ANTISFASCISMO

Pd di sana e robusta opposizione

Il centrosinistra cerca di uscire dalla catalessi post sconfitta, provando a delineare il perimetro della propria azione di contrasto al nuovo regime gialloverde. Gariglio: "Ripartire dai valori costituzionali per non abbassare la guardia"

Dovrà essere un Pd di sana e robusta opposizione quello si appresta a guidare il fronte alternativo al governo gialloverde nato venerdì, mentre militanti e dirigenti democrat (e non solo) si riunivano in piazza Santi Apostoli a Roma per una manifestazione a sostegno della Costituzione. Hanno provato e ridisegnarla durante i mille giorni di Matteo Renzi, ora, promettono, ne saranno i tutori. L’esecutivo guidato da Giuseppe Conte ha visto la luce dopo il più forte strappo istituzionale degli ultimi decenni della storia repubblicana, con la richiesta di messa in stato d’accusa del Quirinale da parte di Movimento 5 stelle e Fratelli d’Italia, stoppata da Matteo Salvini, proprio mentre la nazione sembrava avvitata nel più duro scontro tra poteri dello Stato: se la Lega avesse dato il via libera il parlamento avrebbe avuto i voti per procedere con l’impeachment contro Sergio Mattarella. In quei giorni Torino è stata la prima a mobilitarsi: 1.500 persone in piazza Castello hanno risvegliato un partito finito per tre mesi in una sorta di catalessi seguita al tonfo elettorale.

Il peggio sembra essere alle spalle “ma l’attenzione deve rimanere altissima” afferma Davide Gariglio, ex segretario del Pd piemontese, oggi deputato, che lunedì, a tre mesi esatti dalle urne, farà il punto della situazione con tre costituzionalisti – Massimo Cavino, Enrico Grosso e Anna Maria Poggi – in un incontro dal titolo eloquente: “La Costituzione sotto attacco”.

“Certo, lo scontro istituzionale è rientrato, ma parlare della nostra Carta fondamentale e mettere qualche puntino sulle i mi pare comunque necessario” spiega Gariglio, secondo il quale nei prossimi mesi potrebbe ripresentarsi una situazione come quella che una settimana fa, quando il M5s in ventiquattr’ore è passato dalla marcia alla retromarcia su Roma, evocando il ventennio più buio. “Nella nuova maggioranza c’è, per esempio, chi vorrebbe ripristinare il vincolo di mandato per costringere i parlamentari ad appoggiare tutti i provvedimenti scelti dai rispettivi partiti – dice il parlamentare dem – gli eletti grillini hanno dovuto firmare un contratto con una società privata in cui si sono impegnati a non votare in dissenso con il proprio movimento. Su questo argomento noi dobbiamo essere pronti a darci fuoco”.

Guai ad abbassare la guardia, dunque. Soprattutto dopo quel che è accaduto in questi deliranti tre mesi, in cui “tanto per chiarirci, il Capo dello Stato si è sempre mosso nel perimetro delle sue prerogative, come avevano fatto in passato suoi predecessori”. Opposizione dura “sui temi e sulle proposte che ci arriveranno” e “attenzione massima a preservare quel delicato marchingegno di pesi e contrappesi dello Stato previsti dai padri costituenti, proprio per evitare ogni tipo di deriva”.

La Costituzione, raramente letta e spesso interpretata (talvolta anche con svarioni non da poco) è stata oggetto anche dell’ultimo scontro in Sala Rossa tra il capogruppo dem Stefano Lo Russo e il presidente del Consiglio comunale di Torino, il grillino Fabio Versaci: “Volevate distruggerla” ha puntato il dito il numero uno dell’assemblea cittadina. E ora il Pd può essere la forza che si erge a difensore della Costituzione? “Abbiamo provato a ridisegnarla, secondo le regole in essa contenute. Siamo stati noi a raccogliere le firme perché i cittadini potessero esprimersi in un referendum. Il popolo si è espresso, quella riforma è stata bocciata”. E proprio sull’onda di un’azione parlamentare in opposizione alla maggioranza sovranista appena costituita c’è chi prospetta un fronte repubblicano, allargato a tutto il centrosinistra, mentre proprio nel Pd si sta insinuando la tentazione di estenderlo pure a quella porzione di centrodestra europeista, rappresentata da Forza Italia. Un soggetto politico o anche solo un cartello elettorale. Molto dipenderà dal fattore tempo, dalla durata di un contratto quello tra Lega e Cinquestelle sulla cui durata aleggiano incognite dense di inquietudine.

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