Centrosinistra e la "questione" 5 stelle

Dunque, il dibattito all’interno del Pd su come ricostruire una coalizione di centrosinistra alternativa al centrodestra, ruota attorno alla scelta su che cosa farà il partito di Grillo e Casaleggio. O meglio, come affrontare e soprattutto come regolarsi con il partito dei 5 stelle. E, su questo versante, la scelta è fra due opzioni. C’è chi, nel Pd, lavora alacremente per costruire un soggetto unico dove i democratici e i seguaci di Grillo possano convivere nell’arco di poco tempo nel medesimo contenitore politico ed elettorale e c’è chi, invece, pensa che si debba dar vita ad una alleanza solida e strutturata in tutta Italia, ovvero, da pianificare e presentare per tutte le elezioni: comunali, provinciali, regionali e nazionali. Due prospettive che prevedono, comunque sia, una alleanza politica, culturale e programmatica con il partito di Grillo e Casaleggio per gli anni futuri.

Ora, al di là della buona volontà e della legittimità di queste posizioni, è indubbio che trasformare una oggettiva operazione trasformistica – cioè il governo Conte 2 – in un progetto politico di lunga durata non è una cosa né semplice e né facile. Servono spregiudicatezza, scaltrezza ma anche coraggio e inventiva. Perché il nodo politico di fondo resta sempre quello. E cioè, in che cosa consiste e dov’è la ragione politica e culturale essenziale e decisiva che porta ad un accordo politico e programmatico di vasta durata e di lungo periodo? Sono sufficienti l’avversione viscerale e violenta nei confronti di Salvini e della Lega per giustificare una alleanza del genere? O è sufficientemente credibile la tesi di una permanenza al potere per evitare una sconfitta quasi certa e scientifica per spiegare le ragioni di questa alleanza in tutta Italia?

Sono domande legittime a cui, prima o poi, bisognerà dare una risposta politica credibile e seria. Perché il “rischio del ritorno del fascismo” o la “deriva autoritaria” rappresentata da Salvini e dalla Lega, come ormai quasi tutti sanno, sono pillole propagandistiche e demagogiche che non possono essere dispensate per molto tempo. Certo, alcuni possono abboccare per qualche mese ma poi, inesorabilmente, la propaganda cederà il passo alla realtà. E sarà, come sempre, la politica a ritornare protagonista nel costruire coalizioni credibili e sufficientemente stabili e non esposte al vento del trasformismo e dell’opportunismo.

Ecco perché il tema del rapporto/confronto con i 5 stelle non è un tema secondario né marginale rispetto al futuro – sempre che esista ancora – del centrosinistra. Una coalizione che, se prevede la partecipazione attiva, se non addirittura determinante, del movimento dei 5 stelle, rischia di cambiare profondamente se non irreversibilmente il suo profilo e la sua natura. Perché il trasferimento meccanico dell’alleanza nazionale alle realtà locali può sortire sempre effetti sorprendenti. Non solo a livello politico ma anche e soprattutto sul versante elettorale. Comunque sia, il tema del centrosinistra e del rapporto con i 5 stelle, è un capitolo che ormai non può più essere eluso. A partire dal comune di Torino e da molte altre realtà comunali del Piemonte.

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