Crc, più soldi. Al presidente
08:09 Domenica 24 Luglio 2016 0Per la cessione della quota in Bre nelle casse della fondazione cuneese entreranno 214 milioni, di cui 120 in contanti. E così Genta chiede (e ottiene) l’aumento del compenso: da 90 a 110 mila euro l’anno. Ben superiore a quello del collega Profumo
Tre mesi fa entrava in carica il nuovo presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Giandomenico Genta, sconfiggendo di stretta misura (13 voti contro 12) Antonio Degiacomi, sostenuto dal presidente uscente Ezio Falco. Il ribaltone avrebbe dovuto essere nel segno della discontinuità, ma nella sostanza le prime decisioni di Genta appaiono in piena continuità rispetto al suo predecessore.
Se il buongiorno si vede dal mattino - Sul tema più importante, la cessione della quota di circa il 25% in Banca Regionale Europea posseduta dalla Fondazione, Genta ha sposato il progetto di Falco di venderla al Gruppo Ubi Banca, che già ne deteneva circa 75%. Ne deriverebbe, entro l’anno, la sparizione della Bre come soggetto bancario autonomo, assorbita dal “bancone” unico. Della Bre
resterebbe solo una rete di filiali e Cuneo sarebbe sede di una semplice area territoriale, comprendente la rete del Nord-Ovest e le tre filiali in Francia. Il piano industriale della capogruppo per il 2019-2020 prevede la soppressione di 280 sportelli e l'uscita dal servizio di 2750 dipendenti, di cui solo 1300 con procedure concordate e 1450 in mobilità (vale a dire licenziabili dopo due anni). Attraverso comunicati, articoli ed interviste, Genta ha espresso soddisfazione per avere ottenuto da Ubi Banca, in cambio della cessione della Bre, una contropartita di 214 milioni di euro, di cui 120 in contante, insieme a garanzie di tutela del territorio. In molti avevano sperato in una scelta alternativa: mantenere la partecipazione, che garantisce il diritto di veto rispetto a decisioni strategiche riguardanti la Bre (chiusura, cambio di denominazione e di sede). A giudizio di qualificati addetti ai lavori e di esponenti della politica locale,
di destra come di sinistra, quali l’ex sindaco e senatore Giuseppe Menardi e il leader di Sel Ugo Sturlese, la Fondazione potrebbe e dovrebbe mantenere la partecipazione, chiedendo alla capogruppo l’immediata sostituzione dei vertici amministrativi e manageriali della Bre, che dal 2011 ad oggi hanno prodotto risultati gestionali insoddisfacenti. In tal modo, nel giro di un anno o due una Bre rilanciata, possibilmente con un management di estrazione interna, tornerebbe a garantire alla Fondazione un flusso regolare di utili annuali dell’ordine di decine di milioni, anziché un introito “una tantum”.
Sinora il Consiglio, con voto unanime, si è limitato a conferire al presidente il mandato a condurre la trattativa con Ubi Banca, per poi riferire. Si è appreso che la trattativa sarebbe conclusa e che la delibera formale dovrebbe essere assunta entro due settimane; ma secondo alcuni osservatori, solitamente bene informati, al momento del dunque l’unanimità potrebbe mancare. Peraltro, l’ipotesi di
cessione della partecipazione ha registrato il consenso di un’ampia platea di enti locali, sodalizi, parlamentari in cerca di rielezione ed aspiranti sindaci, che contano sui contributi della Fondazione e non vogliono mettersi contro la nuova amministrazione, anche se decidesse che la settimana ha tre giovedì.
Il tempo sarà galantuomo e consentirà di verificare i risultati, quale che sia la decisione. In seguito alla cessione, quale prezzo farebbe pagare la capogruppo al territorio, in termini di chiusure di filiali e di riduzione dell’occupazione? Dal 2011 ad oggi il prezzo più salato è stato pagato dalla Bre, non certo dalle strutture centrali di Bergamo e Brescia.
Nei giorni scorsi il consigliere delegato di Ubi Banca, Victor Massiah, ha partecipato a Cuneo ad un incontro con il Consiglio Generale della Fondazione, e Genta ha affermato - a quanto riferisce la cronaca locale - che tale visita “dimostra l’attenzione del Gruppo per il nostro territorio”. Invidiabile certezza; ma sono sempre i giornali a informare che Ubi ha deciso che a dicembre, in provincia di Cuneo, sarà chiusa la filiale di Frabosa Sottana e saranno ridimensionate quelle di Valdieri, Farigliano, Murazzano e Castelletto Stura. Il resto a seguire. Se questa è l’attenzione del Gruppo per il territorio c’è da stare poco allegri. Qualche dubbio comincia a serpeggiare: e se la scelta di cedere la partecipazione fosse sbagliata?
Dulcis in fundo - È di ieri la notizia dell’aumento, da 90mila a 110mila euro all’anno, del compenso al presidente, deliberato su sua specifica richiesta. L’opinione pubblica non ha affatto apprezzato, se
solo si considera che il compenso del presidente della Compagnia di San Paolo, la più importante fondazione bancaria italiana ed europea, di gran lunga più importante di quella cuneese, è di 70mila euro. Da fonti attendibili risulterebbe che Genta abbia chiesto 130mila euro e che, a fronte della contrarietà del Consiglio, abbia avviato una trattativa al ribasso, in stile assai poco cuneese, chiudendo a 110mila euro. Ai due vicepresidenti 60mila euro, ai semplici componenti del Cda 50mila. In una dichiarazione ufficiale, Genta ha sottolineato di aver rinunciato al benefit dell’auto di servizio, precisando che “il costo complessivo del Cda è in riduzione rispetto al precedente mandato”. Il costo complessivo, non il suo...



