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Il Csi non si privatizza (purtroppo)

La giunta Cirio vuole eliminare il riferimento alla natura pubblica del consorzio e il Pd lancia l'allarme: "Quali sono le loro reali intenzioni?". Ma l'assessore Tronzano smentisce ogni piano di vendita: "Solo un adeguamento ai tempi"

Parli di Csi e lo spettro che torna periodicamente ad aleggiare è quello della privatizzazione. Fantasma da scacciare, per alcuni, un auspicio per i tanti che considerano il consorzio informatico del Piemonte un soggetto, per profilo aziendale e business, non al passo con i tempi, legato a logiche politiche più che di mercato. Un ircocervo, appesantito da un corpaccione costretto nel proprio abito pubblico a tentare di correre sul libero mercato, sviluppando prodotti innovativi in grado di concorrere con società dinamiche e aggressive. La stessa proprietà dei dati sensibili viene spesso utilizzata per frenare un’evoluzione che le condizioni e il contesto del comparto dell’Ict impongono in maniera ormai impellente. 

Il dibattito è riaffiorato questa mattina quando, tra gli emendamenti presentati dalla giunta al collegato alla finanziaria, è spuntato quello che prevede una modifica alla legge istitutiva, risalente al 1975. In particolare, nel provvedimento presentato dall’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, è prevista l’abrogazione del primo comma dell’articolo 3, in cui si specifica che “il Consorzio ha personalità giuridica di diritto pubblico”. Cosa vuol dire? E soprattutto, sarà mica il grimaldello con cui aprire le porte di corso Unione Sovietica a soggetti privati? Orrore.

Va detto che lo stesso emendamento venne presentato un paio di anni fa dalla giunta Chiamparino e venne fatto ritirare dalla sua stessa maggioranza dopo le rimostranze di lavoratori e loro rappresentanti, sostenuti da alcuni consiglieri. E anche questa volta i dipendenti sono già in mobilitazione: domani è previsto un sit-in delle principali sigle sindacali che hanno chiesto un incontro per avere chiarimenti.

All’epoca la Regione era reduce dal tentativo di cessione di quote, attraverso un dialogo competitivo che poi ebbe esito sfavorevole anche a causa di un ricorso al Tar dell’altro socio istituzionale forte del consorzio, il Comune di Torino. Allora l’attenzione sulle mosse di piazza Castello era altissima e anche oggi l’emendamento non è passato inosservato. “Quali sono le reali intenzioni della giunta Cirio sul Csi? Perché viene presentato questo emendamento che apre la strada alla vendita di quote o alla dismissione?” chiede il consigliere dem Daniele Valle. “Per l’ennesima volta, qualcuno vorrebbe sfondare il portone del Csi che gestisce le piattaforme informatiche e i dati degli enti pubblici della regione per consentire ad aziende private di entrare. E noi, nuovamente, come già accaduto in questi anni abbiamo il dovere di riflettere e agire” attacca Enzo Lavolta, vicepresidente del Consiglio comunale di Torino e responsabile Lavoro del Pd piemontese.

“Non c’è nessun disegno di privatizzare il Csi, ma solo di aggiornare la sua missione sociale visto che al suo interno già ci sono una serie di contratti privatistici” replica l’assessore Tronzano. Per questo, si legge nell’emendamento “Si propone la soppressione della disposizione che qualifica il Csi quale ente di diritto pubblico, disposizione ormai desueta e non più adeguata alla vera personalità giuridica del Consorzio”. Chiosa Lavolta: “È desueto affermare che i dati gestiti dal Csi sono un bene pubblico e in quanto tali devono essere gestiti con elementi di garanzia pubblica?”.

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