TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pd, porte chiuse ai ribelli

Mentre a Roma si consuma la scissione, in provincia di Torino viene respinta la richiesta di un gruppo di militanti di poter rientrare. Alle scorse elezioni avevano appoggiato (vincendo) un candidato contro il partito

Nei giorni in cui si sprecano gli appelli all’unità del Partito democratico, per scongiurare lo spettro della scissione, a Torino la Federazione provinciale respinge la richiesta di adesione di un gruppo di militanti e amministratori precedentemente depennati dall’anagrafe degli iscritti. Si tratta della pattuglia di Nichelino, popoloso centro nell’hinterland del capoluogo piemontese, dove a causa di una spaccatura all’interno del Pd una parte degli attivisti ha scelto di sostenere un candidato diverso da quello del partito. I fatti hanno dato loro ragione, giacché a vincere le amministrative, nel 2015, fu lo "scissionista" Giampiero Tolardo (sostenuto tra gli altri da Angelino Riggio) contro Franco Fattori. Una storia di faide interne con origini lontane e che ha portato il partito a essere commissariato per due anni e mezzo, prima con Marcello Mazzù e ora con il tesoriere della Federazione subalpina Gioacchino Cuntrò.

Una decina di giorni fa in nove hanno chiesto di poter rientrare, tra questi l’assessore Diego Sarno e il consigliere comunale Claudio Melis. Di ieri la risposta della Commissione di garanzia presieduta da Amalia Neirotti (la quale, peraltro, pare sia finita in minoranza in sede di votazione) che in un guazzabuglio di burocratese rispedisce al mittente la richiesta. Il succo è: “restate fuori”. “Il Pd è sempre stato e resta il nostro partito di riferimento – dice Sarno – ma la verità è che ci sono dei veti incrociati da parte di chi non ci vuole dentro, soprattutto ora che andiamo verso il congresso”. Restano dei dubbi sull’atteggiamento di un gruppo che solo in parte chiede di rientrare e in cui non compare il sindaco Tolardo, il quale evidentemente preferisce restare fuori dal partito in questa fase. Sarno non lo dice ma la sua sensazione è che i veti arrivino proprio dai capibastone storici di Nichelino, gli stessi con cui si è consumata la rottura che ha portato il Pd a schiantarsi per ben due volte, nel 2014 e l’anno successivo. Un circolo particolarmente strategico quello di Nichelino, che in passato è arrivato a toccare i mille iscritti e che è risultato più volte decisivo negli equilibri a livello provinciale.

Ora però c’è chi chiede di chiudere definitivamente questa fase: “Questa vicenda ha origini politiche e la soluzione andrebbe trovata in ambito politico, mentre da parte del partito provinciale ci si ostina a cavillare su questioni burocratiche da azzeccagarbugli - attacca l’europarlamentare Daniele Viotti -. Si abbia il coraggio di affrontare e chiudere dignitosamente questa vicenda. Il nostro partito sta vivendo una scissione e una emorragia di dirigenti, iscritti e militanti. Non mi pare proprio che siamo nelle condizioni di non far rientrare quanti vogliono farlo”. Una tesi sostenuta anche dal deputato Davide Mattiello, secondo il quale “la condotta degli espulsi è stata legittima difesa. Certi fatti andrebbero contestualizzati e riconsiderati”.

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