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Salario minimo, Laus riparte dal Piemonte

Il Pd presenterà in Regione un ordine del giorno per chiedere a Chiamparino di attivarsi presso il parlamento affinché venga discussa la norma dell'ex numero uno di Palazzo Lascaris. La sfida coi Cinquestelle

Il guanto di sfida sul salario minimo, lanciato dal vicepremier e capo dei grillini Luigi Di Maio al neo segretario dem Nicola Zingaretti, viene raccolto e rilanciato in Piemonte. Un duello, per la primogenitura dell’iniziativa parlamentare, che approda nell’Aula di Palazzo Lascaris. Il capogruppo Pd, Domenico Ravetti, depositerà nel pomeriggio un ordine del giorno, che conta di far approvare in tempi brevi, con cui  impegna la Giunta Chiamparino “ad attivarsi con urgenza nei confronti del Parlamento affinché si arrivi quanto prima all’adozione di una normativa nazionale di istituzione del salario minimo legale”, approvando il testo di cui è autore il senatore Mauro Laus, fino a un anno fa presidente del Consiglio regionale, per nulla intenzionato a farsi “rubare” la scena dalla collega pentastellata Nunzia Catalfo, che ha presentato un (quasi) analogo provvedimento.

“La mia proposta – ha spiegato il senatore piemontese nel corso di una conferenza stampa – prevede l’introduzione del salario minimo orario di 9 euro, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali, quella targata M5s è al lordo. Ma il punto non è la cifra, su cui si troverà un accordo, bensì la copertura. Gravando economicamente sulle imprese, è necessario intervenire contestualmente su cuneo fiscale e decontribuzione, altrimenti si mandano le aziende a gambe all’aria. Questo ha dei costi, ma non credo che i 5 Stelle se ne rendano conto, infatti non dicono dove prenderanno le risorse. Noi, che non siamo tenuti a trovare le coperture, suggeriamo che le risorse siano prese dal reddito di cittadinanza e da quota cento”. Suggerimento difficile che possa essere accolto. “Fra la mia proposta e la loro c’è poi la fondamentale differenza – ha aggiunto – che io prevedo che la legge sia attiva subito, mentre loro ne rimandano l’applicazione alla scadenza dei contratti in essere. Come per la Tav, vanno all’incasso con il consenso e rimandano al futuro i problemi”.

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