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VERSO IL VOTO

Centrodestra tra liste e listino, vertice romano sul Piemonte

Forza Italia riesuma un vecchio accordo stipulato con la Lega alla vigilia delle scorse politiche che assicurava quattro posti "blindati" agli azzurri. Via libera alla presenza dell'Udc, mentre restano ancora in stand-by Giachino e Vignale

Un po’ come capita a chi resta a bocca asciutta vedendo sfumare l’eredità sognata e cerca un testamento di cui aveva sentito parlare, così Forza Italia di fronte all’ingordigia leghista e a quel misero e solitario posto nel listino gentilmente concessole dagli uomini del Capitano tira fuori da un polveroso cassetto un assai datato accordo sperando di farlo ancora valere. Sarà quel patto - siglato quand’ancora gli azzurri in Piemonte erano coordinati da Gilberto Pichetto e il suo successore, fratello del medico personale di Silvio Berlusconi, era un carneade - a far allargare le strettissime maglie al Carroccio salviniano che di posti, su dieci, ne vuole non meno di sette concedendone uno ciascuno agli azzurri, ai Fratelli d’Italia e ad Alberto Cirio, visto che quel listino si chiama, appunto, del presidente?

All’epoca s’era deciso che per Forza Italia i posti garantiti sarebbero stati (almeno) quattro. Convincere l’azionista di maggioranza della coalizione a tenere conto di quell’ormai lontano patto non sarà cosa semplice. Il risultato, probabilmente, lo si saprà dopo l’incontro di domani, a Roma, fra i tre segretari regionali e il candidato presidente. Riccardo Molinari, Paolo Zangrillo e Fabrizio Comba, con Cirio non discuteranno solo del listino, pur restando uno dei nodi più intricati, ma anche delle liste: quelle che ancora si deve capire se faranno o meno parte della coalizione.

Se c’è il via libera definitivo alla lista dell’Udc, frutto di un accordo nazionale, sul tavolo dei tre alleati resta ancora la questione della formazione del consigliere sovranista uscente Gian Luca Vignale e di quella apertamente connotata sul fronte SìTav di Mino Giachino.

Qui, come del resto per il listino, le tensioni non mancano e le ragioni della loro esistenza neppure. Il fianco destro, incominciando da FdI è, non senza motivo, piuttosto preoccupato e non meno orientato a impedire che il Piemonte nel cuore di Vignale, peschi come logico nello stesso laghetto in cui sia Comba sia Molinari hanno posizionate le loro canne. Insomma, immaginare un valore aggiunto, voti in più (anziché in meno per il partito della Meloni, ma anche per la Lega) in arrivo dalla proposta del consigliere uscente riesce difficile vista la copertura dei due simboli nazionali sul fronte più a destra della coalizione.

Come uscire da questa situazione sarà uno degli argomenti dell’incontro di domani a Roma. Dove l’altro nodo resta, appunto, quello della lista dell’ex sottosegretario ai Trasporti ai tempi di Silvio Berlusconi premier ed oggi paladino con indiscutibile visibilità del fronte a favore della Torino-Lione, collocato nel centrodestra. Anche in questo caso per i partiti, soprattutto per Forza Italia alla quale Giachino peraltro appartiene, la lista “civica” ha l’effetto di una manciata di sassolini in una scarpa. Come toglierli senza inciampare farsi male, è il problema.

Un “no” secco alla presenza della lista del madaMino avrebbe, indiscutibilmente, un costo in termini di voti (e di immagine) per il centrodestra che ha la necessità, soprattutto da parte della Lega, di non aprire varchi a chi punta il dito contro l’ambiguità del Governo sulla Torino-Lione. Per contro, la stessa Lega ha la necessità di non lasciare spazi di incertezza circa la sua linea sulla grande opera, basata sull’avvio del bandi da parte di Telt: una lista Sì Tav potrebbe equivalere a dire che la questione non è affatto risolta, come invece sostiene Salvini.

In più, lasciar fuori Giachino significherebbe lasciar fuori anche chi guarda con attenzione e favore a Stefano Parisi e alla sua proposta politica, legata ne caso delle regionali piemontesi, proprio all’ex sottosegretario. Il quale, certo, non ha favorito una posizione aperturista degli alleati con le ripetute (e improvvide) esternazioni circa un suo ruolo di assessore nell’ipotetica giunta di centrodestra. Ipotesi di fatto esclusa dai tre segretari regionali, ma che lascia sul tavolo un problema: come muoversi col madaMino? Lui stesso ha ammesso di non essere uomo da preferenze, politico con una macchina elettorale organizzata, insomma inutile pensare a un posto in una lista per lui, così come peregrina – vista la raggiunta età della pensione e i limiti della legge Madia – una compensazione con un ruolo in una partecipata o al vertice in un ente, dove l’incarico sarebbe limitato a un anno e per giunta non remunerato.

Molto fa pensare che la soluzione potrebbe passare, forse incominciando già da domani, per un atteggiamento meno ostico verso la formazione civica di Giachino, con la speranza non del tutto campata in aria, che la lista Sì Tav possa rosicchiare voti in un’area non coperta dai tre partiti della coalizione. La posizione rigida degli azzurri potrebbe, forse, ammorbidirsi anche in base a quanto dirà o non dirà il candidato presidente sulla vicenda Giachino. Cirio, tuttavia, pare dover convincere la Lega anche su una questione che lo riguarda, ancor più, direttamente: i posti nel listino a sua disposizione. Ad oggi è uno solo, ma l’europarlamentare di uomini da blindare nel listino ne avrebbe almeno due: Carlo Riva Vercellotti e Marco Gabusi, rispettivamente presidente della Provincia di Vercelli e di quella di Asti.

Spunta, anzi rispunta visto il suo passato da assessore regionale, anche il nome di Claudio Sacchetto, uscito qualche anno fa dalla Lega e dalla politica dedicandosi alla sua azienda agricola nel cuneese. A volerlo riportare in Regione e magari in giunta ad occuparsi di nuovo di agricoltura è una parte di Forza Italia e, si dice, con un certo impegno da parte del deputato ed ex ministro Enrico Costa. Sacchetto venne messo da parte in maniera brusca nel 2014 per far posto verso Palazzo Lascaris a Gianna Gancia. Lui si ritirò nei suoi campi senza troppe polemiche. Un anno fa il suo ex partito lo cercò per convincerlo a candidarsi a sindaco di Saluzzo. Non se ne fece niente, ma quella ricucitura potrebbe facilitare un suo ritorno anche se, stavolta, a cercarlo sarebbe direttamente il candidato governatore.

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