Monge
TORINO-LIONE

Bandi alle ciance, pressing Sì Tav

Mentre nel Governo Di Maio e Salvini litigano a distanza e il premier Conte sta "sviscerando" le gare Telt, il comitato delle 33 sigle del mondo economico convoca i parlamentari italiani ed europei. Presenti tutti i partiti eccetto i grillini. E Virano torna a Roma

Lo spartiacque è la pubblicazione dei bandi. Quei 2,3 miliardi di appalti cui Telt, la società italo-francese incaricata di realizzare la nuova linea ferroviaria della Torino-Lione, dovrebbe dare il via libera lunedì, durante il consiglio di amministrazione. Il condizionale è d’obbligo giacché a oggi non è affatto chiara la posizione del governo italiano, se non il totale disaccordo tra i suoi due azionisti, Lega e Movimento 5 stelle. Uno scontro che, proprio nella giornata odierna, è salito nei toni, con Matteo Salvini che dà appuntamento ai suoi alleati “a lunedì” quasi a prospettare un imminente redde rationem e Luigi Di Maio che gli dà dell’irresponsabile. La mediazione ha sempre più i tratti della mission impossible nonostante gli equilibrismi (a dir poco stucchevoli) del premier Giuseppe Conte, il quale nelle scorse ore ha incontrato il direttore generale di Telt Mario Virano per capire quali margini di manovra restino per provare a procrastinare una decisione o allungare, in qualunque modo, il brodo più di quanto non si sia già fatto. Un rendez-vous avvenuto a Palazzo Chigi mentre il suo gemello diverso Paolo Foietta, già Commissario di Governo e numero uno dell’Osservatorio, recentemente ingaggiato dalla Regione Piemonte per proseguire la sua opera di monitoraggio e raccordo con il territorio, era di fronte al capo del Viminale, intento a smontare pezzo a pezzo la controversa analisi costi-benefici del professor Marco Ponti.

Resta da capire come Telt, a fronte dell’assenza di un atto formale del Governo (e vieppiù del Parlamento) possa continuare a tenere i bandi congelati, oltrettutto con la spada di Damocle di una procedura da parte della Corte dei conti per danno erariale nei confronti dei suoi amministratori. I tempi stringono e i margini si assottigliano di ora in ora: per questo Virano è nuovamente volato a Roma dove in una serie di incontri tra Avvocatura di Stato e Palazzo Chigi si cerca una via di uscita, per quanto provvisoria.

L’esecutivo non è in grado di votare un decreto senza certificare la sua crisi, poiché Lega e M5s restano agli antipodi. Il passaggio parlamentare è escluso poiché in quella sede il successo del Sì sarebbe schiacciante, con i grillini completamente isolati. Resta la strada del via libera soft, magari attraverso una manifestazione d’interesse, che non è proprio un bando ufficiale e dalla quale è più facile recedere (così Di Maio avrà un po’ più tempo per farla digerire ai suoi e l’Ue apprezzerà lo sblocco, indulgendo ancora un po’ sui finanziamenti che da tempo minaccia di far saltare). Espedienti, mezzucci per consentire al capo politico del M5s di evitare che il partito gli esploda e consentire all’esecutivo di scavallare l’appuntamento delle europee (e delle contestuali regionali in Piemonte).

Intanto le pressioni aumentano. Ci sono tutte le principali forze di maggioranza e opposizione, con la sola eccezione (scontata) del Movimento 5 stelle al confronto previsto domani tra le 33 sigle del mondo del lavoro, delle professioni e delle imprese con i parlamentari italiani ed europei per sollecitare il via libera ai bandi della Tav. L’appuntamento è alle 10,30 nella sala di Torino Incontra e rappresenta l’ennesimo tentativo di pressione sulla politica – peraltro sollecitato ieri anche dal governatore Sergio Chiamparino – messo in atto dal Piemonte “economico” per ottenere la prosecuzione dell’opera.

Hanno confermato la propria presenza i deputati del Pd Davide Gariglio, Silvia Fregolent, Andrea Giorgis e Stefano Lepri, il senatore dem Mauro Maria Marino, gli azzurri Alberto Cirio e Lara Comi, Claudia Porchietto, Carlo Giacometto, Maria Rizzotti, Daniela Ruffino, Massimo Berruti, Virginia Tiraboschi e Lucio Malan, i leghisti Marzia Casolati e Danilo Lancini. Il berlusconiano Osvaldo Napoli ha aderito ufficialmente, ma non ci sarà poiché ospite a Omnibus su La7, mentre Mercedes Bresso ha fatto sapere che sarà rappresentata da un suo assistente.   

Un’azione, quella intrapresa dalle 33 sigle, che, oltre al contributo fornito per la riuscita delle due manifestazioni di piazza svoltesi a Torino, si è concretizzata in questi due mesi in una incalzante azione di pressione politica, come testimonia la corrispondenza con il premier Conte, Telt e con lo stesso leader della Lega Salvini, lettere che sono state rese pubbliche in queste ore. Ora minacciano una mobilitazione permanente che “coinvolgerà tutte le componenti del sistema rappresentato – imprese manifatturiere e dei servizi, del trasporto, del commercio, edili, agricole, oltre che i loro lavoratori –, sulla base delle possibilità proprie di ogni associazione e categoria produttiva”. I rappresentanti di imprese e lavoratori hanno anche predisposto un documento per chiedere la presentazione di una mozione parlamentare con la richiesta di proseguire con i lavori, un atto che pare ormai superato dagli eventi visto che il giorno della verità sarà lunedì, quando la società italo-francese dovrà prendere una decisione sui bandi da 2,3 miliardi di euro.

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