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GRANDI OPERE

"Se stoppate la Tav restituite i fondi"

Dopo l’annuncio del rinvio al 2019 dei bandi un portavoce dell'Ue conferma che qualora si decidesse di bloccarla dovranno essere riconsegnati 1,7 miliardi. E in caso di ritardo sfumano i finanziamenti deliberati. Che sia questa la via d'uscita del Governo?

«La Commissione Ue non può escludere di chiedere all’Italia di ripagare i contributi Cef già avuti se i fondi non possono essere ragionevolmente spesi in linea con le scadenze dell’accordo di finanziamento, in applicazione del principio “usalo o perdilo”». Lo spettro di dover restituire i finanziamenti già incassati nel caso il Governo decidesse di recedere dall’impegno di realizzare la Tav per la prima volta si materializza attraverso le parole di Enrico Brivio, portavoce della Commissione Europea per i Trasporti. Mal contati si tratta di 1,7 miliardi: 871 milioni versati da Bruxelles per i sondaggi già eseguiti e altri 814 per la prima fase dell’opera. Nel dettaglio 500 milioni di euro sono l’ammontare dei fondi già versati dal bilancio comunitario all’Italia dall’avvio del progetto a oggi, per il periodo di bilancio 2007-2013, l’Ue ha effettuato esborsi pari a 370 milioni di euro, a cui si aggiungono 120 milioni già pagati per il 2014-2020. Inoltre, l’Italia rischierebbe di perdere una parte o la totalità dei 694 milioni di euro ancora disponibili.

«Speriamo questo non succeda perché pensiamo che la Torino-Lione sia un progetto importante», è l'auspicio. E comunque, «la situazione è monitorata da vicino dalla Commissione Ue e dall’Agenzia esecutiva per le reti e l’innovazione (Inea), in contatto con le autorità francesi e italiane», conclude il portavoce, avvertendo che «a seconda degli sviluppi nelle prossime settimane, nella prima parte del prossimo anno potrebbero diventare necessari cambiamenti all’accordo di finanziamento per modificare l’ambito dell’azione e i suoi tempi».

Il tempo sta per scadere e la sensazione è che da Bruxelles non ci sia nessuna intenzione di consentire all’Italia di aspettare fino alle prossime elezioni europee. Il congelamento dei bandi ancora per un mese, concordato dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli con l'omologa francese Elisabeth Borne, sarà probabilmente l’ultimo rinvio consentito. Poi il Governo dovrà decidere. «È importante che tutte le parti mantengano i loro sforzi per completare» la Tav «in tempo, in linea con l’accordo di finanziamento», in quanto si tratta di «un progetto importante non solo per la Francia e l’Italia ma per l’intera Unione Europea, soprattutto nel contesto del corridoio Ue Ten-T Mediterraneo», prosegue il portavoce della Commissione, sottolineando che per questa sua «dimensione strategica europea è finanziato in modo significativo dal bilancio Ue». La replica di Toninelli all’Europa è giunta con un tweet: «Come detto di persona alla Commissaria Bulc sulla Tav, l’Ue non si preoccupi. Tutto l'iter sarà gestito in condivisione con la Francia e nel rispetto del contratto di governo. Non verranno sprecati soldi pubblici e, anzi, saranno utilizzati al meglio per il bene dei cittadini». Successivamente, rispondendo al question time al Senato, Toninelli ha ribadito che «l’analisi costi benefici sarà resa pubblica, condivisa con il Governo francese e presentata insieme a una parallela analisi tecnico giuridica. L’interlocuzione che in queste settimane ho svolto con il Governo francese e che attualmente è in corso con la Commissione europea ha lo scopo di portare avanti questo percorso senza compromettere la disponibilità del finanziamento europeo».

Un monito che potrebbe fare gioco, per molti versi, a Matteo Salvini, da sempre favorevole all’opera. Ora l’esecutivo gialloverde potrà puntare il dito contro l’Europa che lo mette spalle al muro agitando la spada di Damocle di una salatissima restituzione. Non è evidentemente un caso che da tempo uno dei mantra del governo è quello di non perdere i fondi comunitari, risorse che fanno comodo ma che non potranno essere in alcun modo trasferite su altri capitoli di bilancio.

Del resto, che l’Europa non abbia intenzione di recedere dall’impegno è altresì testimoniato dalla decisione assunta nei giorni scorsi di finanziare ancora di più le grandi infrastrutture europee transfrontaliere, dall’attuale 40% del costo dei lavori al 50%. Nel prossimo bilancio 2021-2027, l’Ue aumenterà i finanziamenti in arrivo per la Torino-Lione e abbasserà la quota residua che l’Italia deve ancora stanziare: questo significa che ora basteranno 366 milioni.

La Torino-Lione, tratta transfrontaliera, costerà in tutto 11,085 miliardi di euro, di cui 1,4 miliardi per progettazione e indagini geognostiche (compresi gli scavi in corso a Saint Martin Le Port) e 9,6 miliardi per i lavori veri e propri (8,6 miliardi il costo certificato 2012, aggiornato a 9,6 nella stima del costo a vita intera, delibera Cipe 67/2017). I fondi europei già assenti nei precedenti periodi di bilancio ammontano a 1.217 milioni di euro, e quelli in arrivo per il 2021-2027 con co-finanziamento al 50% (elaborazione Telt) saranno pari a 3.979 milioni, dunque in tutto 5.196 milioni, il 47% del costo totale (11,085 miliardi). La quota totale a carico dell'Italia dovrebbe dunque essere di 3.332 milioni, il 30% del totale, di cui 2.966 già stanziati (402 per la fase progettuale e delle indagini geognostiche e 2.564 per i lavori), e 366 milioni ancora da stanziare. 

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