Papa Karl Marx I

Nella nuova enclicica Papa Bergoglio si è messo a discettare di economia e come era da aspettarsi dalle tante dichiarazioni passate, ne è venuto fuori un attacco alla proprietà privata derubricata a diritto secondario e non più primario. Dall’attuale pontefice non ci si poteva aspettare nient’altro che una riedizione di una forma di comunismo in salsa sudamericana. Al pontefice forse sfugge anche la storia della Chiesa, dato che il pauperismo fu condannato come corrente ereticale fin dal medioevo. Ora che il Papa riesuma una dottrina più o meno eretica è faccenda che riguarda i cattolici, mentre a tutti interessa il messaggio contro la proprietà privata lanciato da Bergoglio. La proprietà privata come diritto primario e inalienabile dell’uomo parte da un presupposto fondamentale autoevidente, quello che in matematica chiameremmo un assioma: ognuno è proprietario del proprio corpo. Se si nega questa evidenza, si autorizza lo schiavismo, che è la negazione della proprietà privata assoluta del proprio corpo. Se qualcuno può accampare dei diritti sul nostro corpo, ci troveremmo di fronte ad una qualche forma di schiavismo. Sicuramente Bergoglio non aveva in mente questo e si riferiva ai beni materiali, ma definire la proprietà privata come non assoluta e in qualche modo soggetta a delle fantomatiche esigenze sociali espone anche al rischio del lavoro forzato. Se bisogna piegare la proprietà privata e quindi anche il proprio corpo a delle esigenze sociali, chi può impedire il lavoro forzato per soddisfare queste fantomatiche esigenze sociali? Perché un povero non dovrebbe obbligare qualcuno a lavorare al proprio posto se la proprietà non esiste?

Da questo presupposto discende anche che la proprietà dei beni materiali è un diritto naturale e primario. Per poter vivere si ha bisogno di cibo che una volta assimilato diventa parte del proprio corpo. Se ognuno è proprietario del proprio corpo ne discende che il cibo di cui si nutre per il fatto di mantenere in vita il corpo diventa una proprietà privata assoluta. Da un altro punto di vista se il cibo diventa parte del corpo e quindi una proprietà privata, non può essere considerato una proprietà privata anche prima di essere assimilato? Cosa distingue il prima e il dopo? Lo stesso discorso può essere esteso ai vestiti e al tetto sopra alla testa senza i quali il corpo morirebbe. Se un essere umano acquisisce tutte queste cose legittimamente ovvero con il proprio lavoro e il libero scambio, perché la proprietà privata dovrebbe essere considerata un diritto secondario? Senza una casa si potrebbe morire di freddo o ammalarsi per poi morire di polmonite: chi può dire che la casa acquisita da un individuo non debba essere considerata un diritto assoluto? In una società complessa come quella odierna il principio va esteso anche ad altri beni materiali, perché sono un’estensione del proprio corpo.

Se esaminiamo l’origine dei beni materiali non possiamo che notare che sono tutti frutto in qualche modo del lavoro umano. Anche il semplice andare in un bosco a raccogliere castagne richiede un’attività fisica, un lavoro, e pertanto quelle castagne raccolte in un sacco sono frutto di un lavoro. Il loro valore si è arricchito del lavoro umano della raccolta. Come si può dire che quelle castagne non siano una proprietà privata di chi le ha raccolte? Ogni bene materiale è somma di materie prime e lavoro umano in maniera inestricabile. Disprezzare la proprietà privata è disprezzare il lavoro umano.

Qualcuno sui social ha scritto che il papa ha scritto quelle cose perché non sa quanti sacrifici bisogna fare per pagare il mutuo per comprare casa; e dopo tanti sacrifici sentirsi dire che quella proprietà non è proprio tua non fa sicuramente piacere. In questo commento dettato dall’impulso e dalla verità dei fatti fa intravedere il problema di personaggi come il papa e i politici. Queste persone godono di molti beni materiali, ma senza possederli. Per esempio l’auto blu dei politici non è certo una proprietà privata del singolo, ma viene usata personalmente dai politici e dagli alti burocrati, così come il papa e i prelati godono di case e auto senza possederle direttamente. E questo vale per tanti privilegi. In queste persone si crea un distacco dalla realtà, in cui il godere di beni e privilegi non è frutto di un acquisto e quindi di un lavoro e si illudono che tutti possono avere dei beni senza possederli, ma prendendoli chissà da dove. Gli uomini che non godono di privilegi hanno la necessità di lavorare per godere di un qualche bene materiale.

Altro aspetto delle proprietà privata è l’aspetto identitario e sentimentale. Un oggetto spesso non è solo un bene materiale privo di altri significati. Che valore può avere un vecchio portachiavi regalato da un padre ad un figlio per infilarci la chiave della prima auto? Nessuno, ma per quel figlio quel portachiavi e solo quello ha un valore incommensurabile. Quante persone conservano la vecchia casa di campagna appartenuta ai nonni a costo di rimetterci dei soldi? Di esempi se ne possono fare quanti se ne vogliono. Questi aspetti sono sviluppati maggiormente nell’articolo “Non bastava il Covid, ci si mette anche Bergoglio”.

In ultimo, la proprietà privata essendo un frutto del lavoro rende orgoglioso il proprietario che l’ha acquisita con sacrificio e in qualche modo si identifica. Che senso avrebbe lavorare se qualcuno ci può sottrarre impunemente il frutto dei nostri sacrifici?

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