TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pd, di rosso ci sono solo i conti

La Federazione di Torino è al verde. Il segretario Morri convoca consiglieri regionali e parlamentari per battere cassa. Ma dovrà vedersela con Gariglio

Il Pd di Torino batte cassa. Con la chiusura dei consigli provinciali e la sconfitta elettorale nel capoluogo piemontese, la storica federazione subalpina si ritrova senza il becco di un quattrino e ora chiede che gli eletti in Regione e in Parlamento contribuiscano a rimpinguare le proprie casse e non solo quelle del partito piemontese. Quando si dice una guerra tra poveri. Pochi giorni fa, infatti, il tesoriere del Pd regionale Mimmo Mangone aveva fatto sapere in segreteria che c’erano ancora alcuni eletti che non versavano con continuità la propria quota, ora Fabrizio Morri, segretario subalpino, chiede che di partecipare alla spartizione degli oboli che già arrivano a singhiozzo. “Siamo l’unica regione in cui i consiglieri regionali e i parlamentari versano solo al partito regionale e non a quello provinciale” si è lamentato questa mattina Morri in una riunione con gli eletti torinesi. Al tavolo c’erano i consiglieri regionali Daniele Valle, Nadia Conticelli, Antonio Ferrentino, Elvio Rostagno, Raffaele Gallo e i senatori Stefano Lepri, Stefano Esposito e Magda Zanoni, dai quali, dice Morri, “c’è stata una larga condivisione”. Tanto è mica loro che deve convincere.

La situazione non è semplice: la sconfitta elettorale di Torino grava sulle casse della Federazione per circa 30mila euro. Basti pensare che fino allo scorso anno erano sedici i consiglieri che contribuivano versando 120 euro al mese del loro stipendio al partito e oggi ne sono rimasti solo 9; in più (anzi in meno) non ci sono gli assessori (300 euro al mese) e il sindaco. Insomma, si è passati da oltre 40mila euro all’anno a 10mila, mentre la soppressione dei consigli provinciali ha provocato minori introiti per altri 20mila euro circa. Il conto è presto fatto: rispetto al 2013, l’ultimo anno in cui Torino ha avuto degli eletti a Palazzo Cisterna e il Pd amministrava a Palazzo Civico, il partito ha quasi 50mila euro di entrate in meno. “Quei quattro soldi che abbiamo non ci bastano più nemmeno per l’ordinaria amministrazione, altro che attività politica” dice Morri allo Spiffero. Per fortuna (del Pd) ogni anno ci pensa la festa dell’Unità a rimpinguare un po’ le casse e nel 2016 ha contribuito per 40mila euro, di cui, però, 7mila sono stati versati sul conto del partito nazionale, da destinare ai terremotati.

Vacche magre, magrissime. “E poi la gente viene a parlarmi di fare manifesti, stampare volantini, organizzare iniziative, ma con quali soldi?” si sfoga Morri che ora dovrà trovare un accordo con il numero uno piemontese Davide Gariglio (e tanti auguri). Anche perché dal regionale han fatto sapere a più riprese che loro già si impegnano interamente nelle spese per la sede di via Masserano e per questo non hanno nessuna intenzione di andare incontro alle richieste del segretario provinciale.