Monge
VERSO IL VOTO

Veterani e matricole in lista col Pd

Mastromarino, docente di diritto all'Università di Torino, correrà per le Europee (assieme ai dinosauri dem). Aveva sostenuto il referendum costituzionale. Zingaretti a Torino per il lancio della campagna elettorale, sulle deroghe per le regionali il partito resta diviso

Si era battuta, esponendosi pubblicamente, a favore del referendum sulla riforma costituzionale varata dal governo Renzi, aveva persino difeso il Rosatellum, la controversa legge elettorale partorita dalla scorsa legislatura,  ora la professoressa Anna Mastromarino, costituzionalista, docente di Diritto pubblico comparato all’Università di Torino, ha dato la sua disponibilità per candidarsi con il nuovo Pd di Nicola Zingaretti alle prossime elezioni europee. La notizia è stata data durante la direzione del partito piemontese che si è svolta nel pomeriggio, in cui sono emersi per la corsa a uno scranno nell’europarlamento di Strasburgo anche i nomi dell’ex viceministro all’Economia Enrico Morando, sostenitore alle primarie di Roberto Giachetti, e dell’ex sottosegretario al Welfare Luigi Bobba, già a lungo in predicato di essere candidato per la segreteria regionale del partito, poi finita a Paolo Furia. A loro si aggiungono gli uscenti Daniele Viotti e Mercedes Bresso. Insomma, se si esclude la Mastromarino e il giovane Viotti non proprio una lista nel nome del rinnovamento.

Il segretario regionale ha aperto la discussione con un intervento all’insegna dell’unità (o del volemose bene, come l’ha canzonato qualcuno) con un appello a non sovvertire gli organismi dirigenti sulla base del voto delle primarie nazionali. Un riferimento chiaro ad Alessandria, una delle roccaforti di Giachetti, dove all'indomani del congresso gli zingarettiani hanno evocato un passo indietro da parte dei segretari cittadino e provinciale, Rapisardo Antinucci e Fabio Scarsi, schierati entrambi con l’ex radicale. Tra le comunicazioni di Furia anche la notizia del lancio della campagna elettorale il 6 aprile, giorno in cui è atteso anche Zingaretti.

Resta sullo sfondo il dibattito sulle deroghe: tutti o quasi non vorrebbero concederle – dai renziani o ex renziani di ogni rito, alla sinistra – ma nessuno lo afferma chiaramente se non attraverso qualche generica richiesta di rinnovamento emersa in più di un intervento. Così la discussione sul tema prosegue nel solco dell’ipocrisia in attesa del redde rationem. Intanto viene approvato il regolamento per le candidature: anche qui tutti chiedono la parità di genere, ma intanto, su esplicita richiesta di alcune province, a partire da Novara, salta pure la norma che imponeva la presenza di almeno un terzo di donne lasciando esclusivamente un auspicio e cioè quello di “tendere all’equilibrio di genere”.

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