Monge

Tav, il referendum sono le elezioni

Ormai l’hanno capito tutti, o quasi tutti. L’infinito, e sempre più noioso e ripetitivo, dibattito sulla Torino-Lione dominerà la prossima competizione elettorale piemontese per la guida della Regione. Come sempre capita, e del tutto legittimamente e comprensibilmente, ognuno recita la sua parte. Con una ripetitività, appunto, che rasenta la “molestia”, come è stato detto in uno degli svariati talk televisivi. Dove, cioè, si parla sempre e solo di Tav. Almeno sino ad oggi. Ma in Piemonte la musica è un’altra e la Torino-Lione sarà il vero tema della prossima campagna elettorale. I sostenitori del Sì - praticamente tutti tranne i 5 stelle e Sinistra italiana – ripeteranno ossessivamente che senza la Tav il Piemonte, il nord ovest e l’Italia intera correranno seri rischi di sopravvivenza economica e competitiva con pesanti ricadute negative sui nostri figli, nipoti e pronipoti tutti. I sostenitori del No, rispondendo ad una logica puramente ideologica e del tutto pregiudiziale, continueranno a urlare che siamo di fronte al più grande ed inutile dispendio di risorse pubbliche dal secondo dopoguerra in poi e via blaterando.

Insomma, che si faccia o meno la consultazione popolare richiesta dal Presidente uscente Chiamparino, è del tutto evidente che il referendum sulla Tav si farà, e come se si farà. Il referendum è indetto il prossimo 26 maggio e saranno le elezioni per il rinnovo del consiglio Regionale del Piemonte. Certo, può apparire strano, nonché singolare, che per tutta la campagna elettorale scompariranno, di fatto, tutti gli altri temi. Dalla sanità, che dovrebbe essere il vero tema per qualsiasi campagna regionale che si rispetti, visto che il settore copre oltre l’80% del bilancio regionale. Come anche altri temi che, seppur su altri versanti, contribuiscono comunque sia a fare di una regione un territorio di serie A o di serie B. Come la difesa e la valorizzazione dell’occupazione, le strategie di politica industriale, le scelte sulla politica del turismo e della cultura e via discorrendo. No, qui l’80% non sarà dedicato a questi temi, a cominciare dalla sanità appunto, ma semplicemente alla Tav ripetendo all'infinito quello che un ragazzo delle elementari potrebbe ormai sintetizzare con rara efficacia dopo il bombardamento giornalistico e televisivo di questi ultimi mesi.

Ecco, il dibattito politico piemontese rischia - o beneficia, dipende dai punti di vista - nei prossimi mesi di concentrarsi esclusivamente sulla realizzazione della Torino-Lione e sulle modalità tecnico procedurali sul percorso da intraprendere tra bandi, avvisi, manifestazioni di interesse, appalti da far decollare e percorsi alternativi. Diventeremo tutti ingegneri, architetti, geologi e pianificatori.

L’unica speranza, ma resta in effetti solo una speranza, è quella che nei prossimi due mesi in Piemonte si parli anche di altro. Perché, come da copione, quasi tutti sanno che il 27 maggio la Tav ritornerà ad essere un tema drasticamente secondario. E, per il bene del futuro del Piemonte e per la stessa realizzazione della Torino-Lione, almeno a mio parere, è bene che la campagna elettorale subalpina rispetti i criteri si sempre: cioè si parli di programmi, ovviamente alternativi, per il governo del Piemonte. Di cui la Tav è certamente un tema importante, ma sicuramente non l’unico.

print_icon