La speranza è l'ultima a morire

Le consultazioni elettorali indette per domenica scorsa in Grecia hanno raffigurato l’ennesimo banco di prova per la credibilità della Sinistra europea, e purtroppo segnato la fine di una grande illusione generale.

Quando nel 2015 Alexis Tsipras si è affacciato sulla scena politica internazionale, in coppia con il suo esperto in politica finanziaria Yanis Varoufakis, i progressisti del Vecchio Continente hanno iniziato a sognare nuove possibilità di riscatto, cadendo tutti vittima di una forte fibrillazione.

Mentre ad Atene scoppiavano le rivolte popolari al grido “Morte alla Troika!”, una nuova fiammante classe politica si preparava a scalare il potere del parlamento ellenico. Si trattava nello specifico di una compagine social-comunista guidata da quarantenni con le idee chiare su come salvare il loro Paese dalle grinfie della burocrazia europea, e quindi dalla bancarotta oramai inevitabile.

In Italia l’effetto Tsipras ha coinciso con la nascita di liste che facevano riferimento al leader della Sinistra ellenica: assembramenti elettorali composti soprattutto da militanti e quadri di Rifondazione Comunista e di altri gruppi politici minori, soggetti in disperata ricerca di una nuova identità nonché di riferimenti dirigenziali autorevoli.

Tali compagini hanno retto anche alla delusione susseguente al licenziamento di Varoufakis dall’esecutivo greco. L’evento ha permesso comunque alla nostra Sinistra di contarsi ancora una volta, rinnovando un antico rito ancestrale, per dividersi così tra “Puri” (sostenitori dell’ex Ministro delle Finanze) e “Governativi”. Sullo sfondo dell’ennesima autodistruzione degli schieramenti comunisti nostrani, Syrisa (la Sinistra di Atene guidata da Tsipras) ha portato a termine il mandato elettorale incentrando l’azione governativa nel tessere nuovi rapporti con l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale, seppur in un’ottica di salvaguardia dei propri interessi nazionali.

Nei quattro anni in cui la Grecia si è affidata a Tsipras non si è assistito a rotture eclatanti tra Atene e Bruxelles, e neppure a uscite clamorose dei greci dalla zona Euro. Il primo ministro ellenico in compenso è riuscito a fermare la svendita dei beni comuni a favore dei voraci privati (palazzi, archivi, aree verdi, spiagge, ospedali, scuole e vari servizi pubblici), risanando al contempo i conti dello Stato insieme alla produzione industriale (aumento del reddito pro capite e diminuzione di 10 punti del numero percentuale dei disoccupati).

Lo scontro tra “Puri” e “Governativi” ha accompagnato costantemente l’opera del governo di Syrisa, sino a spaccare la Sinistra anche durante le ultime elezioni politiche. Tra accuse di tradimento dirette al premier e grandi tensioni tra quelli che un tempo erano alleati, la penisola ellenica è tornata ora nella mani della medesima Destra che nel 2015 l’aveva portata al collasso economico e alla sua privatizzazione totale.

Una vicenda purtroppo già vista e dalle radici che affondano nella Storia. Fatti narrati negli anni seppur con protagonisti diversi. Le divisioni a Sinistra da sempre si giocano tra “Puri” e “Traditori”, tra “Idealisti” e “Realisti più del Re”. Gli artefici della Rivoluzione francese temevano il fallimento dello Stato, il depauperamento delle casse reali: timori che costrinsero già all’epoca i membri dell’Assemblea Nazionale a dover rinunciare ai propri programmi politici radicali per cedere alle pressioni dell’economia e della finanza.

Tenere insieme giustizia, libertà, eguaglianza con gli investimenti, il lavoro e i titoli di Stato si rivela costantemente una missione con scarse possibilità di successo. Un obiettivo sovente vanificato anche dall’ingenuità dei neoeletti così come dal mega narcisismo dei dirigenti nazionali e locali (ogni riferimento a Renzi o D’Alema è puramente casuale). Situazione penosa in Italia come nel resto d’Europa, a punto tale da recitare ovunque il De Profundis in memoria di tutte le componenti progressiste e sociali del nostro continente.

L’attualità non regala speranze e neppure segnali opposti. Il M5s è nel bel mezzo di una tempesta perfetta, la sua navigazione è stata resa pericolosa dalla contrapposizione interna tra la componente sociale e quella conservatrice: il Tav, l’alleanza difficile e suicida con la Lega nonché i rischi per la salute pubblica derivati dall’ingresso tecnologico del 5G stanno scavando un profondo solco tra le compagini grilline.

Toccato il fondo, dopo aver distrutto un patrimonio ideale costruito nei secoli e col sangue versato sulle barricate come in montagna, non si potrà che ricostruire una nuova Sinistra: autorevole, credibile e capace nel fare sintesi tra le sue diverse anime.

Un esempio di quello che dovrà essere in un prossimo futuro giunge oggi da coloro che stanno lavorando al progetto di legge sui beni comuni (ossia la tutela di quanto è di tutti, la difesa dei beni pubblici dalle privatizzazioni e dallo sfruttamento economico). Tema che unisce, e quindi non divide, poiché crea un interesse comune concreto.

Il 26 luglio prossimo è stato indetto il “Firma Day”. Ovunque in Italia, presso la case comunali, i militanti dei beni comuni raccoglieranno firme a sostegno della proposta di legge a iniziativa popolare: un modo per ripartire e tornare a lottare tutti insieme (Puri e Governativi) nel nome della tutela di diritti assoluti e collettivi.

La speranza è sempre l’ultima a morire.

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