TRAVAGLI DEMOCRATICI

I dissidenti spaccano il Pd

Appello per evitare "interventi traumatici" nel partito di Caselle. La commissione di garanzia regionale verso l'espulsione di otto militanti tra cui l'imprenditore antimafia Esposito. Il caso emblematico del presidente De Ruosi

“Un accanimento terapeutico”, “una follia”. Pezzi sempre più ampi del Pd piemontese si schierano contro il provvedimento di espulsione nei confronti dei cosiddetti “dissidenti” di Caselle, un gruppo di militanti del partito, sostenitori di una lista – e relativo candidato sindaco – alternativa a quella indicata dal circolo cittadino. A trasformare Caselle in un “caso” sono in particolare le persone coinvolte: tra coloro che rischiano l’esclusione dall’elenco degli iscritti del Pd c’è, per esempio, Mauro Esposito, l’imprenditore antimafia (ha denunciato la ’ndrangheta, testimoniando al processo “San Michele” sulle infiltrazioni delle cosche nei cantieri del Torinese) il quale è arrivato a deplorare la presenza, tra i supporter della lista “Per Caselle con Baracco, Sviluppo e Futuro” dell’ex sindaco Giuseppe Marsaglia, condannato in secondo grado per concussione. Di qui il teorema secondo cui “il Pd preferisce i condannati”. Tanto basta a dirigenti come il consigliere regionale Antonio Ferrentino per chiedere di evitare “l’accanimento terapeutico” e di utilizzare piuttosto “un po’ di buon senso”. Dello stesso avviso anche il collega Daniele Valle, che insieme alla deputata Francesca Bonomo, aveva sostenuto la lista alternativa in cui era candidata a sindaco Antonella Martinetto, erede della più importante famiglia di imprenditori della città. “Penso sia sbagliato affrontare una questione politica come questa in punta di diritto, con provvedimenti disciplinari che avrebbero il solo effetto di inasprire i rapporti tra le due parti” dice Valle. Tanto più che oggi a rappresentare la lista degli “scissionisti” non è un personaggio qualunque, ma l’avvocato della Juventus Luigi Chiappero, professionista vicino al Pd e attualmente impegnato nella difesa di Chiara Appendino dall’accusa di falso ideologico in atto pubblico, dopo l’avviso di garanzia ricevuto nei giorni scorsi.

In queste ore è atteso il pronunciamento della Commissione di garanzia regionale, cui i “condannati” hanno fatto ricorso per chiedere l’annullamento della pena comminata dall’organismo provinciale e cioè la loro esclusione dall’elenco degli iscritti. Nel week end, invece, si svolgerà il congresso in cui verrà eletto segretario Emanuele Verderame, nonostante la richiesta di sospensione inoltrata alla commissione presieduta da Giancarlo Quagliotti.

Una vicenda che in alcuni particolari ha dell’incredibile: basti pensare che il presidente della commissione regionale, che si accinge a mettere alla porta Mauro Esposito e compagni, è Simone De Ruosi, tra coloro che avevano sostenuto, a Nichelino, un’altra ben più drammatica scissione, quando un pezzo di partito decise di sostenere Angelino Riggio, il quale poi diventò sindaco. Seguirono le purghe dalle quali però lui venne miracolosamente salvato. Non solo: tra i componenti di quest’organismo c’è pure Giuseppe Libonati, secondo alcuni tra coloro che dietro le quinte hanno dato una mano ai dissidenti di Caselle. Sia come sia, oggi la Commissione regionale confermerà per tutti gli “imputati” il provvedimento già emesso  da quella provinciale che prevede l’esclusione per due anni dall’anagrafe degli iscritti di Morena Accardi, Pietro Bessi, Antonella Bumbaca, Giuseppe Ciravolo, Mauro Esposito, Pietro Pastore, Sergio Antonia e Adele Tirone (quest’ultima una maestra in pensione prossima agli 80 anni che ha passato gran parte della sua vita iscritta al partito – Pci, Pds, Ds, Pd – e per la quale il senatore Stefano Esposito ha chiesto “una tutela maggiore, se possibile”).

“Abbiamo fatto presente in più occasioni che a dover essere annullata era la candidatura di Luca Baracco sulla quale una parte degli iscritti al circolo non è mai stata ascoltata, contravvenendo all’articolo 2 comma 5 dello statuto, che prevede ampia consultazione degli iscritti prima di candidare un membro della sezione a incarico elettivo” attacca Mauro Esposito. Una vicenda in cui non manca più di un lato oscuro, a partire dalla posizione del segretario regionale Davide Gariglio, il quale per la prima volta ha, secondo alcuni chiesto secondo altri accettato, di essere ascoltato in commissione e non certo per perorare la causa degli “imputati”.

“Mi auguro – conclude il senatore Esposito – che non emerga alcuna pressione da parte di Gariglio nei confronti della commissione. Perché se dovessi avere delle prove in tal senso sarei il primo a deferirlo ai garanti nazionali”.