MUNICIPALIZZATE

Gtt, ultima fermata: amministrazione straordinaria

È la soluzione che avrebbe in mente Chiamparino. Procedura concordata con il ministero e nomina di un commissario. Forse l’unica strada rimasta per evitare il fallimento. Appendino non pregiudizialmente contraria

Ultima fermata per evitare di finire nel burrone, una corsa contro il tempo per scongiurare il fallimento. C’è una strada che Gtt potrebbe ancora imboccare nel disperato tentativo di evitare il patatrac e va nella direzione della “amministrazione straordinaria speciale” dell’azienda dei trasporti pubblici di Torino. Una procedura “concorsuale” prevista dalla cosiddetta legge Marzano, varata all’epoca del caso Parmalat e utilizzata in numerosi casi di dissesto finanziario di grandi gruppi industriali (Volare, Alitalia), ulteriormente disciplinata dalle norme introdotte dalla riforma della pubblica amministrazione del ministro Madia. Un istituto che consente di mantenere in attività l’azienda in capo a un commissario a cui spetta il compito di avviare in un tempo limitato ma congruo un corposo piano di ristrutturazione aziendale, mitigandone il più possibile gli effetti negativi, a cominciare dalle ricadute in termini occupazionali.

Insomma, salvare il salvabile di una barca che rischia di andare a fondo proprio come accaduto lo scorso anno a uno dei suoi due battelli sul Po. A ragionare attorno a questa ipotesi sarebbe il presidente della Regione Sergio Chiamparino, il quale avrebbe informato alcuni consiglieri regionali e compagni di partito, chiedendo loro nel contempo di abbassare i toni della polemica, in modo da non ostacolare il dialogo con l’amministrazione comunale a cui spetta, in quando socio unico, l’ultima decisione. A quanto risulta allo Spiffero la soluzione non è ancora stata concordata nei dettagli con Chiara Appendino, anche se non vedrebbe la prima cittadina pregiudizialmente contraria come testimonia la velina uscita da Palazzo Civico volta ad accreditare un “patto su Gtt” siglato col governatore a un tavolo apparecchiato, in realtà, per altre questioni.

Ma cosa prevede la procedura? L'assemblea dei soci - composta esclusivamente dal Comune di Torino, unico azionista - dovrebbe prendere atto della necessità di far fronte a misure straordinarie per evitare il dissesto e a quel punto coinvolgere il Ministero per lo Sviluppo economico, cui spetta la nomina di un commissario con pieni poteri. A lui, una volta accertata la consistenza del patrimonio e conclusa la ricognizione di debiti e crediti in essere, toccherebbe rimettere in carreggiata l’azienda sul piano finanziario, operazione che non esclude la cessione di asset. In poche parole, fallita la vendita del 49% del gruppo alcuni suoi rami potrebbero finire sul mercato (i parcheggi, ad esempio) con un’operazione “spezzatino”.

Va detto che procedure analoghe sono già state usate in Piemonte, ad esempio per lo Ial Cisl o nel caso del consorzio ambientale Asa, mentre non è stato possibile utilizzarle per Csea, l'istituto di formazione comunale, perché non rispettava i criteri relativi a personale e fatturato. Parametri che invece Gtt – azienda da quasi 5mila dipendenti – possiede.

La situazione è a dir poco allarmante. Secondo indiscrezioni sul bilancio del 2016, che com’è noto il cda rimanda da tempo l’approvazione, i debiti rappresentano un super fardello da oltre 540 milioni, a fronte di un fatturato da 440 milioni e di un mini utile pari a 169 mila euro. Un disastro accumulato negli anni, incancrenito sotto la gestione di Piero Fassino, ma che ha origini lontane nel tempo e di cui Chiamparino, da ex sindaco, sente, almeno in parte, il peso (“Mica possiamo far fallire Gtt?”, ammettendo sottovoce le responsabilità anche delle amministrazioni di centrosinistra). Una cosa è certa, senza una terapia d’urto il futuro di Gtt è segnato: “In tali condizioni una società privata – attacca il consigliere Alberto Morano – avrebbe già portato i libri in Tribunale”.

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