Lega e Forza Italia ai ferri corti: “Rischia l’alleanza in Piemonte”
Stefano Rizzi 13:15 Venerdì 16 Marzo 2018 2Tensioni nel centrodestra. Gli azzurri temono la cannibalizzazione da parte del Carroccio e avvisano Salvini. Pichetto: "Se salta la coalizione, ci saranno ripercussioni non solo in Parlamento". E la riconquista della Regione potrebbe complicarsi
“Se Matteo Salvini lavora per un governo di centrodestra, come spero e come voglio esserne convinto, va bene. Ma se invece vuole trattare solo a nome del suo partito per un governo Lega-M5s allora la coalizione non esisterebbe più e tutto cambierebbe non solo in Parlamento”. Ha un bel da fare il leader del Carroccio a gettare acqua sul fuoco dicendo “io parlo a nome del centrodestra e non solo della Lega” come ha fatto ieri a Modena. Il dubbio espresso senza giri di parole dal coordinatore piemontese e senatore di Forza Italia Gilberto Pichetto è comune tra gli azzurri, ne alimenta i sospetti verso il “Capitano” e fa salire ulteriormente salire la tensione tra i due principali alleati.
Clima pesante. Pichetto non si sottrae alla domanda sull’aria che tira nel suo partito e dice quel che tutti pensano, qualcuno se possibile in termini ancor più decisi, ma spesso sottovoce, visto che mai la situazione è stata così tesa e delicata tra i due partiti, tra i loro due leader. E le conseguenze di un eventuale strappo, con il Carroccio verso i grillini, sono facilmente immaginabili: quando Pichetto dice che “niente sarebbe come è stato fino ad oggi e sarebbe tutta un’altra cosa” non si può non guardare alle tante amministrazioni locali governate insieme e da quelle, come la Regione Piemonte, che si profilano governabili con un’alleanza a sua volta difficilmente immaginabile nel caso i timori azzurri venissero confermati.
Un partita complicata che vede nelle ultime ore il Cav. prendere tempo e stare a guardare che cosa farà Matteo, lasciandolo a briglia sciolta. L’unico punto fermo per Berlusconi è evitare nuove elezioni, almeno a tempi brevissimi. “Nel 2019 ci sono le europee e invece di aspettare i tempi lunghi della Corte di Strasburgo, il presidente potrebbe farci un pensierino...”, è la voce che ricorre nell’inner circle di Arcore dove si prende in considerazione l’ipotesi di una candidatura a Strasburgo per ritornare in campo con maggior forza e riprendersi la rivincita nei confronti della Lega. Ma Berlusconi punta anche a inserirsi nelle pieghe della trattativa tra Carroccio e Cinquestelle per spuntare la presidenza di palazzo Madama per il suo partito con Paolo Romani. E poi aspetta. Qualcuno dice il passo falso di Matteo: “Se sbaglia mossa – racconta un insider azzurro – e finisce nel cul de sac dei grillini, Forza Italia è pronta a subentrargli al momento giusto e rifare il giro”.
Ma c’è anche la paura, tra gli azzurri, partendo dal vertice dove si mette in conto il rischio cannibalizzazione da parte del Carroccio. Anche tra i parlamentari appena eletti. Non è un caso che l’altro giorno Berlusconi abbia detto chiaramente no a qualsiasi cambio di casacca, indicando come unica destinazione per gli eventuali transfughi il gruppo misto. In passato le migrazioni sono avvenute soprattutto in senso inverso (ma Forza Italia non era certo nella attuali condizioni rispetto alla Lega, anzi all’opposto). In Piemonte bisogna andare indietro di parecchi anni per trovare leghisti come l’attuale senatore Lucio Malan e l’eurodeputato Alberto Cirio migrare verso Arcore. “C’è
chi ha il senso di appartenenza e chi tiene famiglia” dice con amara ironia Pichetto di fronte all’eventualità che il Cav. cerca di evitare con l’editto dell’altro giorno. E se da un lato l’elezione nel collegi uninominali dovrebbe accentuare lo spirito di fedeltà al partito dall’altro potrebbe essere usata come viatico per transumanze che in Forza Italia si scacciano come ipotesi, ma nessuno è in grado di escludere con assoluta certezza nel caso la situazione prendesse pieghe diverse da quelle disegnate in campagna elettorale e proposte agli elettori.
Come sua abitudine, non usa inutili perifrasi Osvaldo Napoli, rieletto dopo una pausa di una legislatura alla Camera e da due anni capogruppo azzurro al Comune di Torino: “Per quanto riguarda Forza Italia, l’abbinamento col M5s è estremamente difficile – ha affermato ai microfoni di Radio Cusano Campus –. Il loro programma non è certamente il nostro, quindi non vedo una possibilità di un futuro governo col M5s, non vedo nemmeno una convergenza in termini di appoggio interno o di astensione, poi le vie del Signore sono infinite e tutto può essere, l’importante è che la priorità siano gli interessi del Paese. Se ci fosse un’alleanza Lega-M5s sarebbe una contraddizione, sarebbe un tradimento nei confronti degli elettori – ha aggiunto –. Non credo che si arrivi a questo. È innegabile che Salvini abbia vinto le elezioni ed è leader del centrodestra, ma vorrei dire agli amici della Lega che senza il 14% di Forza Italia la vittoria della coalizione non ci sarebbe stata. Il M5s nei comuni dove ha vinto ha dimostrato il fallimento della sua capacità amministrativa, non vedo come possano avere la capacità di governare il Paese”.
I timori in casa azzurra, insomma, sono tanti. Tra questi, quello che il partito resti fuori dai tavoli che contano (come quello delle presidenze delle Camere) magari favorendo un asse Lega-M5s che potrebbe portare presto al voto con una legge più maggioritaria che, di fatto, potrebbe spazzare via il partito di Berlusconi completando la cannibalizzazione da parte del Carroccio. Quella che è stata ampiamente annunciata proprio in regioni come il Piemonte, con sindaci leghisti nelle città più importanti e con il risultato uscito dalle urne il 4 marzo. E dove, l’anno prossimo, anche per il rinnovo del governo regionale a seconda di dove deciderà di andare Salvini potrebbe essere davvero, come dice Pichetto, “tutta un’altra cosa”.


