PASSATO & PRESENTE

Morto Gabetti, il Richelieu di Agnelli

Si è spento a 94 anni lo storico braccio destro dell'Avvocato. Dal primo incontro a New York ai vertici della holding finanziaria della famiglia: è stato lui a lavorare per spianare la strada della successione a Elkann

È morto questa notte Gianluigi Gabetti, per anni uno dei più stretti collaboratori di Gianni Agnelli. Si è spento questa notte, per un arresto polmonare, a 94 anni nella stanza 604, al sesto piano dell’ospedale San Raffaele di Milano, dov’era stato ricoverato d’urgenza. I funerali, in forma strettamente privata come secondo le sue volontà, si terranno a Murazzano, piccolo centro nel Cuneese in cui è cresciuto e dove ha abitato.

L’incontro con l’Avvocato avvenne nel 1971 a New York, dove Gabetti stava concludendo il risanamento della Olivetti Corporation of America, di cui teneva le redini da sei anni. Da quel momento inizia un sodalizio durato fino alla scomparsa del capo della Fiat. Agnelli gli offrì di rientrare in Italia con direttore generale dell’Ifi, la holding finanziaria della famiglia, lui accettò e rimase sempre al fianco dell’Avvocato nelle stanze dei bottoni del Lingotto. Dal 1993 al 1999 fu anche vicepresidente della Fiat, dal 2003 al 2008 presidente dell’Ifil, poi Exor, la vera cassaforte degli Agnelli.

Lasciate le cariche per limiti di età e ritiratosi a Ginevra nel 1999, rientrò dopo poco a Torino a causa della malattia di Gianni Agnelli per stargli vicino ed aiutare la famiglia nel difficile momento della successione. Alla morte dell’Avvocato, Umberto Agnelli divenne di presidente della Fiat e chiese a Gabetti di tornare in servizio affidandogli la presidenza dell’Ifil, dove si occupò del riassetto del Gruppo nel 2003 e dell’aumento di capitale. Nel 2004 venne a mancare anche Umberto e Gabetti assunse la presidenza della Giovanni Agnelli e C. Sapaz, diventando il punto di riferimento della Famiglia. Quando Morchio si propose per diventare presidente di Fiat, in un week-end Gabetti, dopo un consulto con le sorelle dell’Avvocato e la Famiglia Agnelli, trovò la soluzione per il vertice della Fiat: Luca Cordero di Montezemolo. Poche ore dopo, John Elkann incontrò a Ginevra Sergio Marchionne (all’epoca ad di Sgs) e gli propose di diventare amministratore delegato. Nel 2005 diede mandato all’avvocato Franzo Grande Stevens di studiare una soluzione che permettesse alla Famiglia Agnelli di mantenere il controllo sulla Fiat. Tra le soluzioni verificate da Grande Stevens, fu approfondita quella della conversione in azioni dell’equity swap sottoscritto nella primavera del 2005 da Exor, quanto il valore dei titoli Fiat aveva raggiunto valori particolarmente bassi. Nell’aprile del 2007 John Elkann, l’erede designato dall’Avvocato, gli succedette alla presidenza dell’Ifi. Nel luglio del 2007 lascia il Consiglio di Amministrazione di Mediobanca. Appassionato di arte e di musica, è stato Life Trustee del Museum of Modern Art of New York, presidente del Lingotto Musica e socio del Fai.

Tra i tanti aneddoti che connotano la storia di Gabetti c’è un ricordo davvero singolare e incredibile, da lui stesso raccontato. Riguarda quel ferragosto del 1986 allorché Gianni Agnelli chiamò Gabetti per comunicargli che aveva ricomprato il 10% delle azioni Fiat vendute dieci anni prima per 415 milioni di dollari al colonnello Gheddafi. Poco prima della conclusione di questo affare il titolo Fiat era ai massimi, 16 mila lire e continuava a salire. Gabetti quando seppe la notizia su Gheddafi chiese ad Agnelli: “A che prezzo hanno venduto?”. Era una cifra astronomica, ricorda Gabetti. E aggiunge: “Rimasi senza parole. Protestai: “Ma io avevo preparato una formula”. “Formula o no, caro Gabetti, che le piaccia o non le piaccia, è andata così. Non è contento?”. Con un tono che stava tra l’ironico e la sfida, Agnelli aggiunse: “Noi siamo a St. Moritz. Se lei pensa di saper fare meglio ci raggiunga. È sempre il benvenuto”. L’Avvocato – prosegue il racconto di Gabetti – aveva pattuito di ricomprare le azioni al prezzo del giorno, altissimo. Ero disperato. Così presi un aereo, arrivai e trovai tutti in festa: Cesare Romiti, Francesco Mattioli, il Dr. Cuccia e il Dr. Maranghi”.

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