Monge

Una calda primavera

In vista delle elezioni europee, nonché di quelle regionali, gli opposti schieramenti politici affilano le loro armi. Con l’avvicinarsi della campagna elettorale lo scontro di tutti contro tutti sembra inevitabile.

Lo scorso anno il campo di battaglia dove i partiti si sono sfidati all’ultimo sangue era l’Urbe: la capitale d’Italia. La sindaca Raggi era infatti perennemente al centro di infinite polemiche, aspre invettive e contorte vicende giudiziarie (queste ultime sempre concluse con l’archiviazione).

Recentemente la prima cittadina di Roma ha abbandonato la ribalta lasciando tutta la scena alla collega subalpina: Chiara Appendino. Oggi pare essere Torino il terreno su cui si disputa il conflitto: il duro campo di una lotta senza quartiere, dove la posta in gioco è l’investitura del nuovo presidente della giunta regionale piemontese.

Scorrendo l’agenda politica cittadina, salta immediatamente agli occhi l’elevato numero di manifestazioni (grandi e piccole) destinate ad animare il centro storico torinese nei prossimi giorni. Alcune contestazioni, facendone un quadro di insieme, sono la diretta conseguenza dell’azzardata scelta di sgomberare l’Asilo occupato di via Alessandria. Uno storico centro di riferimento del mondo squatter, azzerato dall’intervento delle forze dell’ordine, pare di conseguenza a un precipitare degli eventi dopo il fallito tentativo di arrestare cinque militanti anarchici che risiedevano in quei locali.

La traumatica cacciata degli occupanti dell’Asilo forse non era negli intenti della Polizia, e conseguentemente risultano ancor più intempestive le dichiarazioni a caldo della Sindaca di Torino rivolte al Consiglio comunale: una rivendicazione paradossale dello sgombero, forse motivata proprio dalla scadenza elettorale; un atto di forza deciso, secondo la Giunta, con l’obiettivo di “riqualificare l’area”. Parole alla radice di un nuovo clima incandescente in città.

La presa armata della palazzina in mano agli anarchici è stata per molti aspetti demenziale, nonché in conclamata violazione del diritto civile, ma è un metodo marcatamente fascista quello di intimorire la Sindaca tramite manifestazioni sotto casa e decapitazioni di manichini dalle fattezze femminili, avvenute davanti agli occhi del proprio marito e della figlia.

In sintesi, un fuoco acceso grazie a un’insolita carrellata di errori, capitalizzati immediatamente da coloro che un tempo governavano il capoluogo subalpino, gli stessi già impegnati (elettoralmente) nella travagliata vicenda dell’alta velocità Torino-Lione. Il Tav in realtà è il principale terreno di lotta su cui si confrontano da una parte i 5 Stelle (insieme a quel che rimane della Sinistra vera) e dall’altra tutti gli altri partiti rappresentati in Parlamento.

Una lotta titanica capeggiata, per il fronte Sì Tav, dalle ormai note “Madamine” (clamoroso frutto della decadenza politica) impegnate a oltranza nell’organizzazione di flash mob e raduni di piazza (prettamente nei fine settimana, poiché i sostenitori dell’alta velocità ferroviaria sono tutti produttivi quindi molto impegnati nei giorni feriali). La montagna di informazioni fallaci in merito all’opera fa da gran cassa, amplificando la non conoscenza insieme alla negazione delle future conseguenze ambientali derivanti dalla sua realizzazione.

I numeri del Tav rimbalzano ovunque sino a produrre verità inverosimili, quasi psichedeliche, come le decine di migliaia di posti di lavoro garantiti dalla costruzione del lungo tunnel di base (qualcuno esagerando è arrivato a indicare 800mila nuovi occupati per merito dei cantieri Torino-Lione). Frottole gigantesche che dimostrano in modo incontrovertibile come alla base di tutto non vi sia un interesse comune, collettivo, ma esclusivamente voglie incontenibili di profitto a qualsiasi costo sociale. Un bailamme di cifre inattendibili, una matassa di false informazioni da cui non è riuscita a emergere neppure la lucida proposta avanzata dal combattivo sindaco di Venaus (Nilo Durbiano), consistente in un nuovo tracciato della linea ferroviaria più attento a popolazione e salute dell’ambiente: mediazione partorita da chi ancora detiene esperienza politica e quindi ignorata bellamente dai media (è bene non fare esempi di buona politica).  

Infine, sul terreno non poteva mancare neanche l’annunciata ribellione dei commercianti del centro storico: piccoli imprenditori taglieggiati dal caro affitto dei locali in cui operano e ora terrorizzati da Ztl allargata e dal ticket di ingresso. Misure non supportate da una valida rete di trasporto pubblico.

A detta degli esercenti la giunta vuole “spegnere la città” ma tra gli organizzatori della protesta si ritrovano personaggi noti per la loro vicinanza a CasaPound, oltre ai consiglieri del Centrodestra e del Centrosinistra (uniti da un’improbabile quanto curiosa alleanza). Un film già visto.

Una primavera “calda” si profila quindi all’orizzonte ma la contrapposizione viaggia su temi apparentemente elitari, di nicchia: argomenti molto lontani da quelli che di notte tengono svegli i torinesi.

Tav, sgomberi e le rivendicazioni dei commercianti sono avvenimenti che molti cittadini non incrociano nella loro esistenza quotidiana, e neppure gli spropositati numeri dei futuri occupati presso cantieri e indotto Tav smuovono gli elettori del capoluogo piemontese ponendoli favore di una forza politica, oppure a svantaggio di un’altra.

La battaglia è appena iniziata tenendo fuori dal suo orizzonte il sociale, l’assistenza, la sanità, il lavoro, così come pure la scandalosa vicenda del grattacielo regionale in costruzione da un’eternità.

Vincerà alla fine il migliore, ossia chi riuscirà più di altri a incanalare risorse economiche e appoggi importanti (magari tra coloro che hanno interessi proprio nella Torino-Lione oppure in altre speculazioni), e ai cittadini spetterà la solita “distante” campagna elettorale insieme all’usuale dose di fandonie utili a trasformarli in beni di consumo immediato: oggetti “usa e getta”.

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