DIRITTI & ROVESCI

Moi, “vietato” parlare di sgombero

Per il presidente della Compagnia di San Paolo Profumo la soluzione all'occupazione del villaggio olimpico è "un modello di sviluppo e di coesione sociale". Gli stranieri vengono incentivati ad andarsene con un po' di soldi e un lavoro

Di sgombero non se ne parla, anzi è proprio vietato. La soluzione all’occupazione abusiva dell’ex villaggio olimpico da parte di profughi e immigrati deve essere per Francesco Profumo, numero uno della Compagnia di San Paolo “una liberazione condivisa”. Un approccio culturale che parte addirittura dal lessico, con la modifica dello stesso acronimo Moi che dall’originario “Mercato ortofrutticolo all’ingrosso” è diventato ora “Migranti opportunità integrazione” dal nome del progetto messo in campo assieme a Prefettura, Comune di Torino, Regione Piemonte, Città Metropolitana e Diocesi per superare un'occupazione che dura ormai da quattro anni.

“Nelle palazzine dell’ex villaggio olimpico di Torino 2006 vivono in tutto circa 750 stranieri, 50 dei quali nei sotterranei. La parola sgombero non è contemplata, è prevista la liberazione graduale delle case grazie a soluzioni abitative e a soluzioni di tipo formativo e lavorativo” dice l’ex rettore e ministro, il quale ha certo voce in capitolo visto che le risorse per superare la situazione di illegalità nel quartiere Lingotto ce li mette lui (il progetto è finanziato per 1,75 milioni dalla fondazione bancaria e altri 500mila euro dal Comune). Profumo considera il progetto un fiore all’occhiello, “un modello di sviluppo e di coesione sociale” per il quale “c’è bisogno di pazienza e anche sul fronte della comunicazione bisogna fare più attenzione” dice, bacchettando le cronache cittadine. Sul tema la sindaca incontrerà martedì il ministro dell'Interno Marco Minniti, che nei giorni scorsi giorni ha imposto uno stop agli sgomberi in assenza di soluzioni abitative alternative. Una cosa è certa: a Torino non si ripeteranno i fatti di piazza Indipendenza a Roma.

Parole che arrivano nei giorni in cui la politica si rimpalla le responsabilità, al punto che il capogruppo comunale del Pd, Stefano Lo Russo, pare abbia consigliato ai suoi compagni di partito di tacere viste le oggettive colpe, se non altro di omissione, nell’aver tollerato (e sottovalutato) a suo tempo l’occupazione. 

Un’area spesso teatro di tensioni, anche con i residenti che non hanno mancato di scendere in piazza chiedendo il ripristino della legalità. Il 24 novembre scorso i migranti scatenarono una rivolta proprio all’ex Moi, con alcune centinaia di occupanti che scendono in strada sradicando cartelli, lanciando bottiglie e scandendo slogan contro i residenti, dopo l'esplosione di alcuni petardi lanciati da ignoti all'interno delle palazzine.

Il piano - curato dal project manager Antonio Maspoli con una deadline che fissa nel 2020 lo svuotamento definitivo della struttura - prevede innanzitutto la ricerca di posti di lavoro: venti persone hanno seguito corsi di formazione e sono già partite per Veneto, Friuli e Liguria. Nelle case libere potrebbero essere spostati alcuni degli stranieri che oggi vivono negli scantinati.

La Lega Nord boccia senza appello il progetto: “Non hanno scoperto l’acqua calda: è da anni che dichiariamo che negli scantinati delle palazzine esiste una vera e propria sistemazione di alloggi strutturati come baracche, dove vive gente in condizioni disastrose e con la rischiosa presenza di bombole da gas per cucinare e scaldarsi” attaccano Fabrizio Ricca e Stefano Delpero. “Il progetto fallimentare non ha prodotto - secondo i leghisti - i risultati sperati; è stato soltanto un modo per far guadagnare un po’ di soldi ai soliti amici a discapito di chi ne ha davvero bisogno. La strategia di temporeggiare con lo sgombero da parte dell’amministrazione comunale è un chiaro segnale di incapacità di gestire la situazione. È arrivato il momento - sostengono - di procedere con uno sgombero vero e proprio con l’aiuto delle forze dell’ordine, prevedendo successivamente percorsi di integrazione per gli aventi diritto ed espulsione per chi non è in regola”.

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