TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pd, comunali da brivido

Le elezioni di primavera fanno tremare i polsi ai dirigenti piemontesi. Asti contendibile ma la scelta del candidato si complica. Ad Alessandria il capogruppo va con gli scissionisti, mentre la cuneese Manassero potrebbe sostenere Emiliano

Un sondaggio libera le mani di Davide Gariglio che può, quindi, maneggiare più agevolmente la questione delle elezioni comunali ad Asti e fa tirare un sospiro di sollievo ad Angela Motta, la consigliera regionale che ora ha qualche possibilità in più per svicolare dalla corsa a sindaco e concentrarsi su quella agognata in Parlamento. Per il segretario regionale del Pd, dopo aver chiuso con fatica di Sisifo la grana cuneese, quella di Asti resta la questione ancora aperta nei tre capoluoghi, visto che la ricandidatura di Rita Rossa ha tolto le castagne dal fuoco in via Masserano per quanto riguarda Alessandria.

La novità per la città del Palio è di quelle da lasciare sorpresi i vertici regionali dem: piacevolmente da una parte, vista la possibilità di poter giocare, almeno sulla carta, su più di un candidato e dall’altra forse un po’ meno giacché la consigliera regionale, al centro di un pressante corteggiamento politico da parte di Gariglio, non esce certo con quello stacco, rispetto ad altri due papabili, che l’appartenenza (o forse proprio a causa di questa) al partito e il cursus honorum avrebbe lasciato supporre. Dal sondaggio commissionato a Swg e svolto nelle ultime settimane su un campione di poco meno di un migliaio di astigiani emergono alcuni dati su cui rifletteranno i piddini (e non solo loro) nei prossimi giorni. Il primo riguarda il principale avversario, quel temibile centrodestra che tale resta ma secondo gli analisti in base alle risposte ricevute non riuscirebbe a vincere al primo turno, attestandosi attorno al 36%. La formazione che da tempo ha individuato in Maurizio Rasero il candidato uscirebbe, comunque, dal primo turno con un vantaggio di almeno 5 punti sul centrosinistra, all’interno del quale il Pd peserebbe tra il 23 e il 25 per cento. Nessun effetto Torino in quel di Asti dove il M5s esce dalla rilevazione praticamente dimezzato rispetto al dato attribuito a livello nazionale.

Il secondo elemento, per alcuni aspetti, assai più interessante riguarda i candidati. Agli astigiani è stata proposta una rosa di nomi e quel che ne esce è un tris dove con forbici minime, anche se indicative, ottengono un risultato lusinghiero sia la Motta, sia il giornalista (ex Rai) Beppe Rovera, proposto da partiti e associazioni della sinistra e pronto a interpretare un sentire di quella che con termine ormai logoro resta la società civile, ma soprattutto a uscire molto bene dal sondaggio è, paradossalmente, il solo ad avere declinato piuttosto con fermezza e da tempo l’invito a scendere in campo: l’avvocato Aldo Mirate. Classe 1943, Mirate a soli 29 anni approdò alla Camera nelle liste del Pci e dopo un secondo mandato parlamentare, alla fine degli anni Settanta lasciò la politica per dedicarsi alla professione. Un abbandono che tuttavia non gli impedirà decenni più tardi, come avvenuto nell’autunno scorso, di tenere una lezione proprio alla scuola di politica organizzata da un’associazione giovanile astigiana.

Minime, ma non ininfluenti, le differenze nella conoscenza (una delle domande poste) da parte degli astigiani, così come nelle intenzioni di voto, per i tre. Che, se Mirate non cambierà opinione mantenendo il suo cortese rifiuto all’ipotesi della candidatura, resterebbero in due. Ieri Rovera ha riconfermato la sua disponibilità in un lungo post su facebook che ha concluso con un eloquente “Aspetto”, riferito alla risposta attesa e subordinata alla “prospettiva di coalizione progressista, capace di scrollarsi personalismi e rivalità ormai insopportabili e indifendibili”. Il giornalista non fa mistero di riconoscersi un quella “figura libera che rompa gli schemi logori della spartizione mera, fuori dalle logiche di una alternanza sinistra-destra nel governo di una comunità ricca di ingegni, che non vuol saperne del piccolo cabotaggio, della vista corta che non immagina futuro e progetta per il solo tornaconto” sulla cui necessità si sono centrati vari appelli a lui rivolti.

Qualora il maggior azionista del centrosinistra dovesse scegliere l’ex conduttore di Ambiente Italia non lascerebbe affranta la Motta. Anzi. Dopo il gran rifiuto di Fabrizio Brignolo a arrischiare un secondo mandato – tentato, piuttosto, come si sussurra, da uno parlamentare, magari favorito dall’ottimo e stretto rapporto con Matteo Renzi – per i dem la Motta pareva essere l’unica via d’uscita. E Gariglio pare ancora essere convinto di ciò, anche se il quadro dopo l’esito del sondaggio è mutato, o comunque presenta variabili fino a pochi giorni fa pressoché escluse in via Masserano. Che certo ha un peso sulle scelte nei capoluoghi, ma ovviamente deve tenere in debita considerazione sia il partito a livello locale, sia l’umore che si respira in città su questo o quel possibile candidato. Cuneo insegna.

Se nel capoluogo della Granda pare ormai accantonata l’ipotesi di un ticket della senatrice Patrizia Manassero con il ricandidato sindaco (infine sostenuto dal Pd) Federico Borgna, sulla parlamentare cuneese ora l’attenzione è incentrata per scoprire come si schiererà al congresso: assai vicina a Bersani non è tuttavia uscita e ieri non era presente al lancio della candidatura di Andrea Orlando. Approderà comunque lì, oppure – è la domanda che circola in queste ore – convergerà su Michele Emiliano ancora attivo nell’opera di scouting per trovare una parlamentare piemontese da far scendere in campo sul territorio a suo sostegno?

Quanto all’altro capoluogo chiamato al voto, non è certo immune da grane e questioni da risolvere come spesso la stessa Rossa ricorda a Gariglio. L’uscita dal Pd del senatore Federico Fornaro sta producendo contraccolpi il cui esito sarà interessante (e magari non piacevole per i dem) scoprire. Lui ha riconfermato alla Rossa (così come agli altri candidati nei comuni della provincia) sostegno e lealtà. Ma proprio l’attuale capogruppo a Palazzo Rosso, Fabio Camillo, ha annunciato la sua uscita dal partito. La Rossa lo aveva già dato per certo nella lista del Pd. Fino all’altro giorno.

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