CULTURAME

Regio, 25 milioni di debiti

Sedici con le banche e ben 9 verso dipendenti e fornitori. E mentre le Fondazioni si apprestano a ripianare il buco di 2 milioni, una ricognizione sui conti svela una situazione finanziaria drammatica

Sedici milioni di debiti con le banche, altri 9 nei confronti di fornitori e dipendenti. Una perdita d’esercizio per il 2017 valutata in 1,8 milioni. È una fotografia impietosa quella scattata ai conti del Teatro Regio dalla società Pitagora di Roberto Seymandi, un professionista di stretta fiducia dell’assessore Sergio Rolando il quale di concerto con la sindaca Chiara Appendino gli ha affidato una sorta di due diligence dell’ente. Tante le ragioni di una situazione a dir poco allarmante. A partire dai contributi pubblici che negli anni si sono costantemente contratti passando dai 31,9 milioni del 2008 ai 24,1 milioni del 2017 e soprattutto sono stati versati sempre più in ritardo, addirittura un anno dopo essere stati deliberati, quando non addirittura sottoforma di beni immobili. C’è stata poi una gestione per molti versi poco incline al risparmio e piuttosto volta a soddisfare una grandeur a debito. Basti pensare che mentre negli ultimi dieci anni istituzioni e i soci chiudevano parzialmente i rubinetti il costo del personale non si è mai ridotto in modo significativo, anzi nel 2017 è risultato addirittura superiore rispetto al 2009. Intanto le tournée all’estero, che nel 2010 erano del tutto marginali, una soltanto, nell’ultimo anno sono diventate sette e “non sempre hanno realizzato il  pareggio dei costi con un conseguente aggravio sui medesimi” si legge nella relazione di Pitagora. E pure gli incassi relativi alla biglietteria sono via via diminuiti rispetto al picco del 2012 (7,3 milioni) fino ad attestarsi nel 2017 a 5,87 milioni. Insomma, una concomitanza di fattori hanno prosciugato le casse del teatro lirico e l’ex sovrintende Walter Vergnano non può essere certo considerato l’unico responsabile di questa situazione.   

Sarà un lavoro duro quello che spetta al suo successore William Graziosi, che intanto ha esordito con un passo falso, almento nel bon ton, disertando mercoledì scorso la “prima” dei due atti unici (Il segreto di Susanna e La Voix humaine di Poulenc), con grande scorno di maestranze e artisti. Il rischio, confermato anche da Pitagora, è che il bilancio a colabrodo possa provocare un declassamento del Regio da Fondazione lirico-sinfonica a semplice teatro lirico con conseguente taglio netto dei contributi statali. Uno scenario drammatico che le Fondazioni bancarie hanno già fatto sapere di essere disposte a evitare.

“Abbiamo deliberato un impegno di 2,3 milioni per il triennio 2018-2020 – afferma il presidente della Fondazione Crt Giovanni Quaglia - siamo pronti a fare gli sforzi necessari, in presenza però di un piano triennale serio e sostenibile, con iniziative che abbiano la forza di recuperare risorse e di non abbassare il livello qualitativo che il Regio a livello nazionale”. Poi però lancia un messaggio sibillino, di quelli destinati ai buoni intenditori: “Vogliamo essere chiamati non ex post, ma ex ante, quando si costruisce un percorso e si definisce un budget. In generale, è importante che le realtà culturali siano gestite come imprese, con iniziative compatibili con il proprio budget”. Un altro milioncino lo ha appena deliberato il Comune di Torino per lavori di manutenzione sullo stabile di piazza Castello e poi, fa sapere l’assessora Francesca Leon, “stiamo provvedendo in questi giorni a erogare i fondi relativi alla quota di finanziamento ordinaria del 2017, pari a 2,4 milioni”. Bontà loro.

Per far fronte alle difficoltà di cassa il Regio ha già impegnato, tra il 2015 e il 2016 tutti i contributi triennali stanziati dai soci fondatori: dei complessivi 7 milioni, 5 sono stati utilizzati sul bilancio 2015 e due su quello dell’anno successivo. La quota rimasta per il 2017 è zero. Così fondazioni bancarie e Iren sono state costrette a metter mano al portafogli versando 1,5 milioni di contributi integrativi per garantire il pareggio di bilancio.

Al termine della relazione, la società individua quattro “soluzioni prospettabili”. La prima prevede una lettera di assegnazione della Città di un contributo in conto esercizio pari all’ammontare della perdita (1,8 milioni), la seconda un prestito trentennale a tassi vantaggiosi di importo pari almeno a 20 milioni per ridurre i debiti finanziari e commerciali (che ammontano complessivamente a 25 milioni), la terza il conferimento di immobili da parte del Comune come contributo straordinario da sommare a quello ordinario cash e, infine, un apporto di denaro fresco da parte dei soci.

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