenda Profumo. Sandretto, con la sua fondazione che l’ha portata ai massimi livelli internazionale nell’arte contemporanea, sarebbe stata l’assessore alla Cultura perfetta per la donna che ha sconfitto Fassino. Ovvi motivi di incompatibilità hanno subito fatto svanire quel sogno. L’altro, nella testa della sindaca, è prossimo a concretizzarsi: la Sandretto è sì personaggio internazionale della cultura, ma vanta anche solide basi economiche. Carte in regola e, come nel caso della prima cittadina, pure lei “nata bene”. Il che non guasta in certi ambienti. E non guasta neppure
qualche incontro tutt’altro che casuale, come quello dell’altro giorno tra la stessa Sandretto e il segretario generale della Fondazione Crt Massimo Lapucci. Che Quaglia sia pronto per essere impallinato da una Appendino che non trascura il bersaglio grosso è ormai chiaro. Come si muoverà Furbizio è tutto da scoprire. Semmai dovesse sacrificare il suo uomo per salvarsi, difficile immaginarlo a trattare un armistizio con i grillini. Meglio farlo con chi in fondazione potrebbe rappresentare i nemici del potere dominante, ma al quale non è certo estranea.



