ECONOMIA DOMESTICA

Ora frena anche l'export

L'economia del Piemonte è al palo. Male la meccanica e l'elettronica. Tiene solo l'alimentare. Produzione industriale negativa per il quinto trimestre consecutivo. Ilotte: "Consumi in stallo ed esportazioni in affanno". L'indagine di Unioncamere

È ancora stagnazione per la produzione industriale in Piemonte: l’indagine congiunturale di Unioncamere rileva per il quinto trimestre consecutivo una variazione tendenziale negativa (-0,2%), dovuta al trend preoccupante dei mezzi di trasporto e del comparto dell’elettronica. Peggiorano gli ordini dai mercati esteri (-0,9%), mentre il fatturato totale mostra una crescita debole (+0,6% con la componente estera che cresce dell'1,2%). Peggiora il grado di utilizzo degli impianti che si attesta al 65,8%.

“Il Piemonte è purtroppo al palo. I conti della produzione industriale registrano ancora un segno negativo in un quadro che vede i consumi in stallo e l’export in affanno”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Vincenzo Ilotte. Il comparto che regista la performance migliore è quello alimentare (+2,7%), seguito dall’industria del legno e del mobile (+1,7%).

A livello settoriale si riscontra un andamento eterogeneo in termini di produzione industriale. Come nei primi due trimestri dell’anno, anche nel periodo luglio-settembre 2019, il comparto che realizza la performance migliore è quello alimentare (+2,7%), seguito dall’industria del legno e del mobile, la cui variazione rispetto all’analogoperiodo del 2018 risulta pari a +1,7%. Dopo la flessione produttiva subita nel secondo trimestre 2019, si stabilizza il tessile e l’abbigliamento,che segna un +0,3%. Risulta sostanzialmente nulla la variazione del settore meccanico e di quello dei metalli (+0,1%). Tutti gli altri comparti di specializzazione della manifattura regionale evidenziano risultati negativi. In particolare la chimica flette dell’1%, le industrie elettriche ed elettroniche registrano un calo produttivo del 1,3%. Il dato più penalizzante appartiene però, ancora una volta, ai mezzi di trasporto (-3%). In questo settore, in particolare, la zavorra è rappresentata dagli autoveicoli (-55,2%) e della loro componentistica (-4,6%).

L’analisi della dinamica della produzione industriale per classe di addetti evidenzia come una sostanziale stabilità caratterizzi solo le Pmi, mentre micro e grandi imprese subiscono flessioni produttive. In particolare le imprese di piccole dimensioni (10-49 addetti) registrano una variazione del +0,1% e le medie aziende (50-249 addetti) mostrano un andamento lievemente migliore (+0,7%). Per le realtà di grandi dimensioni (oltre 250 addetti), invece, la flessione produttiva è dello 0,7%, mentre le micro aziende segnano una contrazione più lieve (-0,3%).

La stagnazione produttiva che ha caratterizzato la nostra regione nel terzo trimestre dell’anno è stata il frutto di andamenti differenziati mostrati dalle varie realtà territoriali. Come avvenuto già nel trimestre precedente, il risultato peggiore spetta al biellese, che segna una flessione del 2%. Dato negativo anche per Torino, che registra un calo della produzione manifatturiera dell’1%. In questo caso determinante è stato, ancora una volta, il contributo negativo offerto dai mezzi di trasporto. Meno intensa, ma sempre con il segno meno, la variazione tendenziale registrata da Vercelli (-0,3%), mentre stazionario appare il dato del Verbano Cusio Ossola (+0,1%). Grazie all’ottimo andamento mostrato dalle industrie alimentari e delle bevande, registrano incrementi dei livelli produttivi Alessandria (+2,1%), Cuneo (+0,9%), Asti (+0,4%) e Novara (+0,3%).

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