Tartassati e impoveriti

Una recente statistica ha messo in evidenza come gli italiani pagano in media più tasse rispetto agli altri cittadini europei. In valore assoluto circa 33 miliardi che divisi per 60 milioni fanno circa 550 euro a testa e se si considera una famiglia di 4 persone si tratta di più di 2200 euro in un anno. Una cifra considerevole che permetterebbe di fare un bel po’ di cose. Stante questa situazione, è evidente che il mercato interno ne risente con un calo dei consumi e degli investimenti. Se si pagano le tasse, non si possono usare i propri guadagni per altri acquisti, che siano semplici consumi o investimenti nel caso di aziende.

Oltre a questa considerazione generale sul rallentamento dell’economia dovuto ad una tassazione eccessiva, si possono fare ulteriori considerazioni su povertà e ricchezza. E abbastanza usuale sentire dire che i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ovviamente è uno di quei modi di dire diventati un ritornello e come tale non hanno molto senso, però è possibile usarlo per spiegare un concetto. Perché un ricco può diventare più ricco? La risposta è molto semplice: perché ha un capitale da investire e da ciò trarre un ulteriore guadagno. Chi non possiede un capitale da investire può contare solo sul suo lavoro per migliorare la sua situazione e ovviamente per quanto uno possa essere bravo, il suo reddito non potrà crescere oltre un certo limite. Alla fine ci vorrà un capitale per aprire un’azienda per sfruttare al meglio le proprie capacità o fare degli investimenti mirati, per poter avere ulteriori guadagni da affiancare al proprio lavoro. Banalmente a quanti sarà capitato un’occasione del tipo che un conoscente per necessità di soldi immediati svende un’auto o un immobile e di non poterne approfittare perché non si avevano i soldi necessari? Chi è ricco può approfittare di simili occasioni. Questo è un esempio semplice, perché ci sono investimenti più complessi, ma è giusto per spiegare l’importanza di avere un capitale da investire a disposizione.

Per costituire un capitale da investire e permettere anche ad un non benestante di diventare abbiente è necessario risparmiare. E qui ritorna il problema dell’eccessiva tassazione. Come può, chi ha un affitto o un mutuo da pagare e una famiglia da mantenere, mettere dei soldi da parte con le tasse che si mangiano tutto il guadagno? Che si sia un lavoratore dipendente o autonomo metà e più del reddito se ne va in tasse. A questo si aggiungono le miriadi di tasse indirette e patrimoniali come i vari bolli, bollo auto, bollo sui conti corrente, canone Rai, le varie accise sui carburanti, l’IVA su tutto quello che si acquista e così via. La statistica è impietosa: ogni cittadino italiano paga mediamente 550 euro rispetto alla media europea. Questo calcolo è fatto sui 60 milioni di abitanti, ma se si facesse sui soli lavoratori sarebbe 3 volte tanto. Con un reddito più alto si potrebbe risparmiare e con ciò pensare a qualche investimento e permettere ai meno abbienti di migliorare le proprie condizioni. Semplicemente riuscire a chiudere prima il mutuo rappresenta già un grosso vantaggio che permette di avere a disposizione un bel po’ di soldi in più al mese. Nel caso delle aziende significa chiedere meno credito alle banche con risparmio sugli interessi, possibilità di fare maggiori investimenti e di conseguenza crescere ed espandersi con possibili nuove assunzioni, innescando un ciclo positivo di crescita con riverberi benefici su tutta la società.

Purtroppo ciò non avviene, perché l’eccessiva tassazione frena lo sviluppo e impedisce alle persone di risparmiare impedendo loro il miglioramento della propria situazione economica.

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