“Dovrebbero andare tutti in galera”
23:00 Mercoledì 13 Luglio 2016 2E' quanto sentenzia il segretario della Crt Lapucci appena designato nel cda della Fondazione del Libro, dal quale scappa a gambe levate. Dalle carte dell'indagine l'intreccio tra Gl Events e il mondo politico: "Sistema consolidato"
“Uccellini”, incontri al ristorante, sms. Funzionari di una fondazione pubblica, rappresentanti istituzionali e imprenditori tutti concordi nel tenere al Lingotto il Salone del libro, costi quel che costi. Questo emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Adriana Cosenza per i quattro arresti di martedì mattina. Un quadro talmente anomalo da indurre Massimo Lapucci, segretario
generale della Fondazione Crt, appena nominato dalla Regione Piemonte nel cda della Fondazione del Libro, ad affermare: “Dovrebbero andarsene tutti in galera quelli là”. E ancora: “Io partecipo a tanti consigli di amministrazione… ma uno schifo che ho visto lì dentro non mi è mai capitato di vederli… dovrebbero andare tutti in galera”. Parole contenute nelle carte dell’inchiesta. E forse non è un caso che lo stesso Lapucci si dimette dall’incarico a soli tre mesi dalla designazione. Diverso, ma non meno critico, il suo collega Piero Gastaldo, segretario generale della Compagnia di San Paolo e consigliere della Fondazione: “In un’organizzazione di carattere privatistico, io stesso avrei proposto di dichiarare lo stato fallimentare con conseguente attivazione anche di eventuali licenziamenti”, ha detto agli investigatori.
Secondo il sostituto procuratore Gianfranco Colace si tratta di un rapporto “non ancora chiarito a fondo” quello tra la Fondazione e le istituzioni che ne fanno parte da un lato, e la società Gl Events, gestore del Lingotto Fiere, dall’altro. Mercoledì di fronte al gip si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Valentino Macri (segretario generale della Fondazione), Roberto Fantino (direttore commerciale di Lingotto Fiere), Regis Faure (direttore generale di Gl Events Italia) e Giuseppe Bruzzone (direttore generale di Bologna Fiere), l’unico ai domiciliari. Sono indagati per turbativa d’asta in merito alla concessione della gestione del Salone del libro tra il 2016 e il 2018. Secondo il pm “emerge con chiarezza la collusione esistente tra Gl Events e la Fondazione”, non solo tra Macri e Fantino, ma soprattutto tra Regis Faure “con i vertici delle istituzioni coinvolte”. Uno scenario, quest’ultimo, in cui rientra l’ex assessore della giunta di Piero Fassino, Maurizio Braccialarghe, indagato per lo stesso reato degli arrestati.
Affidamenti e bandi farlocchi - Tra Fondazione per il libro e Gl Events si era instaurato un sistema basato sugli affidamenti diretti. Ad alterarlo, scrive il gip, era intervenuta la Parcolimpico che proponeva di utilizzare i suoi spazi a un costo più basso. “Avevamo intercettato l’informazione, nel 2013/2014, che tra il Lingotto Fiere e la Fondazione del libro era in atto una contrattazione delle nuove
edizioni del Salone - spiegava il dg Daniele Donati agli investigatori -. Entrammo in contatto con Picchioni (Rolando, ex presidente della Fondazione, ndr) e presentammo un progetto”. Nell’autunno 2014 l’offerta però venne rigettata dal cda della Fondazione perché non “aderente alle esigenze”. Nonostante i tentativi di Parcolimpico, i soci fondatori nel cda “manifestavano le proprie perplessità” per le possibili conseguenze negative sul quartiere fieristico del Lingotto. A spingere in tal senso era stato Braccialarghe. Il cda e Picchioni decidono così di bocciare la proposta e nel settembre 2014 riprendono i contatti con Gl Events in vista di un nuovo affidamento diretto per
garantire continuità. Si giunge a un accordo: la Fondazione affitta l’area espositiva di Lingotto Fiere pagando a Gl Events 1.160.000 euro (Iva esclusa) l’anno per ogni edizione. E così, nel bando del settembre 2015, si mette a gara la concessione dell’organizzazione della kermesse “da realizzarsi esclusivamente in Torino presso il Lingotto Fiere”, una “clausola essenziale e imprescindibile”, annota il giudice. In cambio, il gestore avrebbe dovuto versare all’ente il 20 per cento del ricavato dei biglietti, il 5 per cento del ricavo della vendita degli spazi espositivi e il 25 per cento degli introiti dagli sponsor. “Detti termini di convenzione consentono immediatamente di comprendere il tenore fortemente condizionante di una tale clausola che, in verità, finiva per tradurisi in un effettivo ‘capestro’ per Fondazione”, continua il gip. Non solo. Gl Events sarebbe stata avvantaggiata anche dalle clausole sulle fideiussioni: “Da qui si coglie la palese indebita precostituzione di una posizione commerciale dominante a tutto favore della Gl”.
“Un uccellino mi ha detto questo…” e lo spauracchio bolognese - Per vincere Gl Events ha trovato una buona sponda all’interno della fondazione. “Abbiamo saputo che c’è un’altra azienda che ha fatto la manifestazione d’interesse. Un uccellino mi ha detto questo”, dice Faure all’avvocato di Gl Events Italia Mario Comba in una telefonata del 29 ottobre 2015. Per i magistrati l’uccellino sembra essere
Fantino che il giorno prima ha incontro a pranzo Macri al “Solferino” in uno dei loro tanti incontri in importanti ristoranti e caffè del centro. “Però oi in questa fase, tra l’altro, noi non sappiamo ufficialmente chi sono gli altri - dice il francese al legale -. Non sappiamo… non dovremmo saperlo”. L’azienda è “Totem”, che “fa l’organizzazione della Sagra del peperone di Carmagnola”. Vengono a sapere anche chi è la terza concorrente. È Macri a dirlo via sms a Fantino: “Ciao Roberto… solo per dirti che è arrivata una terza manifestazione… Bologna fiere… naturalmente non sai nulla. V”. La notizia crea scompiglio. C’è il timore che il Salone traslochi a Bologna. Per questa ragione al telefono con Pamela Tarantino, titolare della Eventualmente che lavora con Gl Events durante la fiera, Fantino auspica il coinvolgimento nella discussione di Sergio Chiamparino e Piero Fassino come soci della Fondazione: “Bisogna che vengano accerchiati - dice a un’interlocutrice -. Sai benissimo che c’è una tua amica che può arrivarci molto meglio di me”. Il riferimento è a Maurizia Rebola, direttrice del Circolo dei Lettori, in stretti legami sia con il governatore e sia con l'allora sindaco (il convivente è Valerio Saffirio, guru della comunicazione di Fassino). Alla fine, però, la quadra si trova. Il direttore generale di Bologna Fiere Bruzzone propone a Fantino un apparentamento, un’unione, o in gergo un’associazione temporanea di imprese. Il manager di Lingotto Fiere, dal canto suo, fa valere gli anni al servizio del Salone e Bruzzone, per intaccare la posizione conquistata, esce di scena.
La prassi consolidata - Come diceva il responsabile amministrativo Alessandro Dotta a Macri: “È sempre stato tutto così, con la differenza che adesso abbiamo scoperchiato la pentola e lo diciamo chiaramente - si sfoga -. Prima Picchio teneva il coperchio sulla pentola e andava a gabolare, ma
almeno mandava avanti la baracca”. Sono scene di una gestione “disinvolta”, per dirla con Macri che, sentito come persona informata sui fatti dagli investigatori, aveva parlato di “pressioni, indicazioni e raccomandazioni che provenivano dalle più svariati parti” per la selezione del personale che “veniva assunto su assunzione diretta, mai per concorso”. E sempre il segretario generale della Fondazione si rivela anche un fustigatore della pubblica amministrazione: “Ma come faccio io a rispettare il budget se voi i contributi che mi promettete me li date dopo un anno e mezzo o due anni o quando”, dice pensando alla Regione Piemonte e al Comune di Torino. Secondo lui il sistema culturale “non sta più in piedi, non regge, perché noi siamo facendo da banca”. E quindi Macri sprona l’uomo di Lingotto Fiere: “Voi non avete più incontrato le istituzioni”. E lui replica: “Abbiamo incontrato Braccialarghe e Chiamparino la settimana scorsa, però”. A pensarci, alla fine, è Regis Faure.
I vertici - Si dava molto da fare il manager francese. Cercava continuamente appoggi tra i politici cittadini. Faure “metteva a parte delle prossime fasi della vicenda anche gli amministratori locali Braccialarghe Maurizio, nonché l’assessore regionale per la Cultura, Parigi Antonella”. Prima che la
gara fosse ufficialmente aggiudicata, Faure si rivolgeva all’ex manager Rai “per manifestare le proprie aspettative ed i propri auspici rispetto all’attesa aggiudicazione”, osserva il gip. “Questa telefonata denota un tenore di estrema confidenza tra i due interlocutori nonostante uno sia esponente politico e di un’amministrazione che di fatto è parte della fondazione del libro, ente appaltante della gara in oggetto, e l’altro sia il vertice di una delle società che ha partecipato al bando stesso”, scrive invece il pm Colace sottolineando la commistione tra appaltante e appaltatore. Non bastava. Faure riesce anche a mettersi in contatto con la presidente Giovanna Milella per esprimerle “le proprie preoccupazioni in ordine all’organizzazione” del Salone. E lei, intanto, si complimentava per l’aggiudicazione che, ancora, non era definitiva.
Ma il francese sembra avere una fissa con Fassino. Si lamenta con Alessandra Gianfrate, allora capo di gabinetto di Fassino, della mancata erogazione di fondi dal Comune alla Fondazione, un fattore che rallentava l’assegnazione definitiva. Poi cerca di far leva sulla Milella, affinché solleciti l’ex sindaco a pagare. Alla fine con Fassino riesce a parlarci. La telefonata avviene il 9 dicembre 2015 per l’organizzazione del pranzo delle famiglie indigenti all’Oval, struttura del Comune concessa a Gl. La disponibilità, annota il gip riassumendo una conversazione tra Faure e Fantino, serviva a mantenere i “buoni rapporti con l’autorità in vista di un possibile futuro appoggio” nell’aggiudicazione della gara, a rischio senza i fondi della città alla fondazione.


