ECONOMIA DOMESTICA

L’impresa salvata dai ragazzini

Per scelta o per necessità cresce nei giovani la voglia di mettersi in proprio. In Piemonte sono le aziende degli under 35 a registrare il saldo positivo, il miglior dato in Italia. Ghiazza (Confindustria): “Un trend che va però sostenuto con azioni concrete”

Giovani imprenditori crescono. E, segnando un record nazionale, in Piemonte il loro contributo allo sviluppo complessivo arriva a toccare il 73,3 per cento superando la Campania (68%) che rappresenta quel Sud dove la spinta generazionale verso questo tipo di attività registra il tasso più alto nel sistema Paese. Secondo il report di Unioncamere l’imprenditoria non solo diventa più giovane, ma si affaccia su nuovi settori come finanza, servizi alla persona e pubblicità. Nel secondo trimestre del 2016 sul totale delle nuove società iscritte in questi comparti, le attività ideate dai giovani sotto i 35 anni superano il 40%. Dalla ricerca, condotta sulla base del registro delle Camere di Commercio, nei mesi di aprile, maggio e giugno, il bilancio positivo delle imprese costituite dagli under 35 supera le 20mila unità ed è pari al 54,1% del saldo complessivo delle imprese italiane. Le oltre 31mila iscrizioni di imprese di under 35 rappresentano infatti il 31,6% delle iscrizioni del periodo mentre nello stesso lasso tempo sono state chiuse 10mila imprese giovanili.

Analizzando più nel dettaglio lo studio, emergono cifre non meno interessanti e sempre connotate positivamente: 581mila le attività produttive guidate da giovani (pari al 9,6% del totale delle imprese registrate a fine giugno), gran parte di esse attive nei settori tradizionali del commercio (28,7%), delle costruzioni (14,3%) e delle attività turistico-ricettive (10,2%). Unioncamere evidenzia inoltre come nel secondo trimestre del 2016, gli under 35 abbiano orientato le loro scelte anche verso altri comparti: dai servizi finanziari e assicurativi (promotori finanziari, agenti, sub-agenti e i broker), dove le 859 imprese giovanili iscritte nel trimestre rappresentano il 47,8% del totale. Superano il 47% le iscrizioni delle neoimprese giovanili impegnate nei servizi alla persona, mentre si attesta sul 42% il peso delle iscrizioni nell’ambito della pubblicità e delle ricerche di mercato.

Un quadro positivo nel quale il Piemonte, come detto, ottiene il miglior saldo percentuale tra iscrizioni e cancellazioni e, di fatto, conferma un ruolo sempre di maggior peso dell’imprenditoria giovanile nel sistema complessivo dell’economia. In ambito regionale la provincia dove gli under 35 pesano di più è Novara con 3.159 pari al 10,2%, a seguire Torino con 21.450 (9,6%), Vercelli 1.548 (9.4%), Cuneo 6.505 (9,3%), Asti 2.101 (8,8%), Verbania 1.160 (8,7%), Alessandria 3.481 (7.9%) e infine Biella con 1.397 (7.6%). «Si tratta di numeri che, sia pure con alcune differenze, confermano come in Piemonte ci sia voglia di mettersi in gioco e che, pur tra difficoltà oggettive, non si parli sempre e solo di crisi, non si resti attaccati in maniera nostalgica a un certo passato che deve essere certamente un valido background per il futuro, non certo un qualcosa da rimpiangere e basta», commenta con lo Spiffero Simone Ghiazza, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Piemonte.

Al recente convegno di Santa Margherita era stato proprio Ghiazza a sorprendere la platea con un domanda di cui aveva pronta la risposta: “I giovani imprenditori sono lenti o sono rock? Certo che sono rock”. E, in quell’occasione, aveva pure descritto il giovane imprenditore come “attenta sentinella della temporaneità”. «Abbiamo raccontato la globalizzazione prima che diventasse protagonista sulla scena, l’abbiamo voluta tra le esigenze delle nostre imprese. Siamo stati i primi ad accorgerci della crisi e a capirne la gravità. Nell’essere sentinelle abbiamo saputo anticipare la necessità di policy concrete: 118 proposte di legge diventate tali nel giro di 2,8 anni. Quanto più complicato sarebbe ancora intraprendere qualcosa senza tutto questo lavoro?».

Oggi dinanzi ai numeri che descrivono le imprese under 35 come un futuro che incide già fortemente nel presente ribadisce «la necessità di perseguire una sempre più decisa politica della formazione, allargare esperienze positive come quella con il Politecnico di Torino e aprirsi ancora di più alla scuola per far conoscere l’impresa a chi potrà e vorrà essere imprenditore nel futuro, che lo sia in un’azienda o di se stesso, non cambia».

Un trend positivo, quello dell’imprenditoria giovanile, che si scontra ancora con ostacoli, talvolta difficili da superare: «uno dei principali riguarda il credito. Siamo ancora troppo legati a un sistema che riconduce pressoché esclusivamente al sistema bancario. Il che va bene, ma deve essere un’opzione, non una scelta obbligata. Favorire gli investimenti privati nelle imprese, soprattutto nelle start up e quelle dei giovani – osserva Ghiazza – è ormai una necessità inderogabile legata alla competitività». La soluzione per evitare la strada obbligata delle banche – dove anziché i progetti dell’azienda su cui basare la concessione dei finanziamenti vengono chieste garanzie patrimoniali, spesso personali, dell’imprenditore – per Ghiazza passa per forza «da una defiscalizzazione degli investimenti, un incentivo al private equity». E poi la banda larga e ultralarga: «la rete deve essere efficiente ovunque non solo in grandi città o lungo alcune dorsali. Impedire lo sviluppo di imprese in quelle aree che per gli operatori sono a cosiddetto fallimento di mercato è un errore gravissimo. Speriamo che il piano varato porti in breve tempo la rete ultraveloce anche in queste aree , solo così si può davvero continuare a far crescere, ovunque, il tessuto imprenditoriale».

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