Rosso & Rossi, sodali del vitalizio

I due deputati piemontesi, Pdl e Lega, tra i parlamentari che si oppongono ai provvedimenti governativi. Vogliono mantenere i privilegi: "sono diritti acquisiti"

Roberto Rosso (Pdl)

Tra i 26 onorevoli che hanno deciso di ricorrere contro la riforma del vitalizio dei parlamentari vi sono due piemontesi: uno in piena attività a Montecitorio, il pidiellino vercellese (ma originario di Casale Monferrato) Roberto Rosso, classe 1960; l’altro trasmigrato nel dorato esilio di Bruxelles, dopo tre legislature alla Camera (XI, XII e XII), l’alessandrino di Spinetta Marengo Oreste Rossi, detto Tino, classe 1964, leghista doc. Non vogliono andare in pensione a 60 e neppure a 65 anni, ma continuare a godere del privilegio di incassare il vitalizio al compimento delle 50 primavere. Si tratta di “diritti acquisiti”, dicono gli aspiranti baby pensionati. E guai a chi li tocca.

 

Tutta colpa di Monti che nell’ultima manovra economica ha imposto l’adeguamento al regime pensionistico degli italiani. In sintesi se fin ora, ai parlamentari bastava raggiungere i cinquant’anni d’età per percepire la pensione, con il passaggio al nuovo regime contributivo l’età minima sale a sessant'anni. Attesa di ulteriori cinque anni è prevista per chi è rimasto a Montecitorio per una sola legislatura.

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