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PROFONDO ROSSO

Bilancio, norma salva Appendino

È allo studio un provvedimento del Governo per consentire ai Comuni di utilizzare entrate straordinarie per l'ammortamento dei mutui. In arrivo 40 milioni dalle cessioni di Trm, Iren e immobili. Così la sindaca prova a far quadrare i conti

L’asso nella manica di Chiara Appendino potrebbe essere Laura Castelli. È allo studio al Ministero dell'Economia una norma che consentirebbe al Comune di Torino di chiudere il bilancio e sarebbe proprio la sottosegretaria al Mef ad avere tra le mani il delicato dossier per salvare la sindaca grillina (e con lei altri suoi colleghi) dal crac finanzario. L'obiettivo è allentare un provvedimento già introdotto lo scorso anno per consentire a un'ampia platea di Comuni, in via eccezionale, di utilizzare le entrate derivanti dalla cessione di immobili o quote di aziende partecipate per finanziare la spesa corrente. Così, dopo aver applicato un taglio robusto agli enti locali, che per Palazzo di Città si è tramutato in mancati trasferimenti per circa 80 milioni, ora l’esecutivo gialloverde va incontro ai municipi garantendo loro più flessibilità nei conti. Come? Permettendo di usare le risorse incassate dalla vendita di beni e partecipazioni per pagare alle banche la quota di capitale delle rate dei mutui. Una operazione vista come fumo negli occhi dai più ortodossi tutori dei sani principi contabili ma che, in tempi di perenne emergenza, potrebbe risultare salvifica per quanto spregiudicata.

A gennaio la Corte dei Conti, nel pronunciamento sul Rendiconto 2017, aveva stigmatizzato l’utilizzo da parte di Palazzo Civico delle risorse derivanti dalla cessione dell’1,6% di azioni Iren per spesa corrente, facendole rientrare in bilancio tramite Fct sottoforma di dividendo, attraverso un’operazione bollata dai giudici di via Bertola come “mero artificio contabile”. Ora, per superare qualsivoglia resistenza, l’esecutivo sarebbe pronto a intervenire "per decreto".

La norma, alla quale sta lavorando la Castelli, sempre più nelle vesti di ministro degli affari torinesi, consentirebbe alla sindaca di utilizzare a piacimento i 40 milioni di entrate straordinarie che ha inserito a bilancio. Di questi, circa 20 milioni dovrebbero arrivare dalla cessione del 20 per cento di Trm (inceneritore del Gerbido) a Iren, che già ne detiene il restante 80 per cento, e gli altri dal piano di dismissione di immobili e dalla vendita, se necessaria, di un ulteriore pacchetto di azioni della multiutility, per una quota non superiore all’1%, come previsto dai nuovi patti parasociali.

Nelle ultime settimane Appendino ha seguito in prima persona il bilancio di previsione dopo il malore che messo fuori combattimento l’assessore Sergio Rolando. La sindaca ha sfoggiato con funzionari e consiglieri un certo ottimismo, certa che anche per quest’anno i conti del Comune dovrebbero reggere, seppur in modo precario e con una buona dose di incognite a partire dalla vendita degli immobili che già lo scorso anno sono state inferiori a quanto preventivato. Tra le difficoltà di questa amministrazione, che hanno convinto Appendino a fronteggiare la crisi con strumenti non sempre ortodossi, ci sono anche una serie di contenziosi e transazioni con alcune società e agenzie partecipate: da Gtt e Infra.To, con gli ormai arcinoti disallineamenti di bilancio, fino all’Atc, l’Agenzia per la Casa con cui ha transato vecchi debiti per una cifra che si aggira attorno ai 10 milioni.

Nel 2019 il debito finanziario di Torino si ridurrà ulteriormente rispetto all’anno passato, attestandosi a 2,7 miliardi di euro, secondo un trend virtuoso iniziato nel 2012, quando superava i 3,3 miliardi. Quest’anno il Comune pagherà 207 milioni di euro di ammortamenti in due rate semestrali.

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