EMERGENZA SANITARIA

Mascherine per tutti? Tra un mese

Nonostante le promesse la Regione inizierà a distribuire la prima tranche ai Comuni solo a metà maggio. Intanto sindaci e cittadini si arrangiano. Valle (Pd) critica l'accentramento alla Asl To3 l'acquisto dei dispositivi. Grimaldi (Luv) chiede lumi sulla fornitura della Miroglio

Un mese, almeno un mese, per consegnare ai Comuni piemontesi le mascherine che, poi, dovranno essere distribuite ai cittadini. Chi può e riesce, meglio incominci o prosegua ad arrangiarsi. E sì, perché dopo i roboanti annunci sulle produzioni autarchiche del più semplice tra i dispositivi di protezione, ancor più semplice giacché non si tratta di mascherine destinate ad uso ospedaliero ma sociale, in una lettera firmata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dall’assessore alla Protezione Civile Marco Gabusi si informano i sindaci su un’operazione che ci si attendeva avesse tempi e modalità assai più brevi e meno complesse.

Ai primi cittadini piemontesi, oltre a dire di essere “felici di comunicare che prosegue il nostro impegno al vostro fianco”, governatore e assessore spiegano di essere “riusciti a procedere con l’acquisto di mascherine a uso sociale da distribuire a tutta la popolazione”.

Premesso che moltissimi Comuni hanno incominciato a distribuire da sé mascherine acquistate o ricevute in donazione, dalla Regione confermano i tempi lunghi: “Il piano di smistamento prevede la consegna delle mascherine entro un mese in tutti i Comuni, distribuendole in un’unica tranche a quelli piccoli e in diverse tranche agli altri”. Poi toccherà ai sindaci decidere come farle avere ai loro concittadini. Altro tempo, ovviamente. Se nei paesi sarà probabilmente breve, nei centri medi e in quelli grandi c’è da sperare che non passi giugno. Un ritardo che non sorprende, giacché sabato in conferenza stampa della giunta era stato spiegato che solo una prima tranche di mascherine sarebbe stata consegnata per il 4 maggio, data della parziale uscita dal lockdown, e il resto successivamente. Ora, però, i tempi paiono dilatarsi ancora di più. Leggi la lettera

Una questione, quella che si somma alle altre che segnano ulteriori ritardi e intoppi nell’affrontare l’emergenza da parte del Piemonte, che è stata oggetto di discussione oggi in quarta commissione e che ha prodotto dure reazioni da parte delle opposizioni. “Continuano a mancare i tamponi e il sistema regionale non esce dalla crisi di gestione dei dati in cui si trova dall’inizio dell’emergenza e per quanto riguarda i dispositivi di protezione non abbiamo avuto i chiarimenti richiesti”, osserva il consigliere del Pd Daniele Valle. Rimarcando come “suona incredibile aver inizialmente affidato alla sola Asl To3 (diretta dal coordinatore sanitario dell’Unità di Crisi Flavio Boraso, ndr) il compito di garantire gli approvvigionamenti per tutto il sistema piemontese, ed aver coinvolto Scr, struttura con professionalità ad hoc, solo a metà marzo, a emergenza conclamata”, Valle punta il dito contro “una catena di ritardi per cui oggi siamo ancora in affanno per quello che concerne le forniture di guanti e camici, non si stanno distribuendo le mascherine ai pazienti in isolamento domiciliare, nonostante sia previsto dai disciplinari”.

Marco Grimaldi (Luv) ha ricordato che “le mascherine Miroglio non erano certificate ma, come ha dichiarato l'assessore Luigi Icardi, sono state distribuite lo stesso per uso sociale e addirittura nelle Rsa. A chi sono arrivate esattamente? – ha chiesto il consigliere in un’interrogazione urgente –. Sono state distribuite anche ai presidi sanitari e ai medici? Come sono avvenute le certificazioni? Quanto sono costate queste mascherine? Dopo la vicenda delle Miroglio, quante mascherine sono state distribuite nelle Rsa? ll comitato scientifico e le Asl hanno riconosciuto questa assenza di Dpi fra le ragioni del contagio in quelle strutture?”.

A rispondere, in commissione, l’assessore Gabusi che ha confermato che i dispositivi prodotti da Miroglio non avevano la certificazione per uso sanitario e che la scelta dell'assessore Icardi è stata, “in una fase in cui mancavano le mascherine chirurgiche”, di dare comunque le prime 30mila Miroglio lavabili alle Rsa. Solo dopo una settimana sarebbero arrivate le mascherine adeguate.

E mentre continuano ad arrivare segnalazioni circa la carenza di dispositivi di protezione, in particolare alle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale impegnate nell’esecuzione dei tamponi a domicilio e nell’assistenza dei pazienti affetti da coronavirus, appare evidente come anche in questa circostanza l’organizzazione e il piano predisposto dall’Unità di Crisi presenti più di una falla. Responsabili di strutture aziendali, arrivati con il ruolo di commissari, si sono visti recapitare mail da dirigenti di distretti in cui vengono evidenziate carenze, confermando che le disfunzioni non si limitano al vertice della catena di comando, ma scendono anche nelle Asl. Dove chi denuncia la mancanza o la carenza di mascherine e altre protezioni, non di rado, viene redarguito. Ma, ormai la polvere sotto al tappeto è troppa.

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