Forza Italia
VERSO IL 2019

"Sì Piemonte" con Chiamparino

Con il Pd allo sbando, in vista delle elezioni regionali torna in auge l'idea di un fronte civico e allargato, senza simboli di partito. Pressing sul governatore che, intanto, si tiene ben lontano dal manicomio del Nazareno. La chat "segreta"

Spostare il baricentro dal Pd a una “cosa” nuova, parecchio civica e non poco allargata. La vecchia ma non del tutto accantonata idea di Sergio Chiamparino mai come adesso può tornare utile, forse indispensabile, per evitare che quanto sta accadendo e soprattutto quanto accadrà nel Partito Democratico possa rendere impossibile un’impresa già di per sé difficile come quella di continuare a governare il Piemonte dopo le elezioni di primavera.

L’effetto sbandati da 8 Settembre non risparmia nessuno dell’area (ormai ex) renziana, dopo il passo indietro di Marco Minniti e quelli in avanti di Matteo Renzi che sembra non volersi tirare appresso nella nuova avventura il vecchio ceto politico, una classe dirigente logora e logorata, lasciando anche quasi tutti i suoi al loro destino. Poi c’è pure l’effetto 25 Aprile con quelli che si affrettano a cercare da qualche parte un fazzoletto rosso e salire sul predellino del camion che sfila anche se, prima, erano da un’altra parte o non c’erano proprio.

Leggete quel che scrive il segretario torinese del Pd Mimmo Carretta su facebook: «Occhetto. C'era la sua firma sulla mia prima tessera fatta di nascosto da una famiglia, la mia, cosi orgogliosamente democristiana. L'unità, la compravo la domenica nell'edicola più lontana da casa, la leggevo e poi di corsa in sezione per lanciarla sul primo tavolo libero dal tressette». E ancora: «sono cresciuto in questa storia anche con i racconti dei compagni della sezione. Pian piano mi hanno adottato: ero il figlio "strappato" ai democristiani, il ragazzo educato e ben vestito che studiava e ascoltava».

Un’(auto)elegia in rosso, ton sur ton vista l’occasione che Carretta non si lascia sfuggire, una ricostruzione a posteriori della propria biografia politica per presentarsi con le carte in regola di fronte all’ennesima “svolta” della sinistra nostrana. Anche a dispetto di quelle origini che propriamente non paiono da Komsomol. Gli risponde Giuseppe Sbriglio, ex assessore in Comune con Chiamparino e prima consigliere della Margherita ai tempi di Alleanza per Torino con Valentino Castellani: «Io ti ricordo tra gli amici della Margherita non tra i compagni. Sembra che tu voglia far capire che appartieni solo ad una storia però io ti ricordo – dice Sbriglio a Carretta – con noi liberal democratici della Margherita mentre esisteva il Pds... e tu forse avevi la tessera della Margherita non del Pds. Poi io ti ricordo nei Moderati, partito di Giacomo Mimmo Portas».

Il clima è (anche) questo. E non è una bell’aria cui volgere le vele per navigare verso le urne. Come al solito il Chiampa lo ha capito al volo e lo aveva annusato prima e tra i primi. Un probabile ritorno alla Ditta (con parecchi aspiranti dipendenti) se il congresso lo vincerà Nicola Zingaretti e, comunque sia e comunque vada, con un Pd implodente se non si sposta il baricentro è come non spostarsi da sotto un macigno che già si muove lassù, in alto.

Guardare alle elezioni regionali e sostenere che lo si deve fare mantenendo il sistema che continua a ruotare attorno al partito, oggi sembra avere la stessa attendibilità della teoria terrapiattista. Qualcuno, interpretando forse in maniera eccessivamente drastica (ma non lontana dalla realtà) la strada obbligata che Chiamparino pare intenzionato a tracciare, si spinge a immaginare elezioni regionali dove il simbolo del Pd addirittura non compaia, lasciando spazio e speranze alla proposta civica e larga.

Quel Sì Piemonte che il governatore ha adottato – a pieno titolo senza che nessuno possa solo avanzare il sospetto di qualche usurpazione, come dimostra il suo atteggiamento non di oggi né di ieri sulla Tav e non solo – potrebbe diventare slogan elettorale, anzi simbolo di quella “cosa” sempre più reale, sempre più necessaria. In fondo, le parole pronunciate l’estate scorsa da Chiamparino sembrano ancor più attagliarsi alla situazione di questi giorni: «Sono pronto a dar vita a un’alleanza trasversale che vada al di là dei simboli di partito per la rinascita del Piemonte. Credo – diceva il presidente ad agosto – ci siano le condizioni per costruire un’intesa politico sociale su alcuni temi strategici per la nostra regione».

Oggi, in più rispetto ad allora, c’è l’ulteriore precipitare degli eventi in casa dem dove, al di là dei distinguo rispetto al quadro nazionale, la stessa dinamica che ha segnato il percorso (evitabile) verso primarie ulteriormente divisive e probabilmente assai poco partecipate non agevola affatto la strada del centrosinistra e di Chiamparino verso il difficile confronto elettorale con il centrodestra.

Dal canto suo, il presidente è già nel pieno della campagna: gira e batte la regione in lungo e in largo, il suo ruolo politico e istituzionale nel confronto (impossibile) con il Governo e nella difesa della Torino-Lione e del più vasto concetto di sviluppo è visibile, oltre che concreto. E, soprattutto, riconosciuto, in primis da quegli stakeholder – dalle associazioni datoriali ai sindacati, alle rappresentanze delle categorie produttive e del lavoro – a loro volta sempre più direttamente impegnati, come la vicenda Tav conferma.

Un terreno che potrebbe rivelarsi fertile per far crescere quella vecchia idea, mai come oggi innovativa di aprire a nuovi soggetti e nuove proposte l’offerta agli elettori piemontesi. Ancora una volta molto, di quel che succede e succederà nel e oltre il Pd, ruota attorno alla figura dell’attuale presidente della Regione. Ancora una volta, “altro” rispetto al suo partito. Che viene citato solo di sfuggita nella chat “segreta” su Messenger dei chiampariniani appena aperta dal fidatissimo Carlo Bongiovanni. Essere il più possibile presenti sui social, sostenere anche e soprattutto con questi mezzi Sergio: una delle indicazioni alla task force di una missione forse un po’ meno impossibile se si sposterà il baricentro rispetto al Pd. Come ripete il Chiampa, per tentare di realizzare il “miracolo piemontese”.

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