VERSO IL VOTO

Contro Rossa la squadra rosso-nera

Ad Alessandria prende forma il "Quarto polo". Un rassemblement che va dall'estrema destra a Rifondazione, sotto la regia del socialista Borgoglio. Un "comitato di salute pubblica", dicono loro, contro il sindaco uscente. Porterà fieno al mulino dei Cinquestelle

Il primo risultato della ricandidatura di Rita Rossa a sindaco di Alessandria è un fronte di larghe, anzi larghissime intese. Solo che le è avverso. Riuscire a mettere nella stessa sala a discutere di una possibile alleanza Rifondazione e La Destra è qualcosa che, se in termini elettorali può far pensare al miracolo, dal punto di vista della coerenza politica assomiglia piuttosto a una bestemmia. Eppure è quel che è capitato ancora ieri sera nell’ultima chiamata alle armi di quell’esercito della salvezza da parte assemblato dall’ex parlamentare socialista Felice Borgoglio. L’ex lombardiano ai tempi di Bettino Craxi tiene (per ora) unito un fronte a dir poco eterogeneo che va dall’estrema sinistra all’estrema destra passando per ormai ex sostenitori della Rossa nel 2102 (dalla quale si aspettavano qualcosa di più e, qualcuno, qualcosa di più concreto visti i volti noti nell’album dei ricordi del sottogoverno cittadino) e attraversando pure alcune delle praterie del centrodestra in cui si muovono aspiranti cavalli di razza e imbolsiti pascolatori della politica locale.

Dev’essere un collante assai forte la guerra all’attuale prima cittadina per mettere insieme – perché di certo non si sono incontrati casualmente al bar – il segretario della storaciana Destra Alessandro Bego e il politologo rifondarolo Giorgio Barberis e far passare così per un quasi centrista il Fratello d’Italia Emanuele Locci e una nutrita truppa di piddini che ricordano quelli che a Capodanno, delusi per un mancato invito, s’imbucano nella festa dove c’è un po’ di tutto: coppie scoppiate, fidanzate deluse e aspiranti fidanzati con in tasca il due di picche. L’importante è passare ‘a nuttata e, se ci si riesce, consumare il piatto freddo della vendetta. Tutto qui? No di certo. La vecchia volpe socialista, annusata l’aria che spira contro la Rossa, al barnum dei volti noti della politica locale sta cercando di affiancare facce e nomi noti della mai troppo poco citata società civile. E ci sta riuscendo: nella rubrica Borgoglio ha numeri di telefono pesanti, a incominciare da un cognome simbolo dell’economia alessandrina, quello dei Paglieri. Barbara, una delle cugine della progenie dei profumi e bagnoschiuma è data tra i sostenitori della “cosa” cui Barberis ha tracciato i connotati di un comitato di salute pubblica. Sovrani dell’impresa, qualche nostalgico dell’eia eia alalà  e giacobini, uniti a invocare la ghigliottina per la sindaca uscente. E attorno immancabili le tricoteuse di varia provenienza. Ma è questa l’aria che tira, fredda di tempesta per la sindaca dem, foriera di possibili sorprese nella lunga (ma poi nemmeno tanto) marcia in ordine sparso verso le urne di primavera. Che sono ancora una matassa da sbrogliare per lo stesso centrodestra, ancora alle prese con le beghe e le tensioni tra i beluscones e una Lega sempre più vicina al punto di rottura, tanto che il segretario regionale Riccardo Molinari ha pronto il suo candidato, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, da far correre da solo, lasciando Ugo Cavallera e Piercarlo Fabbio alle loro alchimie e veti irritanti per Molinari come un fascio di ortiche. E fare di tutt’erba un fascio – ogni richiamo non è puramente casuale – è il rischio paventato dalla pancia moderata dell’embrionale rassemblement a convegno ieri sera.

“Certo che presentarsi con la destra, destra e l’estrema sinistra…” ammette uno dei partecipanti, lasciando intendere come la via d’uscita potrebbe essere quella di tagliare via gli estremi e poi, con una serie di liste collegate al candidato sindaco, provare a scalzare la Rossa. Il problema è trovarlo, in quell’eterogeneo schieramento, il candidato. Non che manchino, tra la settantina di presenti ieri e tra quei nomi nella rubrica di Borgoglio. Qualcuno, come il vicepresidente della Fondazione CrAl Antonio Maconi lo è pure stato in pectore per mesi nel centrodestra (dis)unito. Qualcuno ha pure fatto in passato il sindaco, come Mara Scagni. Altri mettono le mani avanti e fanno un passo nelle stessa direzione preferendo un posto a Montecitorio nelle fila blu fittiane come Fabrizio Priano, figlio di un ex sindaco socialista. Nomi noti e cognomi che pesano, come quello di Balduzzi:  Giacomo è figlio dell’ex ministro montiano e attuale componente del Csm, Renato. Loden nell’armadio, bandiere rosse che vorrebbero trionfare sulla Rossa, fez in naftalina, tessere del Pd nel cassetto delle cianfrusaglie, garofani appassiti: liquidarlo come un Barnum sarebbe un errore. Per la sindaca uscente e che aspira a rientrare a Palazzo Rosso ogni giorno che passa si fa più dura. E ogni giorno si muove qualcosa. Oggi un altro nome della storia politica recente (si fa per dire) mandrogna lancia segnali di fumo e pietre nelle stagno: Tino Rossi, ex leghista, deputato in Italia e a Bruxelles dopo un transito a Palazzo Lascaris e pure in municipio, annuncia la sua alleanza con l’Udc Gianni Barosini (ormai fuori dalle trattative con Lega e Forza Italia) e la sua formazione civica SiAmo Alessandria. “Noi ci siamo, voi, ci siete? – scrive Rossi - Ho aderito con piacere alla iniziativa del movimento civico SíAmo Alessandria che con Barosini chiede a gran voce che il candidato sindaco sia scelto dagli alessandrini con primarie o sondaggio certificato e a breve faremo una campagna volta a chiedere a tutte le forze, civiche e politiche, di aderire al nostro progetto”. Al momento, riferisce Rossi, abbiamo stretto un’alleanza operativa con le liste di  Direzione Italia di Fitto,  Fare di Tosi, Alleanza Europea e con i Popolari Italiani per l’Europa. “Ci auguriamo – aggiunge - che al più presto adottino lo stesso metodo di scelta del candidato e dell’indicazione delle priorità programmatiche anche le altre componenti del centro destra e perché no di esperienze civiche come il cosiddetto nascente “Quarto Polo”. Quello del “tutti contro Rossa”, il comitato di salute pubblica che casomai non riuscisse ad arrivare al ballottaggio, nell’eventualità di uno scontro finale tra la candidata dem e i Cinque Stelle, a  proposito di salute, probabilmente finirebbe per essere una salutare iniezione di voti per i grillini.

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