Patto di potere, con dama di Compagnia
08:07 Lunedì 06 Febbraio 2012La designazione di Chiamparino al San Paolo è il suggello di accordi tra nomenclature. Un circolo vizioso in cui al centrodestra viene garantito lo strapuntino per la Polliotto. Repubblica dixit
Un patto di potere è alla base della designazione di Sergio Chiamparino alla presidenza della Compagnia di San Paolo. Stipulato ben prima del dicembre scorso e persino delle primarie del centrosinistra che incoronarono Piero Fassino. «Un patto tra politici, tra simili che si tutelano e si proteggono, che si scambiano competenze e mandati, che soprattutto non si abbandonano mai, nella buona e nella cattiva sorte». Lo scrive non lo spiffero, che pure a suo tempo non mancò di denunciare il circolo vizioso, il cortocircuito torbido e omertoso della triangolazione politica-amministrazione pubblica-finanza, ma Repubblica di Torino con una delle sue firme più autorevoli, Ettore Boffano. Successioni dinastiche nella ristretta e incestuosa oligarchia cittadina, passaggi del testimone tra le nomenclature di partito, il cui scopo principale è la perpetuazione delle personali carriere e ha come pregiudiziale la continuità degli assetti di potere. Ceto autoreferenziale, corporazione politica, casta. Chissà come definiremmo tutto ciò se avvenisse in altri contesti e a certe latitudini, noi portatori malsani della superiorità morale “azionista”? Ma la mafietta sabauda si autoassolve, sempre.
Il quadro potrebbe farsi ancor più inquietante se nelle prossime settimane trovassero conferma voci sul presunto allargamento del patto al centrodestra, o a una parte significativa di esso. Le brame di Enzo Ghigo sulla Fondazione Crt sono arcinote, altrettanto risaputo è il ruolo di Fabrizio Palenzona che nell’ombra lavora alacremente per rafforzare un asse bipartisan. La ciliegina sulla torta (da spartire) sarebbe la nomina di Patrizia Polliotto direttamente da Fassino: un ticket che plasticamente rivelerebbe la natura compromissoria dell’accordo. Il sindaco ne avrebbe parlato nel corso degli incontri con gli stakeholder camerali. E se volessimo leggere malignamente la politica casalinga, le avvisaglie vanno tutte in quella direzione, a parti inverse ma speculari: la pressoché irrilevante opposizione in Sala Rossa fa il paio con la debole iniziativa a Palazzo Lascaris. E un altro segnale che qualcosa nelle segrete stanze e in qualche salotto si sta muovendo arriva dalla presidenza del Consiglio Regionale che, inaspettatamente, ha riaperto i termini del bando per le nomine al San Paolo. La Polliotto, consigliera uscente e consorte del senatore pidiellino Aldo Scarabosio, finora accreditata come la candidata con maggiori chance, per l’omogeneità politica con la maggioranza di centrodestra, potrebbe lasciare il posto a un altro esponente, ad ora non presente tra quanti hanno presentato domanda. Da qui la necessità di prorogare la scadenza. Insomma, al confronto la buonanima del conte Calleri, quello del "superpartito" deprecato da Fassino e Chiamparino di qualche decennio fa, era un dilettante.
foto Delia Gianti



