GRANA PADANA

Gancia rovina la festa a Bossi

Gli irriducibili aficionados del Carroccio d'antan festeggiano il compleanno del Senatur. Una rimpatriata tra nostalgia, rimpianti e qualche ansia di rivincita. La sala si svuota (e rumoreggia) alla lettura della missiva inviata da lady Calderoli

In sala una settantina di irriducibili, tutt'intorno i simboli di trent'anni di storia. Al ristorante “Andrea” di Poirino, nel Torinese, un drappello di militanti leghisti hanno fatto la festa a Umberto Bossi per i suoi 76 anni, compiuti lo scorso 19 settembre. A fare gli onori di casa l'avvocato Matteo Brigandì, da sempre al fianco del vecchio leone, tra i presenti tanti volti storici della Lega Nord torinese: qualcuno intanto è stato cacciato dal nuovo corso, altri sono ai margini in polemica con Matteo Salvini. Tanti ex come Sebastiano Fogliato, già parlamentare del Carroccio, Giovanni Corda, per un mandato capogruppo in Provincia, Diego Lucco, consigliere di amministrazione di Scr nell’era Cota in Regione, Patrizia Borgarello, la pasionaria protagonista della battaglia (persa) sulle firme false del Pd e ultimamente approdata tra i fittiani, Luigi Piccolo, per qualche tempo vicepresidente delle case popolari Atc. Tra nostalgia e ansia di rivincita prevale la volontà di chi non si arrende alla deriva lepenista e tenta una nuova avventura con Grande Nord, sperando di poter contare sul sostegno del Senatùr.

Di mano in mano, tra i presenti, circola una lettera destinata a Bossi: la leggi tu? La leggo io? Una missiva destinata a rovinare il clima dell’allegra rimpatriata. Era appena finito l’antipasto e si attendeva il primo quando un coraggioso si alza in piedi e annuncia: “Vorrei leggere una lettera di Gianna Gancia per Umberto”, in sala c'è chi inizia a rumoreggiare, a qualcuno scappano degli ingenerosi insulti, c’è chi addirittura si alza e lascia momentaneamente il proprio tavolo. Molti di loro si erano immolati per lady Calderoli, quando lei si candidò alla segreteria piemontese del partito, la battaglia a viso aperto portò a una successiva stagione di purghe in cui i malcapitati non si sono mai sentiti coperti da chi avevano appoggiato con tanto vigore. Una “venduta” per molti di loro, la Gancia, che per contro nel suo scritto dà un colpo al cerchio e uno alla botte: se la prende con la magistratura per aver bloccato i fondi della Lega, “un fatto gravissimo”, e poi con chi non ha fatto parlare Bossi “con il suo popolo riunito a Pontida”. Proprio lui che è “l’inventore, il padre naturale e legittimo della Lega, un uomo senza il quale la democrazia italiana sarebbe rimasta ferma ai giochi della partitocrazia”. Cita Luigi Einaudi, Carlo Cattaneo, Adriano Olivetti, si definisce una federalista liberale, usa parole come garantismo - “non siamo forse in uno stato di diritto?” - piuttosto lontane dalla Lega forcaiola degli esordi. Ma tanto buona parte dei presenti era fuori a smaltire la rabbia con una sigaretta e quelle parole neanche le ha ascoltate.  

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