CAMPANILI

“Operazione Marino” a Cuneo
Il Pd vuole la testa di Borgna

Traballa la maggioranza “civica” in Comune e i dem studiano un piano per togliere di mezzo il sindaco e sgombrare la strada alla candidatura della Manassero. Con le buone (offrendogli una sistemazione) o con le cattive (sfiducia in autunno)

“Ottima candidata, però…”. Sono tanti i però che turbinano da sinistra sulle prossime comunali di Cuneo. E non solo su Patrizia Manassero, la senatrice il cui nome da tempo circola con insistenza come il più accreditato per guidare il tentativo di riscossa del Pd oggi all’opposizione quando a governare il capoluogo della Granda è, comunque, una giunta di centrosinistra. L’anomalia cuneese non solo resta una spina nel fianco del Pd, ma è indiscutibilmente uno dei motivi per cui a meno di un anno dalla scadenza elettorale la politica non solo della pur maggiore provincia piemontese osserva, tra attenzione e preoccupazione, l’evolversi o più ancora l’aggrovigliarsi delle strategie in campo.

Il sindaco Federico Borgna, ex piddino, sostenuto da un rassemblement di liste civiche e dall’Udc (unica sigla nazionale della coalizione) è un osso duro da scalzare: gli viene riconosciuto un buon lavoro svolto anche in una situazione politica non facile, gode di largo consenso tra la cittadinanza e ha pure un’immagine non di rado finita sulla ribalta nazionale. In più si dice vanti buoni contatti con ambienti vicini a Matteo Renzi. Il Pd, per contro, sconta mesi e anni di lacerazioni, purghe, colpi di mano, insomma è tutto fuorché unito e compatto: così appare. La stessa eventuale candidatura della Manassero, che difficilmente potrebbe contare su un secondo mandato parlamentare come del resto molti altri attuali colleghii, non sembra ad oggi accompagnata da quella spinta corale che ci si aspetterebbe. Lei, peraltro, ha sempre detto di essere a disposizione se le condizioni lo richiedessero. E la richiesta dovrebbe essere, ovviamente, condivisa nella maniera più chiara e ampia possibile. Cosa che ad oggi non appare.

Certo è ancora presto, ma c’è chi osserva come non sarebbe così scontata un’investitura convinta sia da parte di tutto il Pd, sia soprattutto da quelle liste attualmente in maggioranza che di fronte a una proposta dirompente e innovativa – non certo rappresentabile dalla senatrice – potrebbero pensare ad un allontanamento da Borgna a favore di un candidato dem. Che più di qualche cosa si stia muovendo è comunque fuor di dubbio: non trascurabile appare, per esempio, la posizione sempre più critica della lista di maggioranza “Crescere insieme”. E se si tiene conto che l’ispiratore di questa formazione era stato l’ex presidente della Provincia Giovanni Quaglia, dato recentemente assai freddo nei confronti di Borgna per l’atteggiamento del sindaco nella vicenda della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, troverebbero parziale conferma i rumors che raccontano di come sul governo (attuale e futuro) della città pesino i giochi di potere attorno alla cassaforte del territorio.

Quaglia – ovvero uno degli uomini più vicini al numero due di Unicredit Fabrizio Palenzona – non avrebbe gradito il mancato appoggio del sindaco alla candidatura (poi coronata con la nomina alla presidenza della Fondazione) dell’altro ispiratore della lista “Crescere insieme”, ovvero Federico Genta. Basterà questo “sgarbo” a indurre Quaglia a voltare le spalle a Borgna e sostenere (se si candiderà) la Manassero? Quest’ultima è data in alacre attività al fine di ottenere dall’alto del partito una proposta di sistemazione per Borgna affinché l’attuale sindaco possa lasciarle campo libero ed evitare ulteriori guerre fratricide nel centrosinistra. Favorendo, a quel punto, un centrodestra che potrebbe contare sullo spostamento a suo favore di parte dell’attuale maggioranza e diventare competitivo sotto la regia dell’eurodeputato di Forza Italia Alberto Cirio e l’appoggio del ministro Enrico Costa. A quel punto, con Borgna ancora in campo, a Cuneo potrebbero presentarsi ben quattro poli: uno attorno all’attuale sindaco, l’altro del Pd con la Manassero, un terzo del M5s e un quarto del centrodestra. Tutti in partenza con percentuali che sulla carta verrebbero date al di sopra del 20%.

Uno scenario rischioso per il centrosinistra. E che preoccupi non lo nega quella parte del Pd che, pur esigua, si riconosce nella linea indicata dall’ex consigliere regionale Roberto Placido. “Una sconfitta del centrosinistra a Cuneo metterebbe a rischio anche il futuro della Regione” avverte Giancarlo Boselli, ex vicesindaco e anima di L@b (Laboratorio Democratico). “L’obiettivo principale deve essere quello di unire e non dividere il centrosinistra”. A Cuneo, per ora, sembra ancora un’impresa. Non si sa quanto possibile. I “però” sono ancora molti.