GRANA PADANA

Lega “bulgara” incorona Salvini
In Piemonte l’87% al leader

Un plebiscito che “asfalta” la vecchia guardia del Carroccio. I 20 voti pro Fava racimolati da Cota nella sua Novara spengono definitivamente le ipotesi di un rientro dell'ex governatore. Molinari fa l’en plein nell’Alessandrino. Gancia sottotraccia

Asfaltati. Basta una parola, su WhatsApp, ai salviniani per celebrare la vittoria annunciata e – soprattutto – chiudere a chiave (buttandola poi via) nel cassetto i sogni di gloria di chi da oggi nel partito dovrà fare i conti con quello schiacciante 82,7% incassato a livello nazionale dal riconfermato segretario della Lega. Un dato ampiamente prevedibile che in alcune ragioni è stato decisamente più alto: Matteo Salvini contro lo sfidante bossiano Gianni Fava ha ottenuto addirittura il 100% in Valle d’Aosta, il 95% in Liguria, il 91% in Veneto e “solo” il 78% in Lombardia (regione dove Fava è assessore nella giunta di Roberto Maroni).

In Piemonte la minoranza non è riuscita a racimolare più di un 13% che osservato nei voti assoluti risulta, se possibile, ancor più bruciante per quella parte del Carroccio schierata contro Salvini e, di conseguenza, contro il segretario regionale e suo fedelissimo Riccardo Molinari: a fronte dei 675 voti ottenuti dal leader, Fava non ha raggiunto il centinaio fermandosi a quota 97. Interessante per i piani di alcuni esponenti storici la ripartizione dei consensi nelle varie province: se nell’Alessandrino, feudo di Molinari, la mozione avversa a Salvini non ha ottenuto neppure un voto, così come a Biella, nella provincia di Novara l’ex presidente della Regione Roberto Cota è riuscito a portare al suo candidato Fava appena 20 voti, addirittura sei in meno rispetto alla provincia Granda.

A Cuneo, in verità, la capogruppo in consiglio regionale Gianna Gancia, data dai salviniani come impegnata supporter della minoranza, non ha certo strombazzato il suo sostegno a Fava. Lady Calderoli è apparsa, in queste settimane, piuttosto acquattata. Certo non ha mai rinunciato a rivendicare la sua insofferenza alla svolta lepenista di Salvini e il suo affetto politico verso l’Umberto. Ma fare una campagna elettorale pancia a terra è cosa diversa. Tattica? Forse. Certo è che lei, anche dopo lo scontro al congresso regionale che l’aveva vista contrapposta a Molinari e poi da lui sconfitta, non ha visto neppure traballare la carica al vertice del gruppo leghista a Palazzo Lascaris. Difficilmente accadrà anche dopo il voto di ieri, seppure la moglie del vicepresidente del Senato venga indicata dai salviniani tra gli sconfitti, gli “asfaltati” per usare il termine utilizzato con abbondanza e gusto fino a tarda sera nelle chat. Quanto giochi il fattore coniugale a salvare l’ex presidente della Provincia di Cuneo dalla resa dei conti post primarie resta difficile da stabilire. Di certo anche l’impegno soft che ha connotato la Gancia in questa battaglia congressuale pare destinato a non modificarne, in peggio, la sua collocazione negli assetti del gruppo e, magari, nei futuri scenari elettorali.

Ben diversa la situazione di Cota. Se c’è un asfaltato per eccellenza, questi è proprio l’ex governatore. Quei 20 voti (a fronte dei 31 contati a Torino, 13 nel Verbano, uno solo nel Canavese e appena 4 nell’Astigiano dove per Fava era schierato l’ex parlamentare Sebastiano Fogliato) suonano per il reggitore del posacenere del Senatur come un addio definitivo a progetti di un ritorno sulla scena, passando per una candidatura in Parlamento. E se, nelle dichiarazioni ufficiali, Molinari ringrazia tutti i militanti dicendosi “molto soddisfatto della compattezza del dato piemontese a sostegno del segretario federale Salvini, superiore alla media federale” ricordando che “La Lega Nord Piemont ha bisogno di unità e coesione, perché ci aspettano grandi battaglie da vincere tutti insieme, a partire da quella per l’autonomia della nostra splendida terra” il senso autentico del plebiscito salviniano sta in quell’“asfaltati”.

Bossi a seggi ancora aperti aveva avvertito: “Se vince Salvini e porta la Lega al Sud, è finita. Io sono per continuare l’esperienza del movimento di liberazione del Nord. Salvini è la brutta copia di Renzi”. Le urne poco dopo avrebbero trasformato quelle parole in una sorta di ultimo quanto vano appello a un ritorno alle origini. “Nessuno le rinnega e le ha mai rinnegate, la Lega di Salvini resta federalista, ma il segretario ha saputo aggiornare il messaggio del movimento ai tempi attuali, che non sono più quelli del secolo scorso” precisa Molinari. Durissimo il messaggio di risposta al Senatur anche da parte dello stesso Salvini: “Hanno scelto i militanti, Bossi faccia i conti con questi militanti, la sua coscienza e poi auguri, io ho voglia di guardare avanti, non indietro e non ho tempo da perde coi nostalgici”.

E se lo sconfitto Fava non esclude il rischio di scissione – “se uscisse Bossi, anche molti altri lascerebbero: spero che Salvini abbia a cuore gli interessi della Lega e riesca a trovare con Umberto un'intesa” – a gettare acqua sul fuoco arriva Roberto Calderoli: “Adesso avanti tutti insieme, uniti come sempre, con la guida sicura del nostro segretario federale, che in questi anni ha fatto crescere e ha rafforzato la nostra Lega e adesso ci riporterà al governo del Paese”. Manca che al brindisi dei vincitori in Piemonte si stappi pure una bottiglia di spumante. Gancia, ovviamente.

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