GRAN TORINO

Lingotto dei tanti misteri,
tra affari e politica

Non c'è solo il Salone del Libro sotto la lente della magistratura torinese. La Procura ha svolto un'indagine approfondita su tutta la gestione del polo fieristico da parte di Gl Events. La vicenda dell'Oval e gli intrecci con i poteri cittadini

È stato un lavoro sotto traccia. La procura retta da Armando Spataro ha lavorato molto, cercando di proteggere un’indagine che tocca i poteri amministrativi, economici e culturali di Torino. È così che in questi mesi il sostituto procuratore Gianfranco Colace e i carabinieri in forza al palazzo di giustizia hanno ascoltato molte persone, non solo legate alla Fondazione per il libro, ma anche amministratori e funzionari locali, rappresentanti del mondo culturale e del mondo imprenditoriale. Gli arresti di stamattina, quindi, costituirebbero una parte importante dell'inchiesta, ma non l'unica.

Sarebbe un percorso articolato quello di questa indagine. Partendo dall’ipotesi di reato iniziale, il presunto peculato contestato all’ex presidente della fondazione Rolando Picchioni, gli investigatori si sono concentrati poi sul bando per l’organizzazione del Salone del Libro tra il 2016 e il 2018 e tra gli ambiti approfonditi anche quello sulla gestione del Lingotto. Per questa ragione la procura avrebbe voluto vederci chiaro anche sul motivo per cui Slow Food Italia ha deciso di abbandonare l’ex stabilimento Fiat per realizzare il Salone del gusto e Terra Madre. Ragioni di costi: 925mila euro per il 2008, 1,1 milioni nel 2010, 900mila nel 2012 e un milione tondo nel 2014, da cui vanno esclusi i costi dei servizi fatturati dalla Lingotto Fiere, quasi 400mila euro per ogni edizione del Salone del gusto. Costi elevati, difficilmente copribili con gli incassi e gli sponsor, e così Slow Food ha lasciato il Lingotto. Una cosa impossibile da fare, invece, per la Fondazione del libro: quando Picchioni e l’ex direttore Ernesto Ferrero hanno accolto l’invito di Parcolimpico di visitare l'ex Palaisozaki (oggi PalaAlpitour) come possibile location alternativa, sono subito stati richiamati al loro posto dal Comune di Torino e dalla Regione Piemonte. D’altronde l’amministrazione di Piero Fassino ha sempre mirato a realizzare intorno al Lingotto un polo fieristico attrattivo e far allontanare da lì un’altra fiera molto popolare avrebbe segnato la fine dei piani e l’addio di una multinazionale importante.

Insomma, Gl Events poteva godere di una certa benevolenza della città. È così che il 31 maggio 2015 la multinazionale ha deciso di chiudere la sua storica sede legale a Bologna per spostarsi al Lingotto e puntare tutto, o molto, su Torino. Lo si apprende dal bilancio del 2014 da cui si evince che le attività dell’ex polo Fiat hanno fatto segnare incassi superiori del 20 per cento rispetto a quelli del 2013. In quel bilancio, però, si legge anche un altro dato che ha incuriosito gli investigatori torinesi che stanno seguendo un nuovo filone: ogni anno la Gl Events paga soltanto 45mila euro al Comune per la concessione dell’Oval, ma il contratto prevede che la società esegua la manutenzione ordinaria e straordinaria “destinando per quest’ultima un importo minimo di euro 201mila per anno”. Nel 2014 però sono stati spesi solo 7mila euro e “il residuo eventualmente non utilizzato di tale importo annuale” dovrà essere “versato alla Città di Torino al termine della concessione”, si legge nel bilancio. Un comportamento simile a quello dei concessionari dei Murazzi che non pagavano i canoni per le arcate. Ma sappiamo come è finita quella vicenda.