OBITUARY

Morto Arisio, il primo dei 40mila

Si è spento a 94 anni l'ex quadro Fiat, protagonista di una delle stagioni più difficili di Torino e dell'economia italiana. Fu lui a organizzare la marcia che nell'ottobre 1980 segnò la sconfitta del sindacalismo massimalista - VIDEO

Si è spento questa mattina a 94 anni Luigi Arisio, tra i principali artefici nell’ottobre del 1980 della marcia dei quarantamila, quando capi e impiegati Fiat marciarono pacificamente per le vie di Torino contro i picchetti che da settimane bloccavano gli accessi in fabbrica, per protesta contro i licenziamenti collettivi e la cassa integrazione annunciati a settembre dall’allora ad del Gruppo Cesare Romiti. Figlio di un operaio specializzato piemontese e di una casalinga, Arisio frequenta prima la scuola allievi della Lancia poi passa in Fiat dove, sul finire degli anni 70, arriva a ricoprire il ruolo di capo reparto delle sellerie. Nel 1974 fu tra i fondatori del coordinamento dei capi e quadri Fiat (Aqcf) che nel 1980 promosse, appunto, la marcia dei quarantamila. Nel 1983 venne eletto in Parlamento per il Pri in lista con Susanna Agnelli, sull'onda di oltre 11mila preferenze.

“La Fiat stava cercando di riprendere il controllo degli stabilimenti minato da un sindacalismo selvaggio, aveva già licenziato 61 dipendenti in odore di terrorismo e aveva annunciato l’intenzione di procedere a forti tagli di manodopera al fine, dichiarò, di rimanere competitiva e reggere così l’urto della concorrenza, rafforzatasi grazie alle nuove tecnologie e a costi del lavoro più bassi”, ricordò qualche anno fa ad Alberto Chiara sulle colonne di Famiglia Cristiana. “Il sindacato reagì con durezza, proclamando uno sciopero ad oltranza. Bloccò gli ingressi con picchetti che impedivano a tutti di entrare. Non mutò linea neppure quando l’azienda cambiò rotta (l’iniziale richiesta di 14mila licenziamenti venne trasformata nella domanda della cassa integrazione a zero ore per 23mila persone). La Federazione lavoratori metalmeccanici (Flm), in particolar modo, non capì che i tempi erano cambiati e che l’azienda era sul punto di soccombere. Non solo. Arroccandosi sulla linea dura, finì per perdere il consenso del resto della popolazione che all’inizio, quando si opponeva ai licenziamenti, ci fu”.

Si arrivò così al 14 ottobre 1980. “Da oltre un mese, perdurando lo sciopero, nessuno percepiva più la retribuzione. Era crisi, crisi nera. Noi decidemmo di convocare un’assemblea pubblica presso il Teatro Nuovo. Spedimmo 17 mila lettere personali di invito ad altrettanti quadri intermedi Fiat. Terminato l’incontro sfilammo per le vie del centro fino in piazza Castello, dove ha sede la Prefettura. Il corteo s’ingrossò cammin facendo”. Uno slogan, fra tutti, forse il più significativo: “Il lavoro si difende lavorando”. Le agenzie di stampa batterono la notizia: “Hanno marciato in quarantamila”. E marcia dei quarantamila fu. La vertenza si sbloccò la sera stessa. “Capimmo che quella era la Caporetto di un certo modo di fare sindacato. Ricevetti minacce di morte: per qualche tempo fui costretto a muovermi scortato”.

Tra le sue ultime uscite pubbliche, l’intervista realizzata da Gaetano Veninata e Leopoldo Papi del Master di Giornalismo dell’Università di Torino che qui riportiamo nel primo video.

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