“In verità abbiamo governato male”
Oscar Serra 13:30 Lunedì 18 Luglio 2016 6Alla vigilia della direzione del Pd torinese, il consigliere regionale Valle parla di responsabilità della giunta Fassino: "Basta con la storia che gli elettori non hanno capito, siamo noi ad aver sbagliato. Ora pensiamo al referendum"
Il problema sta nella concessiva: “Non possiamo continuare a raccontarci che abbiamo perso nonostante si sia ben amministrato, perché vorrebbe dire che i nostri elettori sono tutti pazzi e io non lo credo”. A poche ore dall’ultimo atto dello psicodramma collettivo nel Pd torinese - la direzione provinciale di questa sera – l’ex vicesegretario Daniele Valle, in un colloquio con lo Spiffero, cambia per la prima volta la prospettiva, o meglio, il punto di partenza di un’analisi del voto che ormai dura da un mese. Dunque Piero Fassino non ha amministrato bene? “Mettiamola così: non ha fatto ciò che i nostri elettori si aspettavano, altrimenti non si spiegano le decine di migliaia di voti persi e questa voglia dei torinesi di mandarci a casa”.
Ma non è la smania di puntare il dito contro Fassino che anima Valle, quanto piuttosto l’esigenza di “riconoscere gli errori che abbiamo commesso per evitarli in seguito”. Responsabilità diffuse, che partono dalla squadra di giunta e arrivano fino al partito stesso: “Abbiamo avuto un livello di conflittualità enorme all’interno della macchina amministrativa, che il nuovo direttore generale non è stato in grado di governare e, talvolta, ci si è ritrovati in situazioni di semi-anarchia”. A proposito di conflittualità “è la stessa che abbiamo visto in Giunta tra gli assessori, e poi tra la Giunta e il Consiglio, tra Palazzo Civico e le Circoscrizioni. Come si fa a invitare un assessore in Circoscrizione e doverlo aspettare per sei mesi?”. Quei quartieri nati per svolgere la funzione di cerniera tra la politica e la popolazione e che spesso sono stati indicati da taluni assessori come centri di sprechi e mala gestione. Anche attraverso questi atteggiamenti, secondo Valle, che è stato presidente della Circoscrizione III prima di essere eletto a Palazzo Lascaris, aumentata la distanza percepita tra il palazzo e i torinesi.
E che ci fosse qualcosa che non andava si percepiva. Il clima stava cambiando come hanno testimoniato i risultati delle interviste effettuate da un gruppo di attivisti democratici - tra cui lo stesso Valle - in occasione di Accorciamo le distanze, iniziativa che, a un anno dalle urne, avrebbe dovuto far suonare più di un campanello d’allarme in via Masserano. “Non siamo stati in grado di ascoltare cosa ci dicevano le persone, abbiamo continuato a negare i problemi, a partire dalle periferie. Nessuno si è occupato di parlare con la città”. Resta da capire chi dovesse assolvere a tale ruolo: il partito? I consiglieri? Gli assessori? Le Circoscrizioni? Lo stesso Valle è stato protagonista di questi cinque anni
di politica cittadina, come amministratore e come dirigente di partito. “Ma infatti sono il primo a pensare di aver sbagliato, convinto anch’io che tanto alla fine Fassino ce l’avrebbe fatta”. E parla di un partito “sollevato dalle sue prerogative, che non si è mai intromesso nelle scelte dell’amministrazione per evitare di aggiungere benzina in situazioni già di per sé complesse. E così non abbiamo mai discusso la politica dei grandi eventi adottata dall’amministrazione, così come quei bandi scellerati per assegnare anche una singola bocciofila o il fatto che abbiamo tagliato sempre di più sulle manutenzioni delle strade e sul verde, indirizzando altrove le poche risorse a disposizione”.
Alla fine, da quel che emerge dalle inchieste, anche sulla cultura, uno dei fiori all’occhiello della giunta appena deposta, qualche errore è stato fatto, a partire dal Salone del Libro. “È la dimostrazione che anche laddove Fassino ha provato a instillare elementi di innovazione, a partire dalle nomine, sradicando il Sistema Torino, talvolta si è sbagliato”. Il riferimento è alla presidente Milella e alla direttrice designata Cogoli? “Ma certo. Siamo andati a prendere a Milano persone che si sono rivelate inadeguate, buone a litigare tra loro e alla fine per salvare il salvabile ci siamo affidati a quel galantuomo di Ernesto Ferrero”.
Parole che arrivano alla vigilia del voto della direzione in cui verrà esaminato anche il documento della sinistra che chiede le dimissioni del segretario provinciale Fabrizio Morri, il quale ha già detto di essere disponibile a convocare un congresso straordinario anche a fine settembre, dopo la festa dell’Unità. Proposta respinta e che prolungherà fatalmente i tempi, fino, probabilmente, al nuovo anno. Su questo Valle non ha dubbi: “Chiedere ora un passo indietro al segretario non ha senso. Perché la scelta di candidare Fassino è stata condivisa da tutti e nessuno ha alzato la mano per dire che non era quella giusta, io compreso. E poi perché da martedì questo partito dovrà lavorare pancia a terra per la campagna referendaria. Per noi la madre di tutte le battaglie”.


