GRANA PADANA

Il Nord è Grande senza la Lega

Parte la raccolta firme della formazione capitanata a livello nazionale da Reguzzoni. Tanti delusi del Carroccio alla ricerca di rivalsa. Tino Rossi: "L'obiettivo è esserci" e iniziare a drenare un po' di voti al partito di Salvini. Ma c'è l'incognita delle firme

Per il momento i sondaggi neanche li rilevano, ma prima di occuparsi dei voti è necessario “esserci”. La campagna elettorale di Grande Nord, formazione nata da una costola della Lega con l’obiettivo di “difendere l’identità padana” dalla svolta lepenista di Matteo Salvini, inizia con la raccolta delle firme. Impegno non da poco, soprattutto oggi che “la gente è lontana dalla politica. Ai gazebo non ti chiedono neanche chi sei, scuotono la testa e scappano via” si duole Oreste “Tino” Rossi, leghista ante litteram, attivo sin dai tempi delle varie leghe autonomiste, prima che Umberto Bossi le federasse insieme. All’inizio degli anni Duemila ha guidato la Lega Nord Piemont; è stato consigliere regionale (e per un breve periodo anche presidente del parlamento piemontese) ed europarlamentare, sempre saldamente a bordo del Carroccio. Fino al 2012 quando scende giù in seguito all’incoronazione di Roberto Maroni sull’onda degli scandali che hanno travolto il partito e in particolare il cerchio magico di Bossi. Dopo una fuitina con Forza Italia è stato tra i fondatori di Grande Nord, “un po’ come essere tornato alle origini”. Servono 1600 sottoscrizioni, 400 per ogni collegio plurinominale in cui il partito si presenta, c’è tempo fino al 29 gennaio, ultimo giorno per consegnare le liste.

Sono 22 i comitati associati al partito che ha in Marco Reguzzoni, ex capogruppo a Montecitorio, il leader nazionale. “Possiamo contare su 800 iscritti in tutto il Piemonte, di cui la metà provenienti dalla Lega, e una decina di amministratori legati in gran parte a esperienze civiche” spiega Rossi. Tra loro ci sono volti storici del partito che fu di Bossi, a partire dall’ex deputato del Canavese Walter Togni. Ma anche Bernardino Tortone, ex segretario della Lega di Cuneo, Tonino Sidari, già assessore a Chieri, la volpianese Monica Camoletto e Domenico Morra, noto per essere stato a capo del Carroccio di Torino per una settimana, prima di essere detronizzato dalle dimissioni della maggioranza del suo direttivo. “Saremo il sindacato della gente del Nord - proclama Rossi – una formazione che con orgoglio porta avanti ideali identitari e valori liberali troppo spesso accantonati e dileggiati dal populismo dilagante. Non una alternativa, ma una soluzione, che antepone al qualunquismo mediatico la sostanza e la concretezza derivanti dall'autorevolezza delle idee e dei candidati”.

Nessuno di loro lo ammetterà mai, ma l’obiettivo è ricalcare in sedicesimi il percorso di Liberi e Uguali, drenando voti alla vecchia casa-madre, sperando in corsa nel sostegno dei tanti cacciati da via Bellerio: uno dei contatti più recenti è stato con Roberto Carbonero, già consigliere comunale a Torino e responsabile organizzativo della Lega di Cota, espulso per un post su facebook ritenuto offensivo da Salvini. Umberto Bossi li guarda con affetto e partecipa alle loro iniziative, ma per il momento non schioda dalla Lega, che considera casa sua, a maggior ragione se Salvini dovesse assicurargli una candidatura blindata alle prossime elezioni. “Stiamo battendo il Piemonte per raccogliere le firme” conclude Rossi. Domani appuntamento a Riva di Chieri con il presidente Roberto Bernardelli.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    00:02 Venerdì 19 Gennaio 2018 Veritas2015 Chi .......???

    Nomi di spicco, vi invidieranno di sicuro tutti i partiti.grandi portatori di consenso Su Carbonero stendiamo un velo pietoso.

  2. avatar-4
    10:04 Giovedì 18 Gennaio 2018 moschettiere Analisi

    Hanno distrutto quel che c'era per mettere quel che non c'è. Questa era l'analisi sintetica del grande Guareschi riguardo il Concilio Vaticano II. Penso sia applicabile alla Lega di Salvini che è in cerca di una identità perduta,ma trova solo il proprio leader come motivo di consenso. In realtà è nella genetica della Lega raccogliere il consenso basando la propria proposta politica sul potere trascinante del capo, Bossi come Salvini. Ma quel che fa la differenza è il contesto storico, e la presenza di 5S che la Lega fiaccata dagli scandali bossiani non è stata in grado di impedirne la nascita e l'affermazione. La Lega di Salvini è un OGM destinato ad un canto del cigno. Ne prenderà di voti (Barnum affermava che mai nessuno ci aveva rimesso nell'investire sul cattivo gusto della gente) e forse questi voti li spenderà nel modo peggiore (in termini di interesse nazionale) apppggiando dall'esterno un esecutivo grillino. Possibile. Ma in ogni caso non andrà da nessuna parte. Come non faranno nulla quelli Grande Nord. La Storia non passa mai due volte, e quella del Vico è teoria da interpretare con la giusta chiave di lettura. È tutto il sistema che è alla frutta: siamo impantanati in una melma di incapacità e inadeguatezza, condita spesso da una devastante dose di basso profilo morale.

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